Il rinnovo delle sanzioni dell’Unione Europea e degli Stati Uniti contro la Federazione Russa rafforzano l’asse Pechino-Mosca. Mentre l’Occidente vara nuove misure contro Vladimir Putin – producendo un danno enorme per l’Italia – la Cina va nella direzione opposta e rafforza il sodalizio commerciale e strategico tra le due potenze. Il Cremlino molla il dollaro e si affida sempre di più allo yuan come valuta internazionale: nel 2016, gli scambi commerciali tra Pechino e Mosca hanno registrato una crescita del 27,7% su una base annua di 30,46 miliardi di yuan. Lo scorso marzo, la Rusal, società leader mondiale nel settore dell’alluminio, ha annunciato la prima tranche di obbligazioni (Panda bonds), per un totale di 1 miliardi di yuan.

La Russia guarda verso est

Come spiega l’analista Zi Yang su Asia Times, la Cina è, sotto molti aspetti, un beneficiario delle sanzioni di Usa e Europa contro la Russia. Tagliata fuori dal mercato occidentale, Mosca ha dovuto necessariamente guardare verso est ed è più dipendente dalla Cina di quanto non lo fosse prima. Il passaggio fondamentale di questo naturale riflusso geo-economico si è verificato nel 2015 quando la Russia ha fatto dello yuan la sua valuta di riserva. Un tassello importante nell’auspicata internazionalizzazione dello moneta cinese voluta da Pechino. All’inizio di marzo, la Banca centrale russa ha aperto la prima filiale estera a Pechino, per accrescere una sinergia sempre più inossidabile.

Heilongjiang, ponte con la Russia

La provincia del Heilongjiang, nella Cina nordorientale, è il fulcro dell’asse commerciale strategica con la Russia – che rappresenta il 65,3% del commercio complessivo di tutta la provincia. Secondo i dati forniti da Asia Times, nei primi quattro mesi del 2017, infatti, il commercio bilaterale tra Heilongjiang e la Russia ha raggiunto i 25,02 miliardi di yuan, con un incremento del 45,8% su base annua. Nel 2016, le transazioni in yuan hanno visto un aumento del 43,4% su una base annua di 7,76 miliardi di yuan, pari al 25,5% del totale nazionale. Le banche cinesi e russe hanno firmato accordi per un totale di 33,5 miliardi di yuan e hanno istituito un fondo di 10 miliardi destinato al consolidamento delle relazioni commerciali bilaterali e per lo sviluppo delle infrastrutture. I banchieri di Heilongjiang sperano in una più ampia cooperazione finanziaria per aumentare il volume commerciale.

Ridurre la dipendenza dal dollaro

Abbandonare il dollaro da parte di Mosca ha ridotto la dipendenza del Paese dagli Usa, ma c’è anche il rovescio della medaglia: «La Russia ha espresso grande interesse per un’ulteriore cooperazione finanziaria con la Cina – osserva Zi Yang – Tuttavia, il governo russo è combattuto. La Russia ha accolto con favore lo yuan come fonte di finanziamento per ridurre la sua dipendenza dal dollaro USA. Spera di aumentare le esportazioni verso la Cina e attirare investimenti cinesi per progetti infrastrutturali. Ma il Cremlino rimane vigile sul fatto che una maggiore apertura finanziaria verso Pechino potrebbe rendere l’Estremo Oriente russo troppo dipendente dalla Cina».

Cina e Russia, cooperazione in crescita

L’agenzia di stampa cinese China Daily conferma l’intenzione delle due potenze di rafforzare i rapporti bilaterali, in attesa del nono vertice dei BRICS che si terrà dal 3 al 5 settembre a Xiamen, nella provincia di Fujian, nella Cina orientale. Per gli esperti cinesi, «molte opportunità possono essere sviluppate nell’ambito delle iniziative della Nuova via della seta», aggiungendo che «rafforzare i legami economici tra i due partner strategici saranno vantaggiosi per entrambi». Le sanzioni economiche contro Mosca rafforzano dunque il gigante asiatico e indeboliscono l’economia del nostro Paese con una perdita stimata di circa 7,5 miliardi in due anni. Un salasso che è destinato ad aumentare.