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Angela Merkel si è dimostrata in questo primo scorcio di secolo un vero e proprio caso di studio di longevità politica. Nel 2021, quando come annunciato la Cancelliera passerà il testimone, la Merkel terminerà un’esperienza di governo durata ben sedici anni consecutivi. I grandi personaggi molto spesso “divorano” i loro eredi potenziali, e se in Germania Ursula von der Leyen ha preferito prendere la via di Bruxelles a gestire il problema del dopo Merkel sarà Annegret Kramp-Karrenbauer, presidente della Cdu merkeliana da circa un anno e Ministro della Difesa di Berlino.

La Kramp-Karrenbauer non scalda i cuori. E in Germania ogni spazio mediatico concesso per una sua critica è sfruttato dalla stampa con cinismo. La Bild ha ad esempio sollevato un polverone a settembre quando ha accusato la Kramp-Karrenbauer, partita il 22 per incontrare autorità militari Usa a Washington, di aver preso un volo separato dalla Merkel, diretta a New York alle Nazioni Unite. Notizia smentita alcuni giorni dopo, a frittata già fatta e bufera ambientalista già scatenata. Notizia che, di base, non sarebbe nemmeno tale, data la distanza tra Washington e New York, ma che è sintomatica della vulnerabilità della Kramp-Karrenbauer, che rischia di affrontare una vera e propria via crucis da qua al 2021, anno delle prossime elezioni.

Non va giù ai militanti e all’establishment centrista di diverse regioni cruciali (Baden-Wuerttemberg, Westfalia, Assia) la difficoltà di Akk di imporre una leadership moderna e inclusiva, la debolezza comunicativa della cancelliera in pectore e la sua scelta di accettare il posto da ministro lasciato vacante dalla von der Leyen, trascurando gli affari di partito. Un recente sondaggio dello Spiegel accredita all’esponente della Cdu bassi consensi, pari al 29%. Da dicembre a oggi, la popolarità della Kramp-Karrenbauer è precipitata, si è di fatto dimezzata. Non aiutano nemmeno le accuse che aleggiano sulla Kramp-Karrenbauer riguardanti la preparazione di una manovra partitica in tandem col segretario generale della Cdu, Paul Ziemiak, per estromettere anzitempo Angela Merkel e sostituirla alla guida del governo federale.

Alle sue spalle si sta già profilando l’ombra dell’avversario alle primarie del 2018, Friedrich Merz, da oltre 15 anni principale critico della Merkel nella Cdu. Ma dietro le quinte, fa notare Repubblica, “si sta agitando anche Armin Laschet, l’abile governatore del Nordreno- Westfalia che ha strappato la regione più popolosa e operaista della Germania alla Spd e sta dimostrando una freschezza che sembra mancare ad AKK. Subito dopo il trionfo di Sebastian Kurz in Austria, è stato Laschet a conquistare le prime pagine dei giornali tedeschi al grido di ‘prendiamo esempio da Kurz’. Non ancora abbastanza per conquistare un partito. Ma il guanto di sfida sembra lanciato. E i due anni che mancano alle elezioni politiche sono ancora lunghi”. E lo saranno in particolare per la debole Kramp-Karrenbauer, che vivrà ogni appuntamento pubblico, ogni elezione, ogni azione istituzionale come un referendum su se stessa da qui alle prossime elezioni. In un contesto che definire logorante per un’azione politica ben pianificata è riduttivo.

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