Nelle multiformi rotte dell’interesse nazionale italiano, l’Africa ha sempre occupato un ruolo di primaria importanza: dalla fascia del Maghreb, sponda opposta del Mar Mediterraneo che della geopolitica italiana è stato a lungo il fulcro e il punto d’equilibrio, al Corno d’Africa sempre più strategico per la sua vicinanza alle principali “autostrade marittime” del commercio internazionale, il nostro Paese ha, negli ultimi decenni, prestato particolare attenzione agli sviluppi conosciuti dal continente. L’Africa, infatti, riveste un ruolo chiave nell’ottica delle principali strategie attraverso cui si è sempre declinata la geopolitica italiana: il mantenimento di sicure e efficienti linee di approvvigionamento energetico, ad esempio, è stato per lungo tempo garantito dalla profonda relazione economico-politica legante l’Italia a Paesi come la Libia e l’Algeria, importanti fornitrici di petrolio e gas naturale, mentre negli Anni Ottanta l’influenza italiana sulla sponda africana del Mediterraneo si declinò in maniera particolarmente significativa. La disinvolta condotta di Craxi in occasione dell’attacco statunitense alla Libia del 1986 e il suo successivo avvallo al “colpo di Stato medico” che nel novembre 1987 portò al regime change in Tunisia e all’avvicendamento tra Bourghiba e Ben Ali testimoniarono in maniera inequivocabile come, nell’ottica della preservazione delle sue posizioni strategiche, l’Italia fosse disposta a condurre nell’Africa del Nord una politica attiva e, a tratti, sicuramente spregiudicata.A trent’anni di distanza dal periodo preso in considerazione, nonostante alcune decisioni decisamente discutibili come la partecipazione allo scriteriato attacco alla Libia di Gheddafi nel 2011, l’importanza dell’Africa nell’economia dell’interesse nazionale italiano, che negli ultimi anni ha conosciuto l’apertura di prospettive sempre più ampie, non è affatto scemata. A testimoniarlo sono i dati riguardanti i volumi degli investimenti diretti esteri compiuti nel continente africano nel biennio 2015-2016: come riportato da Giuliana Licini su Il Sole 24 Ore, infatti, l’Italia si è classificata terza in questa speciale classifica, con un ammontare totale pari a 11,6 miliardi di dollari (pari al 7,2% del totale), alle spalle di Cina (38,4 miliardi) ed Emirati Arabi Uniti (14,9 miliardi). La crescita degli investimenti è destinata a ripercuotersi sul volume totale dell’interscambio, oggi pari a 31,5 miliardi di dollari annui ma in progressiva ripresa dopo alcuni anni di flessione dovuti alla deflagrazione della crisi libica. Tra le singole imprese, come spiegato dalla Licini, con un investimento complessivo di 8,1 miliardi “ENI è al terzo posto della graduatoria dopo aver deciso di costruire l’impianto di trattamento del gas naturale di Zohr, in Egitto”. L’Italia gioca una partita importante attraverso le azioni del suo principale colosso energetico: come sottolineato dall’amministratore delegato di ENI Descalzi al Festival Città Impresa di Vicenza il 1 aprile scorso, “l’Italia può giocare in prima linea” nell’attivazione del cosiddetto “Canale Sud del Mediterraneo, il grande hub energetico che si sta creando tra Egitto, Cipro e Israele”, nel quale il primo Paese riveste un ruolo fondamentale.Complementari agli interessi italiani in Egitto sono sicuramente le mosse di Roma nel tormentato scenario libico, al cui interno tanto la questione dell’immigrazione quanto le tematiche economiche giocano un ruolo fondamentale nella definizione di una sfera d’influenza che, nonostante l’accodamento dell’Italia all’aggressione del 2011 targata Sarkozy, Cameron e Hillary Clinton, non è stata assolutamente infranta, come segnalato da Mattia Toaldo sull’ultimo numero di Limes. L’ampiezza delle relazioni italo-libiche meritano un’analisi ad essa specificatamente dedicata, che sarà a breve realizzata sulle colonne de Gli Occhi della Guerra.Discendendo lungo il continente, un Paese in cui si registra un crescente interesse economico da parte dell’Italia è il Mozambico: nell’ex colonia portoghese, infatti, l’Italia è stimata e gode del prestigio di una grande potenza dopo che, in seguito alla mediazione decisiva della Comunità di Sant’Egidio, Roma fu sede dei decisivi accordi di pace che il 4 ottobre 1992 posero fine ad una lunga e sanguinosa guerra civile, a cui fece seguito la missione ONUMOZ, nei cui quadri i militari italiani dispiegati nel corso dell’Operazione Albatros seppero conquistarsi il rispetto e l’affetto della popolazione civile. Nel corso degli ultimi tempi, ENI ha garantito un approfondimento della partnership economica tra Roma e Maputo attraverso numerose attività esplorative nel settore del gas naturale. Avviate nel 2011, esse sono state coronate dall’acquisizione della concessione del settore di sfruttamento oceanico Area 4, al cui interno ENI è affiancata, a partire dal marzo scorso, dal gigante statunitense ExxonMobil.Sul versante orientale dell’Africa, gli interessi italiani potrebbero risultare ulteriormente incentivati dalla conglomerazione di numerose infrastrutture e attività economiche di Paesi come il Mozambico stesso, il Kenya e la Tanzania nei progetti a lungo raggio della Repubblica Popolare Cinese; un’ulteriore area di interesse, allo stato attuale delle cose, è il Corno d’Africa, oggetto tra il Gibuti e la Somalia delle missioni anti-pirateria. Pur senza condurre una prevaricante politica estera, l’Italia è presente in Africa e decisa a restarci: mantenendo saldi i capisaldi del suo impegno, che fondamentalmente ineriscono alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali e alla stabilizzazione del Mediterraneo, è possibile che nel lungo termine la strategia del governo e dei maggiori player economici come ENI possa portare a dividendi fruttiferi sotto il profilo strategico e geopolitico. 

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