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Il 9 giugno il parlamento italiano ha approvato la legge per l’istituzione di una zona economica esclusiva (ZEE) su proposta della deputata M5S Iolanda di Stasio. Per l’Italia si tratta di un momento particolarmente importante, che non a caso ha visto un’ampia convergenza parlamentare da destra a sinistra. L’istituzione della zona economica esclusiva, infatti, è diventata sempre più prioritaria per gli interessi nazionali nel momento in cui in tutto il Mediterraneo è iniziata una pericolosa partita per quella che può essere considerata una vera e propria “territorializzazione del mare”. Gli Stati tendono ormai in maniera sempre più accentuata a proporre le proprie ZEE sfruttando accordi con i paesi vicini o decidendo di propria spontanea volontà quale area inserire sotto il proprio controllo. E questo trend che caratterizza tutto il Mare Nostrum ha imposto anche all’Italia una velocizzazione sul punto. Soprattutto perché è un mare denso di rivalità storiche e interessato da fenomeni strategici di particolare rilevanza, non solo per quanto riguarda i settori economici che ricadono nella zona economica (dalla pesca agli idrocarburi), ma anche per i movimenti dei paesi coinvolti nella regione.

La legge parte dal presupposto che la via del dialogo sia quella da preferire in via prioritaria per la delimitazione della ZEE. Questo implica che da un punto di vista pratico non viene istituita una zona economica esclusiva generalizzata per tutte le acque che circondano l’Italia, ma via via zone particolari in base agli accordi siglati con il paese limitrofo. In caso di mancato accordo, l’impostazione della legge prevede una scelta dell’Italia che escluda la possibilità di inficiare il risultato finale: questo implica, nel caso specifico, la possibilità per l’Italia di istituire unilateralmente una ZEE al di qua della linea mediana che divide le acque italiane da quella dell’altro paese.

Di qui il problema delle trattative con i vari governi che circondano i mari italiani. Problemi non di poco conto, perché la partita sulla zone di esclusività rappresenta una sfida complessa che si inserisce nella più ampia battaglia legale che coinvolge tutto il Mediterraneo, in particolare quello orientale. Quindi accordarsi con il singolo Stato implica inevitabilmente un effetto sui rapporti con i governi limitrofi ma anche con altri esecutivi che in questo momento si stanno impegnando a riconoscere una propria area a discapito di un’altra.

L’ammiraglio Fabio Caffio, tra i massimi esperti di diritto del mare e coinvolto in particolare nella questione della ZEE, ha spiegato a InsideOver quali potrebbero essere i fronti più semplici e quelli invece più difficili sul futuro della zona economica esclusiva italiana. “Per quanto riguarda l’Adriatico – spiega Caffio – i problemi dovrebbero essere risolti in modo rapido. Con la Croazia c’è già una trattativa ben avviata, idem con la Slovenia. Per quanto riguarda l’Albania, vige un accordo sul fondale che potrebbe essere la premessa per un accordo sulla divisione delle rispettive ZEE. E con la Grecia, esattamente il 9 giugno del 2020 si è raggiunto già un accordo per far coincidere la futura zona economica esclusiva con la piattaforma continentale”. Anche con la Francia, specialmente dopo il famoso (o famigerato) accordo di Caen, la questione potrebbe essere risolta nel breve termine: esiste un precedente come quel patto che di fatto è già una sorta di delimitazione di quasi-ZEE.

I problemi arriverebbero invece per quanto riguarda il Mediterraneo centrale e occidentale, ovvero con Algeria, Tunisia, Malta e Libia. Questi paesi, per diverse esigenze e con strategie anche molto differenti tra loro, implicano per l’Italia uno sforzo nettamente maggiore. E giungere al tavolo delle trattative, in molti casi, sembra essere al momento difficile. Con l’Algeria, ad esempio, i negoziati su una composizione delle dispute sembrano essere ancora in alto mare. Pesa in particolare la mossa algerina di avere immaginato una propria ZEE che di fatto arriva davanti alle coste della Sardegna. Tra Algeri e Roma la questione è stata trattata diverse volte, ma con scarsi risultati. E l’Algeria rappresenta per l’Italia non solo un partner energetico fondamentale, ma anche un paese che di recente ha notevolmente aumentato le proprie capacità di azione in mare, anche sotto il profilo militare.

Discorso più semplice, ma non per questo di rapida soluzione, è quello tra Italia e Tunisia, con cui vigono accordi sulla piattaforma continentale del 1971 che oggi dovrebbero essere rivisti. Soprattutto perché in quell’occasione fu privilegiato un discorso di diritti di pesca italiani in un’area che la Tunisia riteneva propria, e che oggi non sembra avere lo stesso peso economico e strategico. In questo caso, spiega Caffio, potremmo comunque iniziare imponendo una ZEE – come prevedono la legge italiana e il diritto internazionale – che rispetti la linea mediana.

Con Malta il problema è soprattutto quello di comprendere quali siano i margini per una trattativa. In questa fase, La Valletta ha dimostrato di non avere particolare interesse a una politica di soluzione delle contese con i paesi limitrofi. E anche sul fronte europeo, Malta non ha manifestato predisposizione per una politica di conciliazione. L’isola si muove su binari di completa autonomia strategica e con forti legami con la Libia e la Turchia che vanno al di là anche delle visioni dell’Unione europea. E questa politica sottintende anche poca attenzione verso i diritti italiani. Un problema già visto con l’area SAR maltese e che sembra riprodursi anche con la ZEE. Arrivare a un accordo sarebbe importante, ma i precedenti non appaiono forieri di ottime notizie.

Discorso a parte è quello che, invece, va fatto per la Libia, e in cui rientra anche la partita maltese. Caffio ribadisce la necessità italiana di arrivare a un accordo con la il paese nordafricano “per essere l’Italia il vero Paese frontista della Libia in ottica ZEE”. Questo implica quindi un’azione il più possibile ampia e rapida che eviti che sia Malta lo Stato che condivide più massa d’acqua con Tripoli. Un tema anche di natura strategica, visto il coinvolgimento italiano nella grande questione libica. Il tema del mare è diventato centrale negli ultimi tempi con i problemi legati alla pesca, ma la vera questione è riuscire a diventare il vero primo partner Ue della Libia per quanto riguarda la delimitazione della ZEE. Soprattutto per la fuga in avanti turca dell’accordo che ha “rimosso” anche la presenza di Creta.