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Vladimir Putin si appresta ad affrontare le prossime elezioni presidenziali in un clima tutt’altro che sereno. Tra la mancata pacificazione nella regione siriana e l’ancora irrisolta situazione della Nord Corea, Putin deve anche guardarsi le spalle al proprio interno.

Le elezioni presidenziali sono infatti previste in Russia per il prossimo 18 marzo 2018 e quello che potrebbe sembrare un esito scontato, con il quarto mandato di Putin, potrebbe invece riservare alcune insidie per il Presidente russo. Sembra infatti essere in procinto di uscire dalla pancia della Casa Bianca l’ennesima lista di sanzioni ai danni di alcune personalità del Cremlino.





La Casa Bianca pubblica un “Kremlin report”

L’annuncio era arrivato a fine gennaio direttamente dal Ministro del Tesoro U.S. Steve Mnuchin. Usciva così il “Kremlin report”, ovvero una dettagliata lista “nera” di persone dell’entourage del Presidente a cui si minaccia un prossimo blocco degli affari con istituti e aziende americane. La lista è il risultato di una legge approvata a grande maggioranza dal Congresso americano la scorsa estate e firmata “malvolentieri”, come recita ilSole24Ore, dal Presidente Donald Trump. La legge prevedeva appunto l’introduzione di sanzioni contro la Russia per le presunte interferenze nell’ultima campagna elettorale americana.

Si tratta dunque della ritorsione per quel famoso Russiagate, che ancora non ha prodotto nessun tipo di prova concreta. Insomma siamo alla solita “guerra preventiva” da parte di Washington. Nella nuova lista nera sono presenti ben 210 persone, di cui una parte composta da 114 politici e l’altra da 96 uomini di affari. Risulta sorprendente notare come nella lista sia presente anche Sergei Lavrov, Ministro degli Affari Esteri russo, e dunque la persona che più di tutte sarebbe utile per riaprire un dialogo con Washington. Colpendo Lavrov gli Stati Uniti spengono qualsiasi residuo di speranze per una possibile pacificazione con Mosca.

La strategia americana per dividere gli alleati di Putin

Vladimir Putin, non presente nella lista, ha scherzato sull’accaduto, proclamandosi “offeso” per non essere presente nel “Kremlin report”. In realtà c’è poco da scherzare su questo documento che, quando entrerà in atto, rischia davvero di dividere l’entourage del Presidente Putin. Il motivo di quest’eventualità è semplice. Le sanzioni rappresentano un vero e proprio ricatto alle personalità del Cremlino e l’esclusione di Putin dalla lista significa proprio che il messaggio ricattatorio è indirizzato solamente al suo team e non al capo.

I 96 uomini d’affari russi nella lista hanno ovviamente relazioni economiche consolidate con l’occidente e con gli Stati Uniti in particolare. L’approvazione definitiva delle sanzioni ridurrebbe, e non poco, il volume di affari di questi imprenditori russi. Un esempio di questa perdita economica viene dato da Roman Abramovich, il noto imprenditore russo finito per la prima volta in una “blacklist” americana. Il Presidente del Chelsea ha negli Stati Uniti un volume d’affari pari a 96 milioni di dollari oltre a possedere il 31% della compagnia d’estrazione Evraz, quella che ha costruito i tubi per l’oleodotto Keystone XL. Abramovich, come gli altri 95 personaggi colpiti dalle sanzioni, dovranno tirare le somme di quanto convenga ancora “stare” dalla parte di Vladimir Putin.

L’insidia del Partito Comunista russo

Il rischio delle nuove sanzioni è proprio questo, ovvero che queste 96 persone, molto influenti in Russia, possano voltare le spalle al loro Presidente per riottenere un’adeguata posizione sul mercato occidentale. Certo a guardare gli altri candidati difficilmente verrebbe da credere a una sconfitta di Putin. Con Alexei Navalny fuori dai giochi per interdizione e un Partito Liberale in netta crisi, l’unica minaccia potrebbe arrivare dal Partito Comunista. Il nuovo candidato con la falce e il martello, Pavel Grudinin, è stato già soprannominato il Trump russo per le sue posizioni nazionaliste, anti immigrazionista e a difesa della classe media russa. Vladimir Putin ha di che guardarsi alle spalle in quella che sembra, solo all’apparenza, una vittoria scontata.

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