Il presidente Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo, firmato il 19 febbraio 2025, che avvia una significativa riduzione della burocrazia federale, colpendo non solo enti come Usaid e il National Endowment for Democracy (Ned), ma anche numerose altre agenzie e comitati consultivi federali. L’ordine firmato dal presidente Usa stabilisce una “politica volta a ridurre le dimensioni del governo federale, diminuirne gli sprechi e aumentarne la responsabilità verso i cittadini americani”.
L’ordine esecutivo di Trump contro le agenzie federali
L’ordine di fatto azzera le attività di diverse agenzie governative e il personale associato. Tra le agenzie interessate figurano: Presidio Trust, l’Inter-American Foundation, lo United States, l’African Development Foundation e United States Institute of Peace. Axios sottolinea che lo United States Institute of Peace è nel mirino, in parte, perché ritenuto dai repubblicani e dalla Casa Bianca un’organizzazione fortemente politicizzata, con i suoi dipendenti che avrebbero contribuito finanziariamente alle campagne del Partito democratico. Allo stesso modo, la Inter-American Foundation, che finanzia progetti di sviluppo in America Latina e nei Caraibi, è vista dai funzionari di Trump come uno strumento per giustificare teorie democratiche sulle cause profonde della migrazione.
L’offensiva del tycoon alla “Palude di Washington” si estende anche a una serie di consigli associati al Consumer Financial Protection Bureau, tra cui l’Academic Research Council, il Community Bank Advisory Council e il Credit Union Advisory Council.
Che cos’è (davvero) l’United States Institute of Peace
Secondo un’inchiesta del giornalista Lee Fang, lo United States Institute of Peace (Usip), con il suo imponente edificio situato a pochi passi dal Lincoln Memorial e dalla Federal Reserve, lungo Constitution Avenue, è tutt’altro che un “baluardo di pace” come alcuni media lo stanno dipingendo in queste ore. La struttura, completata nel 2011 al costo di oltre 100 milioni di dollari, si distingue per la sua facciata a forma di ala di colomba, ma dietro questa immagine simbolica si cela un’entità che rappresenta il cuore della “palude” burocratica di Washington contro cui Donald Trump ed Elon Musk hanno dichiarato guerra. Anche con metodi discutibili, come l’email inviata dal fondatore di Tesla ai dipendenti federali in cui si chiede a questi ultimi di spiegare il loro lavoro con la minaccia di licenziamento se non viene data risposta.
Un think-tank che non promuove la pace
Come nota Fang, l’Usip è un’organizzazione finanziata con fondi pubblici che, lungi dal promuovere la pace, funziona principalmente come una roccaforte di fautori della guerra e sostenitori dell’interventismo americano all’estero, oltre a numerose personalità vicine al complesso militar-industriale e ai suoi diretti interessi.
Tra i suoi leader recenti spiccano figure come Stephen Hadley ed Eric Edelman, alti funzionari dell’amministrazione Bush coinvolti nella Guerra al Terrore, e Roger Zakheim, membro del consiglio dell’Usiped ex lobbista dell’industria della difesa. Zakheim, nota Fang, ha apertamente sostenuto maggiori budget per la difesa e un coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti a Gaza.
Non pace, ma impero
Lungi dal promuovere la pace, l’Usip dedica gran parte del suo lavoro a ospitare leader militari americani per discutere del mantenimento e rafforzamento dell’impero statunitense. Inoltre, l’istituto pubblica regolarmente articoli e podcast che sottolineano l’importanza di incrementare gli armamenti della Nato e intensificare le sanzioni economiche contro gli avversari degli Stati Uniti. Un esempio recente citato nell’inchiesta è un rapporto dell’Usip che promuove l’installazione di missili a lungo raggio in Germania, un sistema progettato per lanciare armi nucleari verso la Russia. Un modo curioso di promuovere la pace per un’istituzione “dedicata alla prevenzione non violenta e alla mitigazione dei conflitti mortali all’estero”.
Con il recente ordine esecutivo, il presidente Usa non si limita dunque a smantellare un think-tank controverso come l’Usip e la sua ambigua retorica di pace, ma segna l’inizio di una rivoluzione amministrativa che promette di ridefinire il volto del governo federale.