L’Armenia è tornata a far parlare di sé. Questa mattina, secondo le poche notizie che ci arrivano, un gruppo armato ha preso il controllo di una stazione di polizia a Yerevan. Fonti locali parlano di un morto e diversi feriti tra la polizia. L’attacco sarebbe stato lanciato dai sostenitori di Jirayr Sefilyan, leader del Movimento Nuova Armenia, un veterano del conflitto in Nagorno-Karabakh arrestato il 20 giugno scorso.In un video diffuso su internet, i ribelli chiedono le dimissioni del presidente Serj Sargsyan e il rilascio del loro capo. Nelle immagini invitano anche l’esercito e il popolo armeno a scendere in strada e a ribellarsi al governo.Potrebbe trattarsi di un golpe. Ma la Sicurezza nazionale smentisce che si tratti di un colpo di Stato. Della stessa idea anche il giornalista Simone Zoppellaro, corrispondente dal Paese per l’Osservatorio Balcani e Caucaso per anni e autore di Armenia Oggi. Drammi e sfide di una nazione vivente, uscito in libreria in questi giorni per Guerini e Associati.L’esperto, su Ilgiornale.it, scrive che “si tratta con ogni probabilità di un episodio legato a una questione personale e a un leader molto popolare”. Sefilyan, infatti, “era stato fra i principali artefici della vittoria nella guerra conclusa nel 1994 in Nagorno-Karabakh”. Ma il conflitto con l’Azerbaigian non è mai finito del tutto. I combattimenti sono riesplosi ad aprile e hanno provocato la morte di oltre trecento persone in pochi giorni. Tra loro molti civili.

Il libro di Zoppellaro è una miniera di dati, utili a capire il passato e il presente del Paese. Antonia Arslan, nella prefazione del volume, scrive che “il testo è pieno di informazioni sorrette da un solido filo conduttore, che portano il lettore verso la scoperta dell’attualità e dell’importanza vera del popolo armeno, così provato dalla tragedia del genocidio ma anche così vitale, in patria come in diaspora”. Ed è vero. Il giovane giornalista, collaboratore di diverse testate e innamorato del popolo armeno che ha conosciuto durante i suoi innumerevoli reportage, analizza in maniera chiara tutta la situazione.L’Armenia, pure essendo un piccolo Paese, deve affrontare numerose sfide. Prima fra tutte la questione con la Turchia, con cui non esistono rapporti diplomatici. Ma non solo. L’Armenia confina anche con l’Iran e il Medio Oriente, e questo – secondo l’autore – “è un’ulteriore fonte d’instabilità, come si vede anche dalle ripercussioni della guerra in Siria sul Paese”.Oggi in Armenia si trovano circa 17 mila profughi fuggiti a causa del conflitto siriano e in larga maggioranza armeni e cristiani. E per un Paese piccolo come l’Armenia, si tratta di numeri notevoli. Come se non bastasse, ad aggravare la situazione, c’è anche la condizione economica. Quasi metà della popolazione armena, infatti, vive sotto la soglia di povertà.Inoltre, Zoppellaro spiega che l’indipendenza raggiunta nei primi anni novanta da Mosca è più formale che sostanziale. Il Paese resta legato alla Russia che, pur facendo un doppio gioco e vendendo armi anche all’Azerbaigian, la sostiene su diversi fronti.In questo difficile contesto si aggiunge una nuova sfida. L’assalto dei ribelli iniziato alle prime luci di questa domenica di luglio. E mentre il governo sta trattando, i media locali riferiscono che ci sarebbero diverse persone prese in ostaggio dagli uomini di Jirayr Sefilyan.

Nel campo comunista di Goli Otok
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