“La registrazione che dimostra come la Russia ha cercato di far arrivare milioni di dollari al Trump europeo”. L’accusa proviene da un’inchiesta pubblicata da Buzzfeed, che parla di audio e trascrizioni di un incontro, avvenuto a Mosca, tra Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia Russa, e alcuni non meglio identificati cittadini russi. Durante l’incontro, che sarebbe avvenuto il 18 ottobre scorso all’hotel Metropol di Mosca, si parlò di politica e del progetto che aveva in mente Salvini, deciso a cambiare l’Europa stabilendo un asse con altre forze sovraniste.

Secondo Buzzfeed, durante l’incontro si sarebbe parlato anche dei soldi (65 milioni di euro) da far arrivare alla Lega in vista della campagna elettorale per le Europee, attraverso una triangolazione con l’Eni per la vendita di 3 milioni di tonnellate di petrolio dalla Russia all’Italia .”Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi, domani e dopodomani: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia” ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, che nega di aver ricevuto soldi dal Cremlino.

Interpellato dall’Adnkronos Gianluca Savoini smentisce ogni accusa: “Non ci sono mai stati fondi né soldi per la Lega da parte di nessuno di quelli citati da Buzzfeed. Tutte parole e blablabla, come peraltro ha appena detto Salvini”. Per Buzzfeed, infatti, “il vero beneficiario dell’accordo sarebbe stato il partito di Salvini – una violazione della legge elettorale italiana, che proibisce ai partiti politici di accettare grandi donazioni straniere superiori ai 100 mila euro”. Anche se lo stesso sito americano ammette di non sapere se poi l’affare è andato in porto.

Il “fantasma russo” sull’Italia

Dopo l’inchiesta dell’Espresso, che parlava di una presunta donazione di 3 milioni di euro dal Cremlino alla Lega, ecco un altro tassello del “Russiagate” in salsa italiana pubblicato dal sito Buzzfeed. L’isteria sull’interferenza russa in Italia si diffuse dopo la pubblicazione su Foreign Affairs, nel dicembre 2017, di un articolo firmato all’ex vicepresidente Joe Biden, ora candidato alle primarie dem. Secondo il vice di Obama, la Russia interferì nel referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016 e avrebbe aiutato la Lega e il Movimento 5 Stelle in vista delle elezioni parlamentari.

Nell’articolo, Joe Biden accusò Putin di influenzare le elezioni in Europa: “In Francia l’offensiva è fallita, ma la Russia non si è arresa, e ha compiuto passi simili per influenzare le campagne politiche in vari Paesi europei, inclusi i referendum in Olanda (sull’integrazione dell’Ucraina in Europa), Italia (sulle riforme istituzionali), e in Spagna (sulla secessione della Catalogna). Un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega e quello populista dei Cinque Stelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari”.

L’articolò generò un polverone e un fiume d’inchieste sulle presunte interferenze russe in Italia che non hanno mai portato a nulla di concreto.

Buzzfeed, il sito del “falso dossier” sul Russiagate

Non sappiamo se le accuse mosse da Buzzfeed nei confronti della Lega siano fondate: lo accerterà la magistratura nelle sedi opportune, a maggior ragione dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini. Sappiamo però che Buzzfeed, in passato, ha avuto un ruolo decisamente controverso nel Russiagate americano. E non di rado ha preso buchi nell’acqua clamorosi. A gennaio di quest’anno, come osserva Fulvio Scaglione su InsideOver, il sito americano pubblicò una fake news clamorosa: “La notizia che avrebbe dovuto sconvolgere i lettori era questa – scrive Scaglione – Donald Trump ha costretto il proprio avvocato, Mike Cohen, a mentire durante l’inchiesta del Congresso sulle trattative per costruire una Trump Tower a Mosca. Peccato che Buzzfeed si sia preso sui denti la smentita non di Trump ma addirittura di Robert Mueller, il procuratore che indaga sul Russiagate. Proprio lo sbirro taciturno che sta cercando di incastrare Trump”.

Un epic fail, quello di Buzzfeed, osserva sempre Scaglione, “che però la dice lunga sul clima che si respira negli Usa e non solo. Il presunto scoop su Cohen era fatto di voci e fonti anonime, nella migliore tradizione del Russiagate”. E non finisce qui. Fu proprio il sito americano a pubblicare, il 10 gennaio 2017, il dossier redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele dal quale emergevano contatti frequenti tra lo staff di Donald Trump e gli intermediari del Cremlino durante la campagna elettorale del 2016.

Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso in seguito. Lo ha raccontato in più articoli il giornalista investigativo John Solomon su The Hill. “Il resoconto del vice segretario di Stato Kathleen Kavalec del suo incontro dell’11 ottobre 2016 con l’informatore dell’Fbi Christopher Steele ci dice una cosa. Che il già funzionario dell’intelligence britannica, finanziato dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, ammise che la sua ricerca era politica e doveva produrre qualcosa entro la data delle elezioni del 2016″.