Lo spazio aereo lettone si è dimostrato vulnerabile alle incursioni esterne, e questa fragilità è stata tanto discussa da portare addirittura alla caduta del governo. Evika Silina, capa del governo dal 2023 e esponente del partito di centro-destra Unità, si è dimessa dopo che il Partito Progressista, partner di coalizione, ha ritirato l’appoggio nei suoi confronti per il siluramento di un suo esponente, Andris Spruds, dalla carica di Ministro della Difesa avvenuto la scorsa settimana. Silina e Spruds erano giunti ai ferri corti per l’incapacità dell’antiaerea di Riga di intercettare diversi droni che hanno violato lo spazio aereo lettone. Per un Paese sul chi vive per un possibile, futuro scontro con la Russia questo fatto ha destato profonde preoccupazioni. Ma, ironia della sorte, quei droni erano ucraini.
Perché in Lettonia la sicurezza conta
La Lettonia, nonostante le piccole dimensioni della sua economia, è stata una delle nazioni europee più generose nel sostegno a Kiev dall’invasione russa avvenuta nel 2022. Ha speso lo 0,6% del Pil, per un totale di 1,08 miliardi di euro in quattro anni e ha messo nero su bianco l’impegno di non scendere mai sotto lo 0,25% del Pil annuo in aiuti a Kiev. Si capirà, dunque, l’imbarazzo di Riga e Kiev quando il 7 maggio scorso tre droni hanno colpito l territorio lettone, uno dei quali si è schiantato a Rezekne, vicino a un deposito di idrocarburi che non conteneva prodotti petroliferi al suo interno.
La polemica nel Paese circa l’inadeguatezza della risposta ha prodotto la crisi di governo, e l’imbarazzo è aumentato quando Kiev ha ammesso che era plausibile ritenere i droni dei vettori diretti contro la Russia e deviati dal disturbo elettromagnetico sul territorio del Paese baltico. L’early warning e l’allerta alla popolazione non si sono manifestati e questo in un Paese che sta andando incontro a una profonda re-militarizzazione, è un perno del fianco Est della Nato e ha addirittura reintrodotto la leva obbligatoria, ha suscitato forte scalpore. In dieci anni la spesa militare lettone in rapporto al Pil è più che triplicata: dall’1,5% del 2015 si arriverà al valore del 4,73% nel 2026, pari a 2,16 miliardi di euro.
Il riarmo lettone
Tutto pronto per raggiungere il target del 5% fissato lo scorso anno al vertice Nato dell’Aia con otto anni d’anticipo, nel 2027, in un contesto in cui la Lettonia è anche una delle maggiori beneficiarie dei programmi della Security Action for Europe (Safe), il progetto dell’Unione Europea di sostegno al riarmo dei Ventisette. E la difesa dei cieli è prioritaria in questo programma. Ricorda Defense News che per la “Lettonia, che ha garantito 3,5 miliardi di euro in prestiti SAFE, gli acquisti di sistemi aerei senza pilota (UAV), sistemi anti-droni e sistemi missilistici sono elementi chiave nella lista della spesa nazionale, con priorità determinate in gran parte dalle lezioni tratte dalla guerra in Ucraina”.
Lo shock del 7 maggio nasce da questo preciso orientamento strategico. E mostra quanto in Est Europa i problemi securitari e militari siano ormai entrati nel dibattito politico cogente, tanto da condizionare la tenuta di intere coalizioni. Un Paese “falco” nel sostegno all’Ucraina, in tal senso, vede i suoi limiti testati dall’arrembanza di Kiev per mantenere alta la pressione sulla Russia. E il non detto di tale fatto è che alla prova della realtà ciò mostra quanto ogni rilancio del riarmo di questi Paesi rischi di ritrovarsi sostanzialmente ininfluente senza il sostegno Nato, di fronte alla prospettiva di uno scontro con la Russia che, fortunatamente, sembra esistere più sulla carta che nella realtà. Questo, probabilmente, i due contendenti Silina e Spruds non lo ammetteranno però mai.
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