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Denis Volkov è il direttore del Levada Center, che non è solo il più affidabile centro di studio dell’opinione pubblica in Russia ma è anche quello a essere finito nella lista degli “agenti stranieri” in base alla legge del 2012, che applica tale definizione a tutte le organizzazioni o gli individui che sono impegnati in attività pubbliche ricevendo un sostegno dall’estero. Questo per dire che né Volkov né il Levada possono essere sospettati di particolari simpatie filo-Cremlino. È quindi molto interessante esaminare, attraverso le loro ricerche, il punto di vista dei russi rispetto alle prospettive di un negoziato sull’Ucraina.

Ne ha parlato Volkov in un commento scritto per Forbes. Ironicamente, il direttore del Levada fa notare come lo spazio informativo russo, dominato ormai dai media fedeli al Cremlino, sia stato saturato dalle notizie sul ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, al punto che, scrive appunto Vokov, “sembrava che Trump fosse stato eletto in Russia”. Un atteggiamento che, insieme alle reiterate dichiarazioni dei vertici politici russi, da Vladimir Putin a Sergej Lavrov, sulla disponibilità russa a trattare, ha contribuito a creare la convinzione che la fine della guerra sia possibile. Anzi: che sia possibile nel 2025. D’altra parte, all’epoca del confronto elettorale tra Joe Biden e Trump, l’idea che i russi manifestavano più di frequente era che Biden era debole e dominato dalle lobby antirusse mentre Trump “è un uomo d’affari e con lui si può trattare”.Normale, quindi, che il 70% dei russi pensasse prima, e ancor più pensi ora, che prima di tutto bisogna trattare con gli Usa, anche se il 50% è convinto che non si potrà arrivare alla pace senza un accordo anche con l’Ucraina.

Così l’85% dei russi ha manifestato apprezzamento per l’inizio dei negoziati tra Usa e Russia a Ryad prima e Istanbul poi. Il che, però, non deve creare eccessive illusioni, almeno da parte dei russi che, dopo trent’anni di relazioni tese, oggi vedono un potenziale reset delle relazioni tra i due Paesi soprattutto sotto forma di non ingerenza reciproca, più che come amicizia o collaborazione, Comunque sia, le ricerche del Levada, spiega Volkov, indicano che oggi la percentuale dei russi favorevole a un negoziato che ponga fine alla guerra è salita al 60%, non essendo comunque mai scesa, in questi tre anni, sotto il 50%. Meno del 30% dei russi, oggi, è favorevole al proseguimento del conflitto, con un calo negli ultimi mesi di cerca il 10% rispetto alla media dei tre anni di guerra.

Cresce il risentimento verso l’Europa

Volkov fa un’osservazione interessante: non bisogna pensare che i “lealisti”, cioè coloro che approvano l’operato di Putin, siano anche i guerrafondai. In realtà, i lealisti dominano entrambi i gruppi, compreso quello (come abbiamo visto, maggioritario) che vuole il negoziato e la pace. In altre parole, molti russi hanno fiducia in Putin e contemporaneamente vogliono la pace.

Da notare anche il cambio profondo di atteggiamento dei russi nei confronti dell’Europa. Nel corso del tempo l’Europa, che prima era vista solo come una specie di gregario degli Usa, è stata sempre più percepita come un soggetto autonomo con posizioni antirusse persino più spiccate di quelle degli americani. I russi ora (ricerche del febbraio scorso) manifestano più simpatia per gli Usa che per la Ue e solo il 21% di loro ritiene che gli europei dovrebbero sedere al tavolo della trattative di pace.

In parallelo, inoltre, si fa più intransigente la posizione dei russi rispetto alle condizioni con cui potrebbe o dovrebbe essere raggiunta la pace. Il 72% dei russi pensa che la Russia stia vincendo la guerra (è la percentuale più alta dalla primavera del 2022, prima del ritiro dell’esercito russo da Kherson e dalla regione di Khar’kiv) e che quindi i negoziati siano sì auspicabili ma da condurre da una posizione di forza. Scrive volevo: “E sebbene il numero di persone disposte a fare concessioni per concludere un accordo di pace sia leggermente cresciuto negli ultimi sei mesi – dal 20% al 30% – per molti versi questa rimane solo una dichiarazione teorica, perché poi sulle questioni principali che decideranno gli accordi con l’Ucraina l’opinione pubblica russa sta diventando sempre più intrattabile. Il numero di persone pronte ad accettare l’idea dell’adesione dell’Ucraina alla NATO o del ritorno delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia o Kherson all’Ucraina sta diminuendo costantemente. Oggi, tra il 70% e l’80% dei russi, a seconda della domanda, ritiene che tali condizioni siano inaccettabili per la Russia”.

E non basta. Oltre l’80% dei russi chiede, per negoziare una pace, che siano garantiti i diritti della popolazione di lingua russa e della Chiesa ortodossa russa in Ucraina, mentre circa il 70% vorrebbe uno status neutrale per l’Ucraina e la revoca delle sanzioni occidentali. Anche se, a questo riguardo, il 77% dei russi pensa che “la Russia debba proseguire la sua politica nonostante le sanzioni: se verranno revocate, bene; se non verranno revocate, bene lo stesso”.

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