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Politica

L’effetto “uomo di Rochdale”: il peso della guerra a Gaza sulla politica britannica

La vittoria di George Galloway nell’elezione suppletiva di Rochdale ha segnato un dirompente punto di svolta per la politica britannica. Il candidato espressione dello Workers Party of Britain (Wpb) ha vinto l’elezione suppletiva nella cittadina di 95mila abitanti sita nell’area...
"L'uomo di Rochdale", o dell'effetto-Gaza sulla politica britannica

La vittoria di George Galloway nell’elezione suppletiva di Rochdale ha segnato un dirompente punto di svolta per la politica britannica. Il candidato espressione dello Workers Party of Britain (Wpb) ha vinto l’elezione suppletiva nella cittadina di 95mila abitanti sita nell’area urbana di Manchester sconfiggendo il suo ex partito, quello Laburista, in un’elezione valevole per un seggio alla Camera dei Comuni britannica.

Il fatto interessante è che a decidere l’elezione non sia stato né un tema politico legato alla questione del lavoro e dell’industria né una questione nazionale come il tema del carovita, dell’inflazione e delle ridotte prospettive economiche del Regno Unito post-Brexit. Tutte sfide cruciali per una realtà de-industrializzatasi negli ultimi decenni dopo esser state una delle capofila del settore tessile, nonché sede della prima cooperativa di lavoratori al mondo, nata nel 1844, divenuta negli ultimi tempi una roccaforte dei Brexiters di sinistra. Niente affatto: Galloway, 69 anni, deputato dal 1987 al 2010 e dal 2012 al 2015, espulso dal Partito Laburista nel 2003 per la sua opposizione alla guerra in Iraq e in seguito testimone al Senato Usa per la questione dello scandalo Oil for Food, sostenitore della Brexit e opinionista di Russia Today dal 2013 al 2022, ha condotto una campagna monotematica sulla guerra a Gaza.

E, in particolare, Galloway ha colpito duramente sia Rishi Sunak, capo conservatore del governo britannico, che Keir Starmer, leader del suo ex partito. Secondo Galloway, autore di uscite controverse come la messa in dubbio della responsabilità di Hamas degli attacchi del 7 ottobre, complici della violentissima campagna di bombardamento e occupazione israeliana. “Keir Starmer, questa è per Gaza. Avete pagato e pagherete un alto prezzo per il ruolo che avete svolto nel permettere, incoraggiare e coprire la catastrofe della Palestina occupata nella Striscia”, ha detto il 29 febbraio quando ha conquistato il seggio lasciato vacante dalla morte del laburista Tony Lloyd.

Le prese di posizione politiche di Galloway, riporta Il Manifesto, “promettono una buona dose di fastidi al neo-New Labour che Starmer sta automaticamente ricreando. Un socialismo arrugginito, para-nazionalista e “anti-woke” il suo, che ruggisce contro il condiscendente paternalismo neoliberale sui diritti civili e le sue amnesie programmate su quelli sociali”. Potremmo definire Galloway una versione laburista di Marco Rizzo, per fare un paragone italiano. L’obiettivo del Wpb è “estrarre dai Tories il cosiddetto red wall del Nord, i delusi dal Labour abbindolati da Boris Johnson nel 2019”. Usando, tra le altre questioni, Gaza come leva politica.

La tesi di Galloway è che Laburisti e Conservatori sono, sostanzialmente, una cosa sola. Il critico cacciato da Tony Blair ora rivendica, non senza elementi di ragione, di esser stato trattato come una Cassandra ventuno anni fa, criticando la retorica sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein. E che oggi la sinistra britannica abbia un problema nel sostegno eccessivo e unilaterale a Israele. Polemista formidabile, già concorrente del Grande Fratello britannico, Galloway è sceso in campo dichiarando al Manchester Evening di voler “dare una lezione” ai Laburisti dopo che Starmer ha ritirato il sostegno al candidato progressista Azhar Alì, accusato di eccessiva durezza nei commenti su Israele. A Rochdale difficilmente si vince con la Terza Via alla Blair: il Guardian ha messo all’erta il partito che fu di Clement Attlee dal dare per scontato il voto dei numerosi elettori musulmani e dei progressisti radicali. Sottolineando che in vista delle elezioni di inizio 2025 questo può essere un problema per far tornare al governo il partito dopo oltre quattordici anni di opposizione.

Il fatto che Rishi Sunak e Keir Starmer si siano trovati a mandare messaggi rassicuranti dopo un voto locale e sostanzialmente, sulla carta, unico nel suo genere invitando a non far prevalere ogni tipo di estremismo dopo la vittoria di Galloway mostra un problema strutturale nella gestione delle frange politiche meno convergenti alle posizioni dominanti delle formazioni britanniche nella politica di Londra. Per il Guardian “il risultato mostra che Starmer si trova ad affrontare una “crisi in piena regola”. Al contempo Neal Lawson, direttore dell’organizzazione elettorale trasversale Compass, ha affermato che “il Labour potrebbe trovarsi di fronte a un lento collasso del sostegno come quello visto nel partito, con la sinistra, i progressisti e l’elettorato musulmano che potrebbero voltare le spalle ai Laburisti tra il vecchio muro rosso e la Scozia”.

Nel bipolarismo britannico la guerra a Gaza fa emergere il timore del fattore “uomo di Rochdale“, evocativamente coniato da un esperto di Regno Unito come il giornalista Rai Daniele Meloni, che “turba le notti della democrazia britannica” e del premier Sunak. Lo schiaffo di Rochdale è una sconfessione della linea britannica su un dossier critico come Gaza e dell’insoddisfazione della base di sinistra e musulmana dell’elettorato progressista per la risposta delle altre forze politiche? Ancora presto per generalizzare. Ma difficile non tracciare un paragone con la disaffezione dei musulmani del Michigan per l’amministrazione Biden. La guerra a Gaza fa cadere semi di cambiamento dell’aria politica anche nelle democrazie occidentali. E Galloway dimostra che questi semi spesso possono germogliare a sfavore delle formazioni tradizionali. Grazie alla tribuna che avrà in parlamento, il combattivo esponente del socialismo vecchia maniera potrà ricordarlo, giorno dopo giorno, a Sunak e Starmer da qui a fine legislatura.

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