Continua ad allargarsi lo scontro egemonico fra Stati Uniti e Cina, il cui scoppio è una riconferma dell’imperitura validità della teoria schmittiana sull’eterna rivalità fra le potenze di terra e di mare. Dopo l’aumento della pressione su Hong Kong, di cui è stata riconosciuta la fine dell’autonomia da Pechino, l’introduzione di sanzioni in relazione alla questione dello Xinjiang, e il rientro in scena del Tibet, dopo più di un decennio di dimenticatoio, l’amministrazione Trump apre nuovi fronti ed approfondisce quelli esistenti.

La stretta sugli investimenti

Il 29 maggio, Donald Trump, durante un discorso tenuto alla Casa Bianca, ha annunciato che prossimamente saranno introdotte misure per limitare gli investimenti statunitensi in determinate categorie di compagnie cinesi. L’obiettivo è il proseguimento del cosiddetto “disaccoppiamento“, ossia lo sganciamento del sistema economico-finanziario statunitense da quello cinese, e la missione è stata affidata ad un gruppo di lavoro speciale che è stato incaricato di rivedere “le diverse pratiche delle compagnie cinesi presenti sui mercati statunitensi”.

Secondo Trump, “le compagnie di investimento non dovrebbero esporre i loro clienti ai rischi nascosti ed eccessivi associati al finanziamento di compagnie cinesi che non giocano secondo le stesse regole”, aggiungendo che i cittadini statunitensi hanno il dovere di rivendicare “equità e trasparenza”.

L’annuncio avviene sullo sfondo di altre misure recentemente implementate per accelerare il disaccoppiamento e che mirano a ridurre l’esposizione dei giganti cinesi nell’alta tecnologia statunitense, ad emancipare il paese dalla dipendenza da importazione di terre rare cinesi, e a limitare significativamente l’esportazione a Pechino di qualsiasi bene che possa essere riconvertito per scopi militari.

La stretta sugli studenti

Nel corso dello stesso intervento, Trump ha anche messo la firma su un proclama ufficiale che sospende l’entrata nel paese di studenti e ricercatori cinesi che si ritiene “siano o siano stati associati con l’Esercito Popolare di Liberazione della Cina”. La mossa era attesa da tempo, alla luce dell’allarme lanciato dai servizi segreti, dal Pentagono e dalle stesse università circa le attività sospette condotte da alcuni studenti con la scusante dell’opportunità di scambio e residenza.

Nel documento firmato da Trump si legge che “le autorità della Repubblica Popolare Cinese usano alcuni studenti cinesi, soprattutto studenti specializzandi e ricercatori post-dottorato, che operano come collettori non tradizionali di proprietà intellettuale. Alla luce di questo, ho determinato che l’arrivo di determinati cittadini della PRC, che cercano di entrare negli Stati Uniti attraverso visti di tipo F o J per studio o per condurre ricerca negli Stati Uniti sarebbe esiziale [per l’interesse nazionale]”.

Trump ha anche incaricato il segretario di stato, Mike Pompeo, di effettuare uno studio su coloro che hanno già messo piede negli Stati Uniti, dopo aver ottenuto i visti di tipo F e J, e di prendere una decisione in merito: consentire loro di restare o annullare la concessione del visto, obbligandoli a rimpatriare.

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