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Oggi, domenica 26 marzo, in Bulgaria si tengono le elezioni anticipate per eleggere i 240 membri del parlamento. I sondaggi preannunciano un testa a testa tra il centro-destra rappresentato dal Gerb del leader dimissionario Boyko Borisov – ex pompiere ed ex guardia del corpo protagonista dell’ultimo decennio della politica bulgara – e il Partito Socialista (Psb) di Cornelia Ninova.Borisov, che si era già dimesso nel febbraio del 2013 a seguito della crisi energetica in cui era piombato il paese, si era ricandidato e aveva sorprendentemente vinto le elezioni del 2014 ma, dopo la sconfitta del suo candidato nelle presidenziali dell’anno scorso che hanno premiato l’attuale presidente Rumen Radev, aveva nuovamente abbandonato l’incarico. Al momento a guidare il governo di transizione c’è Ognjan Gerdžikov, nominato primo ministro della Bulgaria ad interim il 26 gennaio.In realtà l’ex sindaco di Sofia e fondatore del partito di centro-destra Gerb si è dimesso nuovamente per seguire una sua scelta tattica: la sua speranza era, e continua ad essere, che il gesto delle dimissioni gli assicuri una vittoria schiacciante che gli permetta di avere più seggi in parlamento e, quindi, maggiore potere decisionale. Ma il leader del Gerb (Cittadini per lo sviluppo Europeo della Bulgaria) ha fatto male i conti con i socialisti. La retorica anti-Ue portata avanti da Cornelia Ninova, la sua battaglia contro il CETA (il trattato di libero scambio tra Europa e Canada ratificato dal Parlamento europeo il 15 febbraio) e le continue dichiarazioni della volontà di un riavvicinamento con la Russia di Vladimir Putin, hanno fatto crescere esponenzialmente la popolarità del Psb guidato dalla Ninova, il cui indice di gradimento secondo le stime si aggira oggi intorno al 30%, esattamente come il Gerb. Le dimissioni potrebbero quindi non portare a Borisov ciò che sperava, ovvero il consenso dei suoi cittadini.Le elezioni parlamentari di domani sono dense di candidati: partecipano infatti 13 partiti, 9 coalizioni e ben 21 comitati, per un totale di quasi 5.000 aspiranti a un posto in parlamento. La maggior parte dei partiti ha tentato di cavalcare la retorica anti-europea e “pro-Russia” dopo il successo alle presidenziali del candidato socialista Rumen Radev. Anche Borisov, recentemente tornato a  partecipare ai comizi nelle città bulgare, ha virato, se pur più velatamente, verso una posizione favorevole al Cremlino distanziandosi, di conseguenza, da Bruxelles.Altri temi principali della campagna elettorale sono i redditi, perché la Bulgaria nonostante il recente cambio di rotta positivo della sua economia (il tasso di crescita è stabile al 3% mentre la disoccupazione è calata al 7%) rimane il paese più povero dell’Unione europea, e il patriottismo, argomenti caldi trattati, in diverso grado, da tutti i candidati.Dopo il Partito socialista e il Gerb, che rispettivamente si collocano nella soglia tra il 27% e il 30% di gradimento, il partito più favorito è l’Unione patriottica, che con il suo 11% rappresenta la terza forza politica in corsa. I partiti che si aggirano intorno al 10% dei consensi, come il Dps (Movimento per i Diritti e le Libertà) della minoranza turca e la formazione guidata dall’imprenditore farmaceutico Mareski, giocheranno un ruolo molto importante dopo le elezioni di oggi. Quale che sia il risultato infatti, né i socialisti né il centro-destra di Borisov riusciranno ad assicurarsi una maggioranza schiacciante alle urne. Saranno quindi costretti a cercare di formare una coalizione di governo.Le possibilità non sono molte. Gerb con l’Unione patriottica e il Blocco dei riformisti oppure i socialisti con il partito dei turchi. In Europa si guarda con attenzione alle elezioni di domani, non solo per il sentimento russofilo che sembra aver superato l’iniziale infatuazione per l’Ue, ma soprattutto perché dal primo gennaio 2018 la Bulgaria dovrebbe assumere la presidenza di turno del Consiglio dei ministri Ue. In questo caso, almeno fino all’insediamento del nuovo governo, il condizionale è d’obbligo.

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