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La Spagna e i Paesi Baschi. Un rapporto complesso, difficile, per anni macchiato dal sangue di molte centinaia di innocenti colpiti dal fuoco terrorista dell’Eta. Il gruppo terrorista basco, fondato nel 1959 come costola scissionista del partito nazionale basco, ha per decenni costituito una vera e propria spina nel fianco di ogni governo spagnolo, di qualunque colore politico, e in generale, ha costituito per decenni anche un’arma a doppio taglio per gli stessi sogni indipendentisti del popolo di Euskadi.Con l’uccisione di civili e militari che rappresentavano di volta in volta lo Stato centrale che si voleva abbattere, l’Eta ha in realtà scavato un solco molto profondo tra i Paesi Baschi e la Spagna tutta. Se da una parte i suoi sostenitori venivano esaltati come nuovi guerriglieri in lotta per l’indipendenza del proprio popolo, dall’altra, con i loro attentati, hanno provocato con il tempo una tale avversità fra i due schieramenti per cui né l’una né l’altra parte si sono mai pacificate.I governi dei Paesi Baschi, nonostante tutto, sono stati una pedina importante per la stabilità della tenuta costituzionale dello Stato spagnolo. Se, infatti, come si vede negli ultimi anni, la Catalogna ha tentato la via del referendum per volere la secessione, i governi di Pamplona non hanno mai effettivamente chiesto per via democratica la secessione, consapevoli che da una parte il terrorismo e la paura instillata a Madrid, e dall’altra parte le sensibili concessioni di autonomia del governo spagnolo, avrebbero reso nel tempo Eusakdi una regione non soltanto ricca (tra le più ricche di Spagna), ma anche sostanzialmente autonoma.In questo processo di autonomia e di istituzionalizzazione dell’indipendenza basca, l’Eta ha nel tempo perso il suo senso di radicamento nel cuore del movimento secessionista basco. Gli anni Duemila hanno significato per l’Eta un periodo di enorme transizione ma anche di inesorabile perdita di collegamento col territorio di appartenenza e con la propria politica.Questo non fermò comunque per molti anni la spirale di sangue: gli attentati di Burgos del 2009 e l’uccisione di due poliziotti alle Baleari dopo poco tempo, sono stati gli ultimi pericolosi sussulti di un gruppo che ormai aveva giocato le sue ultime carte.Si arriva così al 2011, anno in cui l’Eta annuncia la fine definitiva della lotta armata. Un annuncio fondamentale che ha attivato quel processo di pace che, oggi, giunti al 2017, sembra potersi definire in via di conclusione grazie a un secondo annuncio, questa volta di poche ore fa. Tramite il giornale francese Le Monde, Jean-Noël Etcheverry, alias Txetx, dirigente del movimento ambientalista di matrice nazionalista Bizi e detenuto nelle carceri francesi dal dicembre dell’anno scorso, ha annunciato il disarmo dell’ETA entro l’8 aprile del 2017, con la supervisione di osservatori internazionali e della società civile e per il tramite del gruppo del suddetto Etcheverry.Un annuncio di importanza centrale nel processo di pacificazione della questione basca, ma che sia da parte spagnola che da parte francese, ha sollevato non poche perplessità, soprattutto perché molto spesso l’Eta ha parlato di deposizione delle armi, ma poi si è risolto in un nulla di fatto. Questa volta però c’è qualcosa che ha attribuito credibilità all’annuncio, ed è l’intervento della politica.Secondo fonti locali, il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva ricevuto questo messaggio già in precedenza grazie all’incontro con il lehendakari basco Iñigo Urkullu di martedì scorso. Riunti a La Moncloa, i due avevano discusso apertamente del tema del disarmo dell’Eta e il presidente basco aveva assicurato al premier popolare che in poche ora sarebbe giunta pubblicamente la dichiarazione da parte dei terroristi. E se da una parte il premier Rajoy può a ragion veduta gioire per un successo in chiave politica notevole, essendo il suo governo quello che potrebbe annunciare a tutta la Spagna la fine del terrorismo dell’Eta, dall’altra parte ora gli occhi sono puntati sulla politica dei Paesi Baschi, che da spine nel fianco del governo di Madrid, si sono trasformati nel tempo a veri e propri fattori di stabilità di tutta la tenuta costituzionale spagnola. In un momento così delicato per la Spagna, con la Catalogna in ebollizione ed un governo che si regge su una fragile alleanza di socialisti e popolari, l’alleanza tra il Partito Nazionale Basco e il centrodestra di Rajoy rappresenta un passaggio chiave di tutta la politica spagnola, anche in chiave autonomistica.Ora rimane il problema insoluto della questione dei detenuti baschi in Spagna: il governo basco chiede che i prigionieri politici siano portati nelle carceri basche; il governo di Madrid, al contrario, è fermo nel ritenere imprescindibile che la politica penitenziaria resti di competenza dello Stato, soprattutto in occasione di crimini di natura politica. Ma con l’annuncio del disarmo dell’Eta e l’appoggio del PNV alla legge di bilancio del governo, tutto potrebbe essere rinegoziato e diventare una fondamentale pedina di scambio.

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