Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Il Capo di Stato di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha recentemente affermato che il modello ‘Un Paese, Due sistemi” adottato dalla Cina nei confronti di Hong Kong e che prevede la coesistenza, all’interno della medesima nazione, di sistemi politici profondamente diversi non potrà funzionare con Taiwan. Pechino ha sostenuto, infatti, che l’adozione di questa formula potrebbe portare all’unità con Taipei che, sin dal termine della Guerra Civile nel 1949, continua a proclamarsi indipendente ma la cui sovranità è riconosciuta da meno di venti nazioni al mondo. La Ing-wen ha poi ricordato che i gravi problemi politici che sta attraversando Hong Kong dimostrerebbero come “Un Paese, Due sistemi” non sia un modello funzionante e tantomeno un opzione che Taipei potrebbe prendere in considerazione.

Un voto significativo

Le affermazioni del Presidente taiwanese giungono a pochi giorni dalle elezioni presidenziali e legislative che avranno luogo l’11 gennaio. Tsai Ing-wen del Partito Progressista Democratico (DPP), dalle tendenze politiche liberali ed indipendentiste, si è ricandidata per ottenere un secondo mandato e dovrà vedersela con il candidato del Kuomintang ( conservatore e nazionalista) Han Kuo-yu e con James Soong del Partito Prima il Popolo, centrista. I tre si sono recentemente sfidati in un dibattito pre-elettorale dove il tema dominante è stato quello delle relazioni con Pechino. L’esponente del Kuomintang ha affermato di voler proteggere il sistema costituzionale di Taiwan e la sua sovranità. Soong si è mostrato più conciliante e si è espresso in favore di un ritorno al dialogo con Pechino senza però sacrificare la democrazia di Taipei mentre la Ing-wen si è espressa, tra le altre cose, in favore della creazione di un fronte unito contro la Cina. I tre politici, in realtà, si sono attaccati nel corso del dibattito e Soong e Kuo-yu hanno criticato l’intransigenza mostrata dalla Ing-wen nei confronti di Pechino.

Le prospettive

La questione di Taiwan continua a rivelarsi piuttosto complessa e di difficile soluzione. La Cina vuole riottenere il controllo politico su Taipei che, pur nettamente inferiore dal punto di vista bellico, continua a resistere alle avances di Pechino. Un’azione militare sembra, al momento, fuori discussione ma è anche vero che, prima o poi, la pazienza delle autorità cinesi potrebbe esaurirsi e che il quadro potrebbe mutare in maniera repentina ed il risultato elettorale dell’11 gennaio, nel lungo termine, potrebbe influire sugli equilibri locali.

I sondaggi elettorali premiano, nettamente, Tsai Ing-wen e la vedono vincitrice, con un vantaggio schiacciante, nei confronti dei due rivali: il candidato del Kuomintang si dovrebbe piazzare al secondo posto mentre Soong dovrebbe giungere in terza posizione. Una rielezione della Ing-wen potrebbe impedire ogni distensione con la Cina ed anzi favorire un aumento della tensione nell’area. Pechino, dal canto suo, dovrà decidere se adottare un approccio duro e determinato oppure se pazientare ed attendere eventuali nuovi e più positivi sviluppi. La vicenda Taipei, che si trascina ormai da diversi decenni, è probabilmente ancora lontana da una sua conclusione effettiva e ad influire circa una sua risoluzione sarà, senza dubbio, l’apertura al dialogo che potranno mostrare entrambe le parti in causa.

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