In Libia prosegue l’avanzata dell’esercito del generale Khalifa Haftar. Dopo una lunga marcia nel deserto del Fezzan, in queste ultime ore a destare particolare attenzione è stata la conquista da parte delle truppe fedeli ad Haftar dell’importante base aerea di Tamenhant, abbandonata dalla Terza Forza che fa capo alla città di Misurata, legata al governo di Serraj e nemica giurata dell’accordo di pace siglato ad Abu Dhabi tra il presidente Serraj e il generale Haftar.Le forze di Haftar avevano, infatti, indicato da tempo l’aeroporto di Tamenhant quale base da cui, secondo le loro informazioni, sarebbe partito il bombardamento con cui sono stati uccisi centoquaranta soldati della Libian National Army. Un colpo durissimo inferto non soltanto alle forze militari, ma anche al complesso gioco politico messo in atto anche dagli attori internazionali quali Egitto ed Emirati per ricucire i rapporti fra le due maggiori fazioni militari e politiche che si contendono il dominio della Libia nella guerra alle ribellioni islamiste. L’idea che dietro l’attacco alla base di Brak al-Shati ci fosse in realtà non tanto la milizia islamista quanto la Terza Forza di Misurata, è arrivata, in via indiretta, anche da alcune parole del ministro Al Barghati, il quale aveva affermato che quanto avvenuto nella base di Haftar fosse colpa dei continui attacchi all’aeroporto di Tamenhant. Parole che hanno provocato non soltanto l’ira del governo di Serraj, ma anche e soprattutto la vendetta delle truppe di Haftar, che hanno deciso di dirigere tutti gli sforzi della loro avanzata meridionale per sconfiggere definitivamente la sacca di resistenza nell’aeroporto e allontanare la Terza Forza di Misurata, e con essa la Benghazi Defence Force, dal Sud della Libia.Una conquista che ha quindi una doppia natura per le forze di Haftar, sia politica che militare. Militarmente, è del tutto evidente che l’aver strappato un aeroporto alle forze di opposizione, significa aver guadagnato molto in termini di sicurezza del proprio spazio aereo e delle proprie basi militari, spesso oggetto di bombardamenti da parte delle truppe di Misurata. Secondo quanto riportato dal colonnello Khalifa al-Obeidi, al loro arrivo nella base di Tamenhant, le forze della Libian National Army hanno trovato droni, aerei, veicoli, armi: un vero e proprio arsenale sia aereo sia terrestre che ha inferto un colpo formidabile al nemico e concesso alle truppe di Haftar un vantaggio molto importante.A livello politico, il messaggio è poi del tutto evidente, e riguarda tutti coloro che si oppongono al patto tra Serraj e Haftar siglato ad Abu Dhabi nelle scorse settimane. La Terza Forza, e con essa molte milizie legate al governo Serraj, si era da sempre posta in totale opposizione a questo accordo. L’attacco a Brak al-Shati serviva esattamente a questo, e cioè mettere a repentaglio l’accordo fra le due più importanti fazioni della guerra in Libia. Misurata vuole da tempo avere un ruolo più forte nelle trattative per il futuro della Libia, e questo accordo, inevitabilmente, comporta un arretramento delle sue capacità di essere al centro del futuro assetto del Paese.Ma Haftar, a differenza delle forze di Misurata, non è solo. Al suo fianco, nella guerra alle bande islamiste e alle milizie ribelli, ci sono soprattutto Egitto, Russia ed Emirati, mentre molti Paesi Occidentali sembrano aver cambiato la loro ottica sul futuro libico in caso di vittoria del generale leader della Cirenaica. In questo senso, i bombardamenti egiziani nei pressi di Derna che hanno colpito le postazioni islamiste da cui si ritiene siano partiti i terroristi autori dell’orrenda strage di copti a Minya, aiutano molto l’offensiva di Haftar. Al Sisi appoggia da molto tempo un accordo in Libia, ha sponsorizzato l’incontro di Abu Dhabi, e non ha nascosto, nelle ore successive alla strage dei copti di voler vendicare l’attacco alla comunità cristiana dentro e fuori i confini nazionali. E dalle parole, l’Egitto è passato ai fatti, con sei attacchi aerei nella provincia di Derna. Un bombardamento che da un lato aiuta Haftar nella stabilità delle aeree orientali del Paese e che, dall’altro lato, pesa come un macigno sulla forza e sull’affidabilità internazionale del governo di Serraj. È chiaro che le continue vittorie di Haftar, l’esplodere della guerra civile, i bombardamenti egiziani e l’intensificarsi dell’islamismo radicale in Libia non aiutano il governo di Tripoli a presentarsi al mondo quale interlocutore credibile per il futuro del Paese.