La polvere del deserto invade le strade e le antiche dimore in fango. Le architetture testimoniamo un passato glorioso in cui il commercio e l’agricoltura avevano reso ricche queste terre. L’acqua, fin dai tempi pre-faraonici, è stata la fonte della prosperità per le oasi del deserto occidentale egiziano. Gli storici sostengono che la civiltà sia arrivata prima in queste terre che sulle sponde del Nilo.0400f741-320b-4924-804f-2431f776dbbdL’oasi di Dakhla testimonia questo splendore. Tra tombe ellenistiche e moderni piccoli abitati, le antiche città come El Kasr, le cui case e moschee medioevali risplendono ancora, raccontano di un passato, anche islamico, aperto al commercio e agli scambi culturali.Si tratta di un Egitto molto diverso, una terra di provincia lontana anni luce dal caos del Cairo e di Alessandria. Qui la politica è un’eco lontana e la vita è lenta. Le dune del deserto del Sahara circondano le strisce di verde quasi accarezzandole. Dentro le tombe in stile ellenistico, costruite nell’epoca delle conquiste di Alessandro Magno, si possono ammirare ancora oggi, dipinti in meravigliosi affreschi, uomini e donne che si muovono in un Eden in cui si produce ottimo vino e frutta. Oggi i paesaggi non sono poi così diversi: si consuma meno vino, ma per il resto il ritmo è rimasto lo stesso.La sera, quando si alza il vento del deserto, ci si può immergere nelle pozze di acqua termale, sia pubbliche che private, e rimanere per ore a meditare in silenzio.Per molti anni, da queste terre sono partiti giovani che, attratti dal caos della capitale e dalle maggiori possibilità di lavoro, si sono immersi in quell’organismo vivente che è il Cairo, diventando parte del sangue che fa pulsare l’enorme metropoli, vero cuore battente dell’Egitto.Ma queste terre sconosciute non sono meno importanti per la storia del Paese. I governi, nel tempo, hanno varato mega progetti per rilanciare l’agricoltura delle oasi, trasformandola in una valle del Nilo alternativa. Gli esiti sono stati altalenati, ma non disastrosi. I governi egiziani hanno anche promosso questi magnifici luoghi come mete turistiche alternative, dove incontrare gli egiziani delle oasi e visitare il deserto, ricco non solamente di meraviglie naturalistiche, ma anche architettoniche.Anche qui, si è avuto un iniziale successo, soprattutto a Siwa per l’ecoturismo, a Dakhla per l’architettura islamica e nelle altre oasi, come base di partenza per il deserto bianco e nero. Poi, però, tutto si è fermato a causa della crisi politica egiziana e della guerra civile in Libia, paese confinante con le oasi del deserto occidentale.Non ha aiutato la morte di un gruppo di turisti messicani che, mentre attraversavano il deserto con dei pick up, lo scorso settembre sono stati scambiati per combattenti dell’Isis sconfinati dalla Libia e sono stati bombardati dall’esercito egiziano.91ac5f74-950b-4973-b7ea-f9e3d0a2b211In questa epoca, in cui il terrorismo islamista violenta la religione fondata da Maometto, attraverso ideologie che si fondano su un passato mitizzato e che uccidono chiunque abbia il coraggio di avere un pensiero autonomo e libero, il turismo è uno dei settori più colpiti.Evitare che i popoli e le persone si conoscano rende più facile inventare di sana pianta finte realtà o radici che nessuno può poi metter in dubbio. In un momento storico come questo, prendere in mano la situazione e combattere il veleno che scorre nella società del mondo musulmano ha un prezzo in sangue non marginale. I terroristi e le ideologie islamiste sono un tumore e, come tale, combatteranno fino alla fine. Non sarà facile per le società islamiche prosciugare l’acqua in cui questi elementi nuotano. Per farlo, occorre anzitutto una presa di coscienza del problema. Inoltre, non è con i regimi militari che nel lungo termine si risolveranno i problemi, ma tornando a coltivare il dubbio, la filosofia e la libertà. Concetti che non sono ignoti al mondo islamico, come dimostrano i primi secoli della sua storia. Ecco perché conoscerla è il primo anticorpo per combattere questa malattia. Un altro antidoto che ha permesso a molti egiziani di non farsi ammaliare dalle sirene nere dell’islamismo è la consapevolezza del fatto che esistesse una storia millenaria preislamica, sia faraonica che cristiana, che i primi arabi non hanno voluto cancellare.3209fc2a-7861-4aa5-a35b-25c2a415a224Il deserto non dimentica e preserva tra le sue sabbie le testimonianze dei millenni trascorsi. Tra le dune, le persone, la natura e i manufatti non si decompongono. Basta saper cercare per scoprire una storia molto diversa dal finto passato che le ideologie dell’uomo inventa. Una storia che dimostra come, in tutte le culture, i momenti di luce si alternano a quelli bui.