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Mentre il mondo osserva con apprensione a quanto avviene nella penisola coreana e attende le mosse della Cina per evitare la catastrofe nucleare, una seconda minaccia di conflitto, sempre con Pechino, si erge sul fronte meridionale dell’Impero di Mezzo. Il capo di Stato Maggiore dell’esercito dell’India, mercoledì scorso, ha infatti dichiarato alla stampa che il Paese dovrebbe prepararsi per un prossimo potenziale conflitto simultaneo su due fronti: contro la Cina e contro il Pakistan. Il generale Bipin Rawat faceva in particolare riferimento alla crisi che ha coinvolto l’altopiano dell’Himalaya e la frontiera tra Cina e Bhutan, così come alla crescente tensione nel Kashmir contro l’esercito di Islamabad. Secondo Rawat, una delle due potenze asiatiche rivali di Nuova Delhi, e cioè Cina e Pakistan, potrebbero unirsi contro l’India o sfruttare un potenziale conflitto per inserirsi e colpire in modo profondo le forze indiane.

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Quelle che possono sembrare parole eccessive da parte del generale Rawat, devono invece essere dei veri e propri campanelli d’allarme. Le guerre combattute dall’India contro Cina e Pakistan non sono così remote nel tempo, ed esistono questioni mai risolte con entrambi i Paesi che possono trasformarsi immediatamente in motivi di conflitto su larga scala. La guerra sino-indiana del 1962 fu breve ma devastante per la geopolitica indiana e ancora oggi, formalmente, non è stata conclusa alcuna pace risolutiva, ma soltanto un armistizio. Poi, è evidente che entrambi gli Stati, ormai partecipanti al gruppo Brics e partner commerciali, non hanno mantenuto rapporti gelidi, tuttavia non va mai dimenticato che le rivendicazioni di Nuove Delhi continuano a essere motivo di scontro con la diplomazia cinese. E l’ultima crisi dell’Himalaya, con le truppe cinesi e indiane a pochi chilometri l’una dall’altra, e il ruggito di Pechino di ritirare immediatamente le forze armate da quella striscia di terra al confine con il Bhutan, non devono essere considerate semplici schermaglie di poco conto.

Con il Pakistan, la situazione è ancora più critica ed estremamente più complessa. I Paesi sono ufficialmente in guerra da decenni e non hanno mai raggiunto una pace duratura. La regione del Kashmir, teatro di scontri fra Cina, India e Pakistan, continua a essere oggetto di scontri fra forze armate indiane e pakistane, e molto spesso arrivano notizie di morti e feriti in villaggi di frontiera per via delle azioni di una parte o l’altra del conflitto. I governi di Islamabad e Nuova Delhi hanno da sempre visto questo confronto come il problema principale delle rispettive politiche estere, ed entrambi i Paesi, potenze nucleari, hanno paventato più volte la possibilità dell’utilizzo di ordigni nucleari per risolvere il conflitto. E se nella penisola coreana a preoccupare sono le minacce di Kim Jong-un, a volte finanche grottesche, va ricordato che non poco tempo fa, fu lo stesso leader pakistano Musharraf a dire che nel 2002 fu molto vicino ad autorizzare il lancio di testate atomiche contro l’India. Mentre nel 2008, su il governo indiano a essere sul punto di mobilitare l’esercito per invadere il Pakistan dopo gli attentati islamisti che colpirono Bombay e che furono considerati opera di gruppi, jihadisti usati da Islamabad come arma contro la popolazione indiana.

E la deterrenza nucleare, come confermato dallo stesso generale Rawat in un convegno organizzato dal think-thank indiano Centre for Land Warfare Studies, non sembra essere un ostacolo insormontabile per la guerra convenzionale. “Le armi nucleari sono armi di deterrenza”, ha detto il capo di Stato Maggiore indiano, “ma dire che possono scoraggiare la guerra o non permetteranno alle nazioni di andare in guerra, nel nostro contesto potrebbe anche non essere vero”. E a conferma del fatto che l’India si stia attivando per non farsi trovare impreparata a un eventuale conflitto simultaneo, è arrivata la notizia che negli ultimi mesi, il governo Modi ha stanziato miliardi di dollari nell’acquisto di nuovi armamenti e nel miglioramento di tutto l’apparato militare.

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Se è probabile che non vi sia un conflitto aperto fra Cina e India, almeno nel prossimo futuro, la possibilità che il casus belli possa avvenire in Pakistan è invece un qualcosa di molto più concreto. Cina e India, pur con le loro divergenze, collaborano nel Brics e l’India è la prima a sapere che ora non potrebbe in alcun modo vincere militarmente, politicamente ed economicamente l’impatto con la Cina. Al contrario, con il Pakistan la situazione è molto più delicata. L’India vede nel Pakistan il tappo per l’apertura ai mercati dell’Asia centrale e un rischio per la stabilità delle regioni nordoccidentali. Le due nazioni sono formalmente in guerra, e incidenti alla frontiera avvengono continuamente. Motivi per scatenare un conflitto su larga scala, purtroppo, non mancano. A quel punto, sarà interessante comprendere come si posizionerà la Cina e come sarà l’approccio statunitense, e il rischio è che si creino le stesse divergenze che hanno acuto la crisi in Corea del Nord. Ma questa volta in mezzo non ci sarà Kim e l’ipotesi di un ordigno nucleare, ma due veri e propri arsenali atomici.

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