L’Iraq sta lentamente provando a rinascere dalle proprie ceneri e a recuperare l’antico ruolo di cuore della Mesopotamia, approfittando del graduale ritorno alla stabilità permesso dalla sconfitta dello Stato Islamico, dal ritiro delle forze armate statunitense e dalla ridotta tensione sociale. Un ruolo-chiave nella ripresa è stato giocato dall’Iran, la prima potenza ad aver approfittato della dipartita di Saddam Hussein per ritagliarsi una sfera di influenza nel Paese, ma negli anni recenti è aumentato considerevolmente anche lo spazio occupato dalla Russia.
La bilaterale di Mosca
Nella giornata del 25 novembre ha avuto luogo un’importante bilaterale a Mosca tra Sergey Lavrov, il capo della diplomazia del Cremlino, e il suo omologo iraqeno, Fuad Hussein. L’incontro ha avuto come focus principale il potenziamento della cooperazione militare e quel che è stato seminato da Lavrov e Hussein verrà raccolto a breve dai ministri della Difesa dei due Paesi, che dovrebbero incontrarsi nella capitale russa nei prossimi mesi.
Lavrov, commentando i risultati del vertice in conferenza stampa, ha dichiarato che “il nostro Paese ha giocato e gioca un ruolo importante nell’equipaggiare l’Iraq con armamenti e nella lotta contro il terrorismo. Siamo pronti a soddisfare ogni [loro] richiesta riguardante [l’acquisto di] prodotti militari di fabbricazione russa”.
I due ministri hanno mantenuto un atteggiamento volutamente vago in sede di conferenza stampa, evitando accuratamente di fornire dettagli inerenti la natura degli armamenti che potrebbe ricevere Baghdad, ed è possibile che ciò sia dovuto alla sensibilità dell’affare discusso. A questo proposito, è necessario rammentare come a inizio anno fossero trapelate indiscrezioni riguardanti l’interesse iracheno verso il sistema missilistico S300, anche se il reale obiettivo sarebbe stato il suo successore, il sistema S400, e non è da escludere che Lavrov e Hussein si siano incontrati per spianare la strada ai loro colleghi in capo alla Difesa.
Affari militari a parte, nel corso del vertice si è anche discusso di collaborazione nel settore energetico, più precisamente nel comparto idrocarburi, e sono state gettate le basi per la prossima firma di quattordici accordi in una serie di campi, tra i quali sanità e commercio. Per quanto riguarda la sanità, anche se nulla è stato rivelato concretamente, il capo della diplomazia irachena ha espresso interesse nell’acquisto dello Sputnik V, il vaccino russo contro il Covid19.
Gli accordi elaborati in via preliminare da Lavrov e Hussein verranno finalizzati ufficialmente in occasione dell’edizione annuale Consiglio d’Affari Russia-Iraq, previsto a dicembre.
Lo stato attuale dei rapporti bilaterali
Esercitare influenza sul paese è vitale per qualunque potenza guidata da disegni egemonici nella regione del Grande Medio Oriente. L’Iraq, infatti, è perfettamente collocato fra il Vicino oriente, il Caucaso meridionale e la penisola arabica, un crocevia attraverso il quale è possibile avere accesso ad una serie di teatri estremamente importanti.
L’Iraq instabile ha portato alla trasformazione del Medio oriente nella centrale internazionale dello jihadismo, perciò un Iraq pacificato avrebbe ripercussioni positive sull’intero vicinato. Questa considerazione ha giocato un ruolo di prima importanza nel convincere l’Iran a intervenire militarmente e la Russia a tentare la strada della diplomazia delle armi e dell’energia.
Fino ad oggi la Russia ha investito oltre 10 miliardi di dollari in progetti per lo sfruttamento delle risorse idrocarbure contenute nel sottosuolo iraqeno e, oltre a Rosneft, sono presenti anche Lukoil, Gazprom Neft and SoyuzNefteGaz.
Energia a parte, i due paesi stanno sviluppando relazioni molto strette anche in altri settori strategici, come tecnologia, agroindustria, e difesa, e il merito è soprattutto della Commissione Intergovernativa Russo-Irachena. In occasione del vertice dell’anno scorso della Commissione, i due paesi siglarono sedici accordi di cooperazione e memorandum d’intesa.



