Il governo italiano è a caccia di alleanze internazionali. E nel tempo è sempre più chiaro che c’è solo un leader pronto a sostenere Roma e la linea politica della maggioranza di governo: Donald Trump. Non è un mistero che il presidente degli Stati Uniti consideri l’Italia un perfetto alleato per rompere gli schemi europei. Sia Roma che Washington, sotto le rispettive amministrazioni, hanno come obiettivo quello di colpire l’asse franco-tedesco. A entrambi i governi interessa concentrare gli sforzi sul Mediterraneo e il Medio Oriente in un’ottica di stabilizzazione. Ed entrambi i governi (per gli Stati Uniti non lo Stato profondo) apprezzano un maggiore dialogo con la Russia.

A fronte di queste convergenze, è chiaro che Italia e Stati Uniti siano due Paesi completamente diversi. Gli Usa sono la superpotenza: l’Italia è un alleato e, in ultima analisi, un partner che serve a Washington per migliorare i propri interessi. Interessi che però convergono per un intricato gioco di incastri con quelli italiani. Ed è per questo che da Roma è partita la corsa per prendere il posto di miglior alleato di Trump in Europa.

Un’alleanza che non è solo strategica e fra due Stati, ma anche fra due governi e fra partiti politici. Ed è proprio per questo che Lega e Movimento 5 Stelle hanno ingaggiato, nel tempo, una sfida per ottenere maggiore peso nel cuore della Casa Bianca e dello Stato profondo americano. Entrambi i partiti sanno di non essere apprezzati dall’establishment europeo. Ed è per questo che possono giocare la carta Trump, che in questa Europa ha interesse a costruire la sua rete politica di alleanze rappresentata da The Movement di Steve Bannon.

Ed è anche da qui che bisogna partire per comprendere l’asse che si sta consolidando in questi mesi fra Trump e la Lega. Un asse dimostrato non soltanto dalla sempre più forte sinergia diplomatica fra Matteo Salvini e gli alleati di Trump (da Benjamin Netanyahu a Jair Bolsonaro passando per il Gruppo di Visegrad e per finire con Juan Guaidò), ma anche dai continui contatti fra il Carroccio e l’establihment repubblicano e vicino ai grandi centri di interessi americani.

Il viaggio del sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi è stato un esempio perfetto di questo rafforzamento dei legami fra la Lega e gli Usa. Intervistato da Occhi della Guerra, Picchi aveva già espresso il suo pensiero sul rapporto Lega-Stati Uniti: “La Lega al governo ha sempre dimostrato il suo atlantismo, pur coniugato con un atteggiamento assertivo a tutela degli interessi nazionali italiani (del resto ampiamente complementari a quelli americani) presso tutte le sedi e alleanze”. E confermava l’idea di voler trasformare l’Italia nel nuovo grande alleato americano nell’Unione europea una volta conclusa la Brexit.

In quel viaggio, Picchi ha incontrato una serie di personalità e gruppi di potere estremamente rilevanti. Da Wall Street al Pentagono, dal Senato al Dipartimento di Stati, passando ai donatori repubblicani e ai grandi industriali, il sottosegretario ha mostrato i rapporti estremamente cordiali fra il Carroccio e gli Stati Uniti. E in molti ritengono che sia stato il viaggio utile per arare il terreno in vista della visita di Salvini negli States.

Secondo Dagospia, il viaggio del ministro dell’Interno in America è ormai quasi certo. “La data a cui si sta lavorando in questi giorni, diplomazie al lavoro, è tra fine febbraio e i primi di marzo – spiegano su Dagospia– . Obiettivo della visita del leader di via Bellerio sarà quello di rafforzare il legame atlantico con un occhio rivolto anche alle vicende europee”. In molti ritengono che Salvini possa partecipare al Cpac, il Conservative Political Action Conference. E qui c’è chi ritiene che il vice premier italiano possa addirittura avere un incontro con Trump. Anche se in molti ritengono molto improbabile un meeting fra i due.

Quello che conta, in ogni caso, è che la Lega di Salvini sta effettivamente consolidando la sua alleanza con l’amministrazione Trump. E questo anche per battere la concorrenza del Movimento 5 Stelle, la cui ala più governista aveva effettivamente intrapreso una politica non troppo distante da quella di The Donald. Luigi Di Maio aveva l’idea di andare in America già a a gennaio, ma l’idea è stata abortita. E Conte ha sempre mostrato una forte unità d’intenti con il presidente Usa.

Tuttavia, le mosse pentastellate sul Venezuela, sul Tap e su altri fronti sembrano aver allontanato definitivamente i Cinque Stelle dall’orbita dei preferiti dalla Casa Bianca. Il governo giallo-verde piace a Washington: ma se devono scegliere, preferiscono in ogni caso Salvini. E lo stanno dimostrando le mosse del vice premier leghista.