L’elezione di Donald Trump alla presidenza americana pone degli interrogativi anche per quanto riguarda la politica internazionale e l’ambito sicurezza, non soltanto in quel Medio Oriente devastato dalle cosiddette “Primavere Arabe” che di primaverile avevano ben poco, ma anche in un contesto come quello balcanico.Il problema della “rotta balcanica” dei migranti, le tensioni etniche ancora forti in Kosovo e parte della Macedonia, il braccio di ferro tra NATO e Russia sul Montenegro e il grosso problema dell’infiltrazione jihadista e della radicalizzazione dei musulmani del posto per mano dell’infiltrazione wahhabita e salafita.Se l’ufficio del premier serbo Vucic si è congratulato con Trump, l’esito del voto statunitense è stato accolto con molto entusiasmo dalla destra serba che lo interpreta come una vittoria anche per il presidente russo Vladimir Putin, fin dall’inizio favorevole al candidato repubblicano, a discapito di una Clinton che avrebbe esasperato ulteriormente la crisi tra Washington e Mosca spingendo per un ulteriore allargamento della NATO a est e proprio nei Balcani.La Serbia del resto ha legami solidi e storici con la Russia, difficili da spezzare, come dimostra l’esercitazione militare iniziata lo scorso 3 novembre nei pressi di Belgrado, alla quale hanno preso parte truppe serbe, russe e bielorusse. Un’esercitazione di sei giorni, come annunciato dal Ministero della Difesa di Belgrado, con la partecipazione di circa 700 uomini delle forze speciali anti-terrorismo.Tutt’altro che euforici invece i musulmani bosniaci e kosovari, che vedevano nei Clinton dei loro paladini, come ha lasciato trasparire anche l’imam bosniaco Mustafa Ceric, vicino ai Fratelli Musulmani, in un’intervista alla Sandzak Press, secondo il quale “Trump ha vinto perché l’America è di proprietà dei Repubblicani e dei bianchi nonché perché Trump sarebbe stato politicamente scorretto, a differenza di Hillary”.Fu proprio durante il mandato di Bill Clinton infatti che in Bosnia confluirono migliaia di mujahideen arabi che andarono a combattere serbi e croati, tutto sotto gli occhi della NATO.Nel 1999 Bill Clinton autorizzava il bombardamento di Belgrado in seguito alle accuse, da parte della NATO, di violenze da parte dei serbi sugli albanesi musulmani del Kosovo. La campagna aerea contro la Serbia durò dal marzo al giugno, con una stima di 500/1000 vittime tra i civili.Hillary Clinton dal canto suo era nota per la sua vicinanza ad ambienti islamisti come la Fratellanza Musulmana, aspetto messo in evidenza Fausto Biloslavo in un suo recente pezzo .Attualmente la Bosnia è caratterizzata da una pesante infiltrazione saudita e kuwaitiana, con terreni, aziende e complessi residenziali acquistati da ricchi personaggi provenienti dal Golfo. Alcune zone del paese sono diventate vere e proprie “aree off-limit saudite” mentre l’indottrinamento di stampo wahhabita continua sia tramite la grande moschea saudita di Sarajevo (che è anche la sede diplomatica di Riyadh) che in diversi piccoli centri di preghiera.Contesti che vanno ad aggiungersi alle già note enclaves salafite, eredità del flusso di mujahideen arabi durante la guerra del 1992-95.Anche in Kosovo e tra i musulmani del Sangiaccato l’elezione di Trump viene vista con preoccupazione, visto che un non-interventismo statunitense potrebbe lasciare maggior mano libera alla Serbia nella lotta all’Islam radicale.L’infiltrazione della Fratellanza Musulmana turca in Kosovo e nel nord-ovest della Macedonia è stata da tempo segnalata, tanto che pochi giorni fa lo stesso Erdogan aveva definito il Kosovo “parte della Turchia”.Del resto sono ben note le attività nel Paese della Turkish International Cooperation and Development Agency-TIKA, legata al partito islamista turco AKP, con più di 400 progetti sponsorizzati in Kosovo e con un flusso di denaro pari a 2.9 milioni di euro tra il 2009 e il 2014. 2Se poi andiamo ad aggiungere anche il problema dei jihadisti balcanici di ritorno dalla Siria, la situazione diventa ancor più allarmante. Non a caso proprio pochi giorni fa un’operazione transnazionale anti-terrorismo ha portato all’arresto di una ventina di jihadisti tra Albania, Kosovo e Macedonia; due di loro erano in costante contatto con Lavdrim Muhaxheri, a capo delle milizie balcaniche dell’Isis.Se dunque Donald Trump si orienterà su una politica di riavvicinamento a Mosca e un non-interventismo a livello internazionale, se non strettamente necessario, allora la situazione per l’Islam radicale nei Balcani potrebbe diventare critica e a questo punto è anche plausibile attendersi attacchi preventivi dai jihadisti proprio in quell’aera.