I lavori per la revisione della Costituzione siriana, in corso a Ginevra, sono bloccati. A riferirlo è stata la delegazione dell’opposizione politica presente al tavolo delle trattative che lamenta l’ostruzionismo messo in atto dai delegati governativi. Un Comitato di 150 membri, equamente divisi tra esponenti della società civile, oppositori politici e rappresentati dell’esecutivo di Damasco, è attivo in Svizzera nell’ambito di una iniziativa per la pacificazione della Siria fortemente voluta da Russia, Iran e Turchia. L’opposizione ha reso noto che i delegati governativi avrebbero, in almeno cinque occasioni, rifiutato l’introduzione di riforme democratiche e che, invece, questi ultimi si sarebbero limitati a proporre modifiche costituzionali minori. Le difficoltà nel dialogo tra Damasco ed i suoi avversari sono una chiara conseguenza dell’esito della guerra civile siriana ed i colloqui di Ginevra potrebbero così essere destinati al fallimento.

Un esito scontato

Il governo di Bashar al Assad è il chiaro vincitore del lungo e sanguinoso conflitto siriano che ha provocato, dal 2011 ad oggi, centinaia di migliaia di morti, immani danni infrastrutturali ed ha costretto milioni di civili ad abbandonare le proprie case ed a fuggire all’estero oppure in aree più sicura del Paese. Damasco controlla le maggiori città della nazione, tra cui Aleppo, Homs, Latakia, le vie di comunicazione principali e buona parte del territorio nazionale. I recenti sviluppi nel nord-est dello Stato, inoltre, hanno consentito al governo di estendere la propria influenza anche in quelle aree occupate dalle Forze democratiche siriane, minacciate dalle operazioni militari anti-curde di Ankara. Questo esito è stato possibile grazie al supporto russo che, dal 2015 in poi, ha letteralmente portato Damasco verso la vittoria rinsaldando, al tempo stesso, le proprie posizioni nella regione.

L’opposizione politica, peraltro divisa in molte fazioni e non tutte rappresentate a Ginevra, si limita ad avere il controllo sulla provincia settentrionale di Idlib e può godere dell’appoggio di Ankara ma soffre di svariati problemi: su tutti la frammentazione e la presenza di fazioni radicali, anche legate ad Al Qaeda. Il netto squilibrio tra la forza del governo e quella dei ribelli rende così piuttosto improbabile che Damasco possa essere spinta a concedere più che qualche cambiamento puramente cosmetico ai rivali.

Le prospettive

Il governo siriano può trattare con le opposizioni e con la società civile da una posizione di assoluta superiorità e forte dell’appoggio di Mosca che è, senza dubbio, pronta a tutto pur di preservare la sua influenza sulla nazione che ospita la base militare russa presso Tartus, una struttura chiave per estendere l’influenza strategica del Cremlino sul Mediterraneo. In uno scenario come questo e con il supporto aggiuntivo di Teheran, l’esecutivo di Damasco non può, credibilmente, essere aperto alla prospettiva di una mediazione o di un reale compromesso. La sua base di potere è salda e non può rischiare di metterla in discussione trattando all’implementazione di riforme democratiche di ampio respiro, con le quali avrebbe tutto da perdere e nulla da guadagnare. Le aspettative in merito ai lavori del Comitato congiunto a Ginevra, dunque, dovrebbero essere piuttosto limitate e l’intero processo si concluderà, probabilmente, senza particolari sviluppi o stravolgimenti e piuttosto ribadirà, ancora una volta, il predominio di Damasco e Mosca sulla Siria e la marginalità a cui sono destinati l’opposizione e gli esponenti della società civile.