La Florida è diventata uno degli epicentri della pandemia negli Stati Uniti. La curva dei nuovi contagi nello Stato non accenna a fermarsi ed ha battuto un nuovo (triste) record, precedentemente detenuto dalla California, facendo registrare ben 15.299 casi in un solo giorno. Si tratta di numerosi spaventosi e ben superiori ai picchi raggiunti nel mese di Aprile da New York. Il sistema sanitario locale rischia inoltre un sovraccarico molto pericoloso: ben 40 ospedali, infatti, hanno già annunciato di non avere più posti letto in terapia intensiva. Lo Stato, guidato dal governatore repubblicano Ron DeSantis, aveva iniziato ad allentare il lockdown nel mese di maggio: troppo presto secondo Anthony Fauci, consigliere speciale di Donald Trump per la gestione della pandemia. I primi ad essere contagiati, in seguito alle riaperture, sono stati i giovani, che hanno mostrato perlopiù quadri clinici lievi e perlopiù asintomatici o presintomatici. Qualche settimana dopo, però, il virus ha iniziato a diffondersi a livello comunitario causando problemi molto seri.

Dati preoccupanti

La Florida ha recentemente raddoppiato la propria capacità di eseguire test diagnostici, che sono mediamente 50mila al giorno ma anche su queste fronte giungono notizie decisamente preoccupante. La percentuale di test positivi sul totale è infatti cresciuta sino a raggiungere il 19 per cento mentre un mese era appena del 5 per cento. Un segno evidente di come l’infezione stia dilagando. Anche il numero di morti è in crescita e nella settimana appena trascorsa ha raggiunto quota 514, con una media di 73 decessi al giorno. Questi dati non sembrano però spaventare Ron DeSantis, che ha ricordato come sia particolarmente importante far ripartire il sistema scolastico in presenza e che ha rifiutato di rendere obbligatorio l’uso della mascherina in pubblico. Una mossa, quest’ultima, che lo pone in netto contrasto con quanto deciso dal repubblicano Greg Abbott, governatore del Texas (un altro Stato duramente colpito dalla pandemia in corso) che ha invece deciso di imporre l’uso dello strumento in tutte le contee con più di 20 casi di Covid-19. DeSantis ha escluso un eventuale ritorno del lockdown e di nuove chiusure affermando che la ripartenza delle attività produttive non sarebbe responsabile di quanto accaduto. Il governatore ha però chiarito come non procederà con nuove riaperture finché la situazione non si sarà stabilizzata.

Le ricadute politiche

Il caso della Florida rischia di influire sugli equilibri della sfida presidenziale che si terrà nel mese di novembre. In primis perché qui si dovrebbe svolgere, a luglio, la Convention Repubblicana che incoronerà formalmente il presidente Trump. Il quadro sanitario precario potrebbe costringere il Partito a cancellare l’evento oppure a modificarlo sostanzialmente causando notevoli imbarazzi a Ron DeSantis ma anche allo stesso Trump, che ha voluto lo spostamento della Convention dalla Carolina del Nord (governata da un Democratico). La Florida sarà uno degli Stati chiave nella sfida tra Donald Trump e Joe Biden che, secondo gli aggregatori di sondaggi, ha accumulato un vantaggio medio di 5 punti nel Sunshine State sul rivale repubblicano. Una sconfitta rischierebbe di complicare la corsa di Trump che, a questo punto, potrebbe essere tentato dallo scaricare Ron DeSantis ed abbandonarlo al proprio destino. Un sondaggio realizzato dalla Cbs potrebbe rafforzare questa tesi: gli elettori più preoccupati dal Covid-19 tendono a votare Biden, con percentuali che raggiungono il 67 per cento in Florida. Joe Biden, consapevole dell’importanza della Florida, ha recentemente annunciato la composizione del suo team elettorale statale: tra i membri c’è Jackie Lee, un consulente di grande esperienza che ha gestito le campagne di Barack Obama ed ha lottato, con successo, per il passaggio del Quarto Emendamento, che ha restituito il diritto di voto ai condannati in via definitiva. Trump dovrà pianificare immediatamente delle contromosse per evitare di perdere troppo terreno e rilanciare le proprie prospettive.

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