Bruxelles, cuore dell’Europa, sede delle più importanti istituzioni dell’Unione europea, del quartier generale della Nato, di ambasciate e di tante altre organizzazioni, è diventata la “capitale delle spie cinesi”. L’allarme, lanciato da Bloomberg e ripreso da La Stampa, trova conferma nelle parole di Bruno Hellendorff, ricercatore presso l’Egmont Royal Institute for International Relation, secondo il quale “è noto che vi siano numerose spie a Bruxelles, e che oggi lo spionaggio della Cina rappresenti una fonte di grande e crescente preoccupazione”.

In realtà, al netto delle affermazioni di analisti e 007, il fatto che Pechino faccia affidamento su una solida rete di informatori non dovrebbe sorprendere più di tanto. Il Dragone oggi è a tutti gli effetti una superpotenza, e nella storia più recente ogni Paese capace di influenzare le dinamiche globali (basti pensare agli Stati Uniti o all’Unione sovietica) ha sempre avuto a che fare con spie e storie simili. Il problema è che gli agenti segreti hanno un compito ben preciso: estendere l’influenza del proprio Paese nel territorio in cui si trovano ad agire. Nel nostro caso, la capitale belga si sarebbe trasformata in una postazione strategica per consentire ai servizi di intelligence provenienti da oltre la Muraglia di allungare i tentacoli cinesi in Europa. Sia chiaro, le spie cinesi sono in buona compagnia visto che il loro obiettivo è competere con la concorrenza russa e americana. Tuttavia, l’allarme inizia ora a farsi consistente.

Spie cinesi a Bruxelles

Qualche mese fa lo European External Action Service (East) aveva già avvisato i funzionari militari e i diplomatici di stare in guardia, soprattutto in luoghi come locali e ristoranti distanti dalla sede della Commissione. Il motivo era semplice: a Bruxelles c’erano centinaia di spie russe e cinesi. Secondo un rapporto della diplomazia europea ripreso dalla stampa tedesca, inoltre, nella capitale belga ci sarebbero state circa 250 spie cinesi, un numero superiore rispetto a quelle russe. L’ambasciata cinese in Belgio ha bollato ogni rapporto come infondato, sottolineando come la Cina rispettasse la sovranità dei Paesi terzi senza interferire nei loro affari interni. Eppure ci sono vari precedenti che confermerebbero le numerose ricostruzioni allarmistiche. Intanto citiamo l’arresto di Xi Yanjun, fermato l’anno scorso in Belgio ed estradato negli Stati Uniti. L’accusa sul conto dell’ex funzionario del ministero della Sicurezza cinese era di spionaggio economico. Il signor Xi, in poche parole, avrebbe cercato di sottrarre segreti commerciali da aziende americane. C’è poi il caso Song Xinning, ex direttore dell’Istituto Confucio della Vrije Universiteit Brussel, anch’egli sospettato di spionaggio. Le autorità lo hanno punito con il divieto di entrare nello spazio di Schengen per otto anni. Sony avrebbe avuto il compito di reclutare membri per i servizi di intelligence cinese e informatori tra gli studenti provenienti dalla Cina. 

L’anello debole dell’Europa

Torniamo all’attività di spionaggio della Cina. Pechino punta a tenere sotto controllo gli Stati Uniti, considerati i rivali numero uno, anche se pare che il governo cinese abbia incrementato l’attività dei servizi segreti in altri Paesi come Regno Unito, Polonia, Francia e Germania. Il Belgio, in parte a causa del lassismo dei suoi politici e in parte per il suo sistema politico frammentato, è diventato il nuovo anello debole dell’Europa. Qui gli agenti cinesi avrebbero piantato solide radici è sempre da qui le spie del Dragone cercherebbero di controllare l’intero continente. Alcuni politici locali, tra l’altro sono sospettati di aver svolto attività più o meno sensibili per conto di organizzazioni sostenute dal governo cinese; è il caso di Filip Dewinter, parlamentare di Vlaams Belang, accusato di aver svolto consulenza per la European Chinese Cultural and Educational Foundation.