Se c’è un fantasma che spaventa la Lettonia da quanto ha riottenuto l’indipendenza nel 1991, in particolare la maggioranza lettonofona, è il retaggio sovietico. Negli ultimi 25 anni, infatti, il Paese baltico ha perseguito un’agenda politica smaccatamente neo-liberale e di integrazione nella Nato e nell’Unione Europea, sviluppando una certo ostilità verso Mosca – mentre la minoranza russofona è stata relegata ai margini della vita politica.
Riga ora torna a fare i conti con il suo passato con la pubblicazione, da parte degli Archivi nazionali lettoni, di tutti gli ex presunti collaboratori del Kgb sovietico durante la Guerra Fredda. Migliaia di documenti nei quali figurano personalità di spicco del Paese sul Mar Baltico tra cui l’attuale presidente della Corte Suprema lettone, un ex Primo ministro e un cardinale. Secondo gli esperti, è “la dimostrazione della profondità e dell’ampiezza degli sforzi compiuti dal Kgb di infiltrarsi e reclutare figure molto influenti a Riga”.
Gli ex collaboratori del Kgb in Lettonia
Ogni scheda sul sito https://kgb.arhivi.lv/ riporta nome, cognome, patronimico, anno di nascita, luogo di nascita, residenza, posto di lavoro, nome in codice e altri dati fondamentali. Tutte spie del Kgb? No. Come ha precisato in una nota il direttore degli Archivi nazionali, Mara Sprudza, “solo il tribunale può condurre un’indagine completa e scoprire se la persona in questione è stata effettivamente un collaboratore del Kgb”. Molte personalità che compaiono negli archivi potrebbero essere state individuate dalla polizia segreta dell’Unione Sovietica al tempo – e mai contattate.
Tuttavia, secondo Radio Free Europe, l’agenzia di sicurezza sovietica avrebbe arruolato tra i propri collaboratori circa 24mila lettoni tra il 1953 e il 1991. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la Lettonia è riuscita a salvare l’archivio del Kgb dalla distruzione, a differenza di ciò che è accaduto in molte altre repubbliche ex sovietiche. Come riporta La Stampa, infatti, i servizi del Cremlino non fecero infatti in tempo a distruggere i documenti o a portarli a Mosca. E così, quando si impossessarono del comando locale degli 007, le autorità lettoni riempirono con quelle carte sacchi e sacchi di telo che poi custodirono in un luogo sicuro.
Nomi di spicco
Tra i papabili ex collaboratori del Cremlino c’è Ivars Godmanis, per ben due volte Primo ministro della Lettonia, dal 1990 al 1993 e dal 2007 al 2009, già europarlamentare e membro del consiglio d’ amministrazione del primo gruppo farmaceutico del Paese, Olainfarm. Altri nomi illustri includono l’attuale giudice capo della Corte Suprema Ivars Bickovics, il defunto cardinale cattolico Julijans Vaivods, l’ex ministro degli esteri Georgs Andrejevs e Aleksandrs Kudrjashovs, il capo della Chiesa ortodossa russa in Lettonia.
Tra gli schedati figurano inoltre anche diversi parlamentari, diplomatici, artisti e scrittori, insieme a nomi di persone che sono state spinte dal Kgb a collaborare. “L’elenco dei collaboratori – osserva il politologo Didzkis Senbers sul portale pietiek.com – mostra come fossero stati reclutati collaboratori di tutte le professioni ed età”. Una vera e propria rete capillare che ora viene allo scoperto.
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