Le violente proteste mettono a rischio la stabilità del Cile

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Politica /

Santiago del Cile è stata colpita da una violenta ondata di proteste che ha lasciato la città nel caos. I dimostranti, perlopiù studenti universitari e liceali, lamentano da giorni l’aumento dei prezzo dei biglietti della metropolitana e le manifestazioni sono poi degenerate. Diverse stazioni della metropolitana hanno subito attacchi e si sono verificati incendi, i manifestanti hanno anche bloccato il traffico in città ed hanno causato gravi danni. Sono state colpite anche le forze di polizia, che hanno reagito in maniera ferma con l’uso di manganelli e gas lacrimogeno. Il Presidente conservatore Sebastian Pinera ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale, una mossa che consentirà alle autorità di limitare il diritto di riunione e movimento e che potrebbe riportare la situazione sotto controllo.

I problemi del Cile

La tensione, in realtà, sembra destinata ad aumentare. Andres Chadwick, ministro dell’Interno nell’esecutivo Pinera, ha dichiarato che le autorità sono intenzionate ad applicare, nei confronti dei dimostranti, la Legge per la Sicurezza dello Stato. Il provvedimento consente di condannare a pene severissime, che possono arrivare fino a 20 anni di carcere, coloro i quali sono ritenuti colpevoli di aver danneggiato o inibito il funzionamento dei servizi pubblici.

L’aumento del costo della vita, in particolare nel settore dell’educazione e della sanità, è alla base delle recenti proteste e delle tensioni sociali manifestate dagli studenti. Il rincaro del prezzo dei biglietti della metropolitana di Santiago, deciso dall’esecutivo in seguito alla svalutazione della valuta nazionale ed alla crescita dei costi energetici, ha contribuito a destabilizzare ulteriormente la situazione. Il Cile è comunque una delle nazioni latinoamericane più prospere, stabili e democratiche ed il sistema politico dovrebbe reggere l’onda d’urto rappresentata da questa grave ondata di proteste. La popolarità del presidente Pinera, già colpita dal rallentamento della crescita economica, potrebbe però risentire degli ultimi sviluppi. Il Capo di Stato è in carica dal dicembre del 2017 quando ha sconfitto, al ballottaggio, il candidato progressista Alejandro Guillier. L’esecutivo è però privo di una maggioranza parlamentare: la coalizione conservatrice Chile Vamos non ha infatti conseguito la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati ed al Senato e ciò rende più difficile governare il Paese.

Le prospettive

La possibilità che gli scontri di Santiago possano mettere a rischio l’assetto costituzionale del Paese appaiono ridotte. Sin dalla caduta, avvenuta nel 1989, del regime militare di Augusto Pinochet, infatti il Cile ha avviato e consolidato un percorso democratico che lo ha reso una delle nazioni più stabili dell’America Latina. Le tensioni sociali che attraversano il movimento studentesco dovranno, in ogni caso, essere affrontate e risolto affinché non costituiscano un ostacolo alle prospettive del Paese. La crescita dell’economia cilena dovrebbe rallentare nel 2019, influenzata anche dalla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti che ha contribuito ad un calo del prezzo del rame, di cui Santiago è ricca. Il Prodotto Interno Lordo si era comunque espanso del 4 per cento nel 2018.

L’esecutivo di Sebastian Pinera ha annunciato di voler costruire migliaia di chilometri di strade per favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e spronare gli investimenti. Il miglioramento delle condizioni economiche del Paese dovrebbe portare, nel medio termine, ad un abbassamento delle tensioni sociali ma questo sviluppo potrebbe essere a rischio qualora le proteste degenerino e si trasformino in qualcosa di più minaccioso.

Il coprifuoco

Intanto, l’Esercito cileno ha compiuto una delle mossa più dure mai viste nella storia repubblicana del Paese. Le Forze armate hanno ordinato il coprifuoco in tutta Santiago del Cile: le persone non potranno uscire di casa dalle 9 di sera fino alle 7 del mattino e l’esercito presidia la capitale.