I giochi di spie in Italia hanno riportato il nostro Paese al centro dello scontro tra Occidente e Russia. Quali sono gli obiettivi di Mosca? E perché lo scandalo Biot è uscito proprio in questi giorni? Ne abbiamo parlato con il professor Arduino Paniccia, presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale.

Professore, cosa sta accadendo?

Siamo di fronte a un primo vero cambiamento dopo la caduta del Muro. Il matematico russo Kondratieff parlava di cicli storici e, prendendo per buona la sua teoria, possiamo dire che siamo al termine di un ciclo trentennale: quello della caduta del Muro. Di conseguenza, ci troviamo all’inizio di un nuovo ciclo del quale dobbiamo ancora scoprire tutto.

Partiamo dalla vicenda spie…

Innanzitutto dobbiamo fare una considerazione: generalmente le vicende di spionaggio non sono quasi mai oggetto di grande risalto mediatico. I governi, infatti, cercano di tenere sotto traccia ogni avvenimento anche se si tratta di avversari. E questo per garantire sicurezza e riservatezza.

Quindi?

Visto che questa vicenda è finita sotto i riflettori, penso che non ci si debba solo interrogare sulla gravità del fatto, ma piuttosto sul fatto che c’è un riposizionamento dell’Italia nei confronti della nuova presidenza degli Stati Uniti, con una chiarissima volontà italiana di far emergere la durezza nei confronti dell’avversario. Questo dimostra anche che tutte le misure di sicurezza non sono allentate, ma anzi funzionano.

Qual è il messaggio che l’Italia avrebbe inviato?

Che adesso qualsiasi tentativo di “inciucio” con l’avversario verrà represso.

Immagino non fosse la prima volta che i russi cercavano di carpire qualcosa da noi…

I russi hanno sempre spiato in Italia, lo hanno sempre fatto in Germania e in molti altri Paesi della Nato. È un modus operandi che considerano fondamentale per la loro difesa. È un sistema che si è accentuato in tempi di guerra economica. Non spiano solo l’apparato di sicurezza e le vicende militari, e non operano solo con cyber. Vogliono carpire quello che a loro interessa all’interno dei Paesi più importanti dello schieramento avverso.

Ci spieghi meglio cosa cercano i russi…

Spesso vogliono capire in anticipo le mosse degli altri Paesi. È una sorta di fissazione. Infatti il loro servizio di spionaggio, come possiamo notare (e questa è una discriminante), è un servizio sopravvissuto Urss e che non si è mai spacchettato. Ma non solo: non si è indebolito e rappresenta lo Stato maggiore russo. 

Colpisce il tempismo, però, dato che proprio nelle scorse settimane l’Italia ragionava sulla possibilità di aprire al vaccino russo Sputnik V.

Il tentativo di vendere a entità pubbliche italiane il vaccino russo è un altro aspetto da considerare. Il tentativo era in bilico ma ora è stroncato. C’erano in atto dei ragionamenti, sempre sotto traccia, dell’analisi e di un possibile alleggerimento delle sanzioni. Fino a qualche settimana fa c’erano in ballo molti ragionamenti, non solo militari ma anche inerenti alla nuova situazione geopolitica, che ora sono stati stroncati.

Cosa vuole la Russia?

La Russia cerca di muoversi tra due fuochi: il nostro, cioè quello Nato, e quello dei cinesi. Mosca è tornata a stringere rapporti con i cinesi dopo che l’America non ha manifestato l’intenzione di stringere rapporti con la Russia senza scontri. Mosca ha capito che Biden li considera deboli. Il capo di stato maggiore russo, Valerij Gerasimov, è uno stratega. Di dottrine se ne intende. Lui ha percepito che l’America è entrata nell’idea – sbagliata o no – che la Russia sia molto debole.  I russi hanno capito che gli americani vogliono entrare a gamba tesa.

Quale sarà la strategia Usa nei prossimi anni?

Tenere Mosca sotto controllo e, quando possibile, menare colpi. D’altro canto, Mosca vuole sapere tutto e quindi ha aumentato la pressione anche sullo spionaggio.

Quali sono le differenze tra Russia e Cina?

Putin ha cominciato a presentarsi come uno stabilizzatore del Mediterraneo, difensore delle fedi, lotta al terrorismo. I cinesi sono andati sulla strada militare dell’Indo-pacifico. Le posizioni stanno cambiando e, in questo cambiamento, gli americani hanno ripescato una dottrina della Guerra fredda in cui si sono convinti che il blocco euroasiatico non è così potente e coeso come vuole apparire (come ad esempio attraverso le manovre della Sco). Cia e intelligence sono convinte che i russi siano deboli e che bisogna tenere una posizione coesa sulla Nato e dura su Iran e altre vicende come la Siria. C’è quindi un accerchiamento della Federazione russa.

In tutto questo quale sarà il ruolo di Draghi?

Si riafferma una stretta alleanza con gli Stati Uniti, una posizione stretta nella Nato, lontana da cedimenti (niente vaccini, rapporti obliqui con Turchia, niente ragionamenti per alleggerire sanzioni russe, caccia alla spia, della disinformazione). Si nota un cambio di passo molto deciso, nello stile di Draghi rispetto al governo Conte. Uno stile che non lascia nessuna occasione in cui lo Stato centrale manda dei messaggi di allineamento sulle posizioni tradizionali. È una visione ben precisa. Ci sono dei risvolti che ci fanno vedere, con un colpo d’ala, che il cambiamento è avvenuto anche in altri settori: la sicurezza della Nato, la gestione delle vaccinazioni. Draghi non vuole che, nel tentativo di sanare le posizioni, l’Italia prenda la parte debole della Nato.

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