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Le autorità dell’India che gestiscono la provincia del Kashmir hanno rilasciato il tre volte premier della regione Farooq Abdullah, che era stato arrestato assieme ad un alto migliaio di persone in seguito alla revoca dell’autonomia per i territori del Kashmir e dello Jammu. Il rilascio di Abdullah – insieme alle aperture di Nuova Delhi come la riapertura delle linee internet – è da intendersi nelle volontà centrali di smorzare la tensione dell’area per poter tornare gradualmente alla normalità. Tuttavia, i recenti cambiamenti legislativi del Paese assolutamente non a favore delle minoranze musulmane e le bombe sociali pronte ad esplodere nel caso in cui  scoppiasse anche in India la pandemia di Covid-19 rendono la strada tutt’altro che in discesa.

Dalla revoca dello statuto speciale alle tensioni

A causa della propria collocazione geografica ai margini del Paese ed in confine con i vicini Pakistan ed India, la regione del Kashmir aveva da sempre goduto del regime di statuto speciale che garantiva una maggiore possibilità di gestione locale. Epicentro già nello scorso secolo di tensioni tra la popolazione musulmana ed indù, tale prerogativa era necessaria al mantenimento dell’ordine senza rendere necessario un intervento diretto dell’autorità statale.

Tuttavia, nel 2019 il governo indiano ed il presidente ultranazionalista Narendra Modi decisero di mettere la parola fine alla questione, revocando lo statuto speciale ed in seguito intervenendo direttamente nella gestione dell’ordine pubblico, fuori controllo dopo la mossa di Nuova Delhi. Ed in questo scenario, l’escalation di tensioni che ha portato a manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine hanno costretto il governo indiano a stringere la morsa sulla popolazione, arrivando – tra le altre cose – ad isolare il campo internet dell’intera regione.

Dalle critiche internazionali alla riapertura

A difesa della popolazione delle regioni del Kashmir e dello Jammu era già più volte intervenuto in prima linea Imran Khan, il presidente del Pakistan, deciso nel sostenere i diritti soprattutto della minoranza musulmana dell’area. Analoghe critiche relative alla graduale regressione delle libertà personale e dello stato sociale hanno inoltre attirato le critiche anche della comunità internazionale, che in più battute ha sottolineato l’eccessivo vigore con cui il governo dell’India sarebbe intervenuto nel dirimere la questione. Adesso, a circa 6 mesi di distanza dall’inizio delle tensioni, uno spiraglio di trattative si è finalmente palesato, con la liberazione di Abdullah che può essere verosimilmente inteso come tentativo di riapertura da parte di Nuova Delhi; insieme alla riapertura delle connessioni ad internet per la popolazione.

Modi teme di non riuscire a gestire la situazione

Mentre all’inizio della crisi il governo indiano era perfettamente in grado di gestire la crisi, adesso per le autorità centrali si sono aperti troppi fronti che sempre più difficilmente riuscirà a tenere in pugno. Non soltanto le proteste innescate dalla legge che impedisce il riconoscimento della cittadinanza ai migranti musulmani ma anche le criticità internazionali rischiano di diventare una bomba ad orologeria in mano a Modi. La crisi dei commerci, il tracollo del prezzo del petrolio – che danneggia il comparto delle raffinerie – e il rischio di una epidemia di Covid-19 sono una montagna di problemi alla quale si dovrà far fronte. E gestire la crisi del Kashmir in queste condizioni diviene in questa luce assolutamente impossibile.

Senza considerare il calo dei consensi – altro fronte sulla quale Modi dovrà combattere – è palese la necessità di infondere fiducia nella popolazione con l’arrivo di tempi più difficili: ed in questo contesto bisogna analizzare le aperture verso le regioni del Kashmir e dello Jammu. La liberazione di Abdullah, quindi, oltre ad essere un’apertura è anche uno sprone alla popolazione stessa della regione, nella speranza che essa si possa al tempo calmare affidandosi ad un proprio leader eletto; con la speranza contingente che, una volta per tutte, alla difficile questione venga messa la parola fine.

 

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