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La Difesa degli Stati Uniti sceglie Leonardo e la società controllata dal Tesoro incassa un contratto da 2,4 miliardi di dollari. La Us Air Force (Usaf) ha infatti scelto l’elicottero MH-139 per la sostituzione della flotta di elicotteri UH-1N “Huey”, storico mezzo dell’aeronautica Usa dai tempi della guerra del Vietnam. Grazie alla partnership con Boeing, azienda americana leader nel settore dell’aviazione e prime contractor di questo accordo, Leonardo si è aggiudicata la fornitura di 84 elicotteri con annessi sistemi di addestramento ed equipaggiamento.

Il tutto sbaragliando la concorrenza di Lockheed Martin, altro marchio fondamentale dell’industria bellica americana, che si è presentata con due modelli nuovi di Black Hawk, di cui uno della controllata Sikorsky.

Una commessa importante che aiuta a comprendere non solo i movimenti di Leonardo, “il più grande agglomerato industriale italiano” come definito da Repubblica,  ma anche a comprendere come gli sviluppi della politica interna ed estera degli Stati Uniti abbiano riflessi fondamentali anche per la nostra industria: in questo caso bellica.

Secondo le prime informazioni, gli elicotteri saranno destinati alla protezione delle basi statunitensi in cui sono presenti i missili balistici intercontinentali, e al trasporto di personale civile e militare. L’ingresso in servizio dovrebbe avvenire non prima del 2021. E adesso si attende lo sblocco dei primi 375 milioni di dollari per la realizzazione dei primi quattro esemplari. 

Soldi che, come ricorda La Verità, ci si domanda se rimarranno in larga parte sul territorio americano in base al concetto espresso da sempre da Donald Trump sull’America First. E se il denaro andrà direttamente a Leonardo e a Boeing, è anche vero che la produzione sarà in larga parte sul suo statunitense. Gli elicotteri verranno assemblati presso lo stabilimento Leonardo vicino Philadelphia, mentre altre componenti dei mezzi saranno prodotte da Boeing nello stabilimento di Ridley Township.

Una produzione “made in Usa” che ha chiaramente avuto un peso nelle scelte dell’amministrazione americana, da sempre attenta a salvaguardare la produzione all’interno del suo Paese. E che quindi non deve sorprendere, ma anzi, deve aiutare a capire perché Leonardo sia stata comunque preferita all’industria statunitense. Perché a Washington interessa non solo rinnovare il suo parco elicotteri, ma fare anche in modo che questo sia frutto di una produzione tendenzialmente nazionale.

Per l’Italia, in ogni caso, il risultato è importante e dimostra la capacità di inserirsi in un mercato finora blindato come quello dell’aeronautica americana. Leonardo, come prima industria nazionale, ha saputo conquistare una commessa di fondamentale importanza, che porta non solo miliardi di euro ma che aiuta anche a conquistare quote e presenza nei sistemi di armamenti statunitensi. Una partnership già intrapresa con il programma F-35, di cui Leonardo è partner industriale per l’Italia da quando era ancora Finmeccanica.

C’è anche un messaggio politico da trarre da questa commessa? Sicuramente è la dimostrazione di un cambio di prospettiva rispetto all’Italia da parte dell’amministrazione americana. A prescindere dalla qualità espressa dal progetto Leonardo-Boeing per gli elicotteri offerta alla Us Air Force, non va dimenticato che fra l’amministrazione Trump e l’attuale governo italiano si è costruita una forte sinergia che si traduce inevitabilmente anche in una migliore capacità di negoziare affare fra Roma e Washington.

E non è qualcosa di scontato. Durante l’era di Barack Obama, Leonardo aveva avuto enormi difficoltà a vendere negli Stati Uniti. E non va dimenticato che furono proprio gli elicotteri a creare i presupposti per il crollo in borsa dell’ex gruppo Finmeccanica nel 2017. 

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