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Nella giornata di lunedì 15 novembre, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha avuto una lunga conversazione telefonica col suo omologo francese Emmanuel Macron. Come si può leggere sul sito ufficiale del Cremlino, i due capi di Stato hanno discusso di un vasto ventaglio di argomenti ritenuti “urgenti” nell’agenda bilaterale e internazionale, compresi gli sforzi per combattere il coronavirus.

I leader hanno espresso soddisfazione per l’ultima riunione del Consiglio di cooperazione per la sicurezza russo-francese tenutasi a Parigi il 12 novembre scorso, con la partecipazione dei ministri degli Esteri e della Difesa di entrambi i Paesi, e hanno convenuto di proseguire il dialogo bilaterale su questioni politico-militari e altre giudicate importanti.

 I nodi Bielorussia e Ucraina

In particolare è stata esaminata la situazione al confine bielorusso: il presidente Putin ha sottolineato il trattamento estremamente duro riservato ai rifugiati da parte delle guardie di frontiera polacche. Dopo aver informato il presidente Macron dei suoi contatti con il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko in merito alla questione migratoria, il leader del Cremlino ha affermato che sarebbe opportuno che i capi di Stato Ue discutano direttamente con la Bielorussia di questi problemi.

Da entrambe le parti è stata espressa insoddisfazione per la mancanza di progressi nella risoluzione del conflitto interno in Ucraina ed è stato notato che anche la situazione in Donbass si sta muovendo nella direzione sbagliata, con Macron che ha riferito le sue preoccupazioni per quanto sta accadendo. In questo contesto, Putin ha attirato l’attenzione del presidente francese sulla natura provocatoria delle esercitazioni su larga scala condotte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel Mar Nero, aggravando le tensioni tra Russia e Nato. Nei giorni scorsi, oltre alla solita attività aeronavale dell’Alleanza Atlantica in quell’area, sono stati notati movimenti di truppe russe al confine ucraino, nella zona dell’oblast di Kharkiv. Questo spostamento di mezzi corazzati ha destato allarme a Kiev e in Occidente, con gli Stati Uniti che hanno riferito di “osservare attentamente” la situazione avvisando Mosca di “essere chiara” sulle sue intenzioni e su cosa effettivamente stia facendo, invitandola a rispettare gli accordi di Minsk e la sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.

Il presidente francese ha colto l’occasione per affermare che la Francia intende proteggere l’integrità territoriale di Kiev, esprimendo “la nostra grave preoccupazione” per quanto sta accadendo. Sempre lunedì anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha messo in guardia la Russia da ulteriori “azioni aggressive” al confine con l’Ucraina. Il presidente della Russia ha quindi sottolineato che Kiev ha continuato la sua politica di sabotaggio degli accordi di Minsk del 2015, confermata dal fatto che le forze armate ucraine hanno recentemente utilizzato droni d’attacco nella zona del conflitto.

Durante il colloqui telefonico è stato anche preso in considerazione lo stato del processo di stabilizzazione del Nagorno-Karabakh, che proprio mentre vi stiamo scrivendo è tornato a infiammarsi con scontri di confine tra Armenia e Azerbaigian che vedono l’impiego di artiglieria e mezzi corazzati. Vladimir Putin ha osservato che la Russia continuerà a compiere passi per facilitare la normalizzazione della regione e l’attuazione degli accordi tripartiti raggiunti con la mediazione russa.

Le strategie della Francia

I presidenti di Russia e Francia hanno preso atto del successo della conferenza internazionale di Parigi sulla Libia sottolineando l’importanza di mantenere uno slancio positivo nel processo di risoluzione del conflitto e di continuare a lavorare con le parti libiche. Il presidente Macron ha anche sollevato la questione del Mali, molto probabilmente in riferimento alla possibile presenza di elementi appartenenti a Pmc (Private Military Companies) russe.

A questo punto vorremmo tornare sulla promessa del presidente francese riguardante la supposta difesa dell’Ucraina. Dal punto di vista diplomatico il segnale è duplice: l’Eliseo da un lato si dimostra concorde con la politica statunitense, dall’altro si lancia un segnale all’Ue e alla sua erigenda politica estera comunitaria.

Washington ha sempre sostenuto Kiev e sta attivamente sponsorizzando la sua sicurezza, pur non spingendo troppo sull’acceleratore di un suo possibile ingresso nella Nato che rappresenterebbe per Mosca il superamento di una “linea rossa” dalle conseguenze imprevedibili, e Parigi, nel recente contesto politico dipinto dalla firma dell’Aukus e dalla crisi diplomatica che ne è seguita, con la dichiarazione di sostegno militare all’Ucraina accetta il “ramoscello d’ulivo” offertole nientemeno che dal presidente statunitense Joe Biden.

I rapporti transatlantici con il principale attore della politica estera e di difesa europea si vanno quindi saldando, perché Washington sa che, se nascerà una difesa marchiata Ue, sarà Parigi, più di tutti, a trovarsi nella stanza dei bottoni. Sul “fronte interno” l’Eliseo ha stabilito quindi già una gerarchia, come accennato, dimostrando di avere un ruolo diplomatico di primo piano, anche sfruttando, in questo caso, gli storici legami con il mondo russo.

Dal punto di vista “tecnico” bisognerà capire come Parigi intenderà proteggere l’Ucraina: Kiev attualmente riceve armamenti principalmente dagli Stati Uniti, dalla Turchia e da Israele e una possibile lettura di questa promessa di “protezione” potrebbe essere quella riguardante la vendita di ulteriori forniture militari. Ne esiste poi una seconda, che riguarda un impegno più diretto, che implicherebbe la messa a disposizione di assetti di varia natura: Parigi potrebbe, dietro accordi bilaterali, inviare un qualche tipo di contingente in Ucraina – sia esso terrestre, navale o aereo – per fungere da deterrente ed essere impiegato alla bisogna. Ci risulta invece difficile pensare che l’Eliseo possa condividere il suo ombrello nucleare con Kiev: il costo, e le conseguenze diplomatiche di una scelta del genere, sarebbero troppo elevate.

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