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Nello sterminato panorama di serie televisive offerte dalla miriade di piattaforme streaming, disponibili a un pubblico ormai sempre più vasto, si possono trovare molti prodotti di qualità eccellente, come la miniserie dedicata a John Adams approdata da qualche tempo su Sky. Realizzata nel 2008, ma niente affatto invecchiata, John Adams racconta in sette episodi la storia del secondo presidente degli Stati Uniti (1735-1826), eletto dopo Washington e prima di Jefferson, che, nonostante sia ormai un perfetto sconosciuto, e non solo da noi, è stato il più importante Padre fondatore degli Usa, colui che ha dato spirito e corpo alla ribellione dei coloni, trasformandola in una vera e propria Rivoluzione (conservatrice).

Prodotta da Hbo, con Tom Hanks nella veste di produttore esecutivo e Paul Giamatti in quella di protagonista, la serie è tratta dall’omonimo best-seller di David McCullough, John Adams (Simon and Schuster 2001), purtroppo mai tradotto in Italia. Il personaggio è ben delineato e molto fedele a quello storico: un avvocato di umili origini ma laureato ad Harvard, che, grazie al durissimo lavoro svolto nella città di Boston, diventa il referente politico dei sempre più numerosi coloni che non sono disposti a pagare tasse e balzelli al Parlamento britannico senza godere di alcuna rappresentanza. Sin dal primo episodio, John Adams emerge come il protettore dei più deboli e soprattutto come il custode integerrimo della legge. Accetta, infatti, l’ingrato compito di difendere le odiate “giubbe rosse“, ossia i soldati britannici, protagoniste del cosiddetto “Massacro di Boston”, avvenuto il 5 marzo 1770. Il contingente di truppe inglesi, che da un paio di anni stazionavano in città per difendere i funzionari della Corona in servizio nel Massachusetts, venne aggredito da una folla di violenti manifestanti armati di mazze e altri oggetti contundenti. Ferito gravemente, e spaventato a morte, un soldato fece fuoco, e la situazione degenerò: altri soldati spararono, uccidendo tre civili e ferendone altri otto. Tutti i militari furono immediatamente arrestati e accusati di omicidio, ma la brillante difesa di John Adams riuscì a far assolvere quasi tutti gli imputati, dimostrando che erano state vittime di un tentativo di linciaggio. In questo fatto, narrato nel primo episodio della serie, c’è già tutto John Adams: il caparbio difensore dei deboli, il coraggioso accusatore delle ingiustizie, il rivoluzionario “conservatore”, disposto ad accendere il fuoco della ribellione in nome dei più alti principi di legalità e giustizia

Colto, puntiglioso, ambizioso, onesto e coraggioso, Adams partecipò al Primo e al Secondo congresso continentale, dove diventò il leader dei patrioti indipendentisti. Lontano dai furori rivoluzionari che si accendono e spengono come fuochi di paglia, aveva capito meglio degli altri che

la Rivoluzione era cominciata molto prima della guerra: la Rivoluzione era sbocciata nelle menti e nei cuori della gente.

Per dare un senso radicato e profondo a quello che sarebbe stato l’evento letteralmente più “rivoluzionario” dell’era moderna, e che avrebbe creato uno stato nuovo in un continente nuovo con regole nuove, Adams approfondì le fonti del diritto, e si fece mandare da un librario antiquario di Londra, spendendo di tasca propria un capitale, l’intera raccolta di codici e leggi britanniche, dalla Magna Charta in poi, una ponderosa raccolta di volumi che per molti anni fu l’unica disponibile in America. Grazie allo studio di quei documenti, Adams poté dimostrare la base legale delle richieste dei coloni, che non potevano essere trattati da sudditi dal Parlamento, che non li rappresentava, e che, quindi, poteva essere legittimamente contestato.

Tra le tante frizioni con gli altri Padri fondatori, dovute soprattutto al suo carattere spigoloso e poco incline al compromesso, quelle con Jefferson si appianarono nel corso degli anni, fino a rinsaldare un’amicizia sorta in età prerivoluzionaria e poi dissoltasi per rivalità e ambizioni politiche. Quando entrambi si furono ritirati dalla partecipazione attiva agli affari di Stato, la loro comune sensibilità per la cosa pubblica e soprattutto la loro eccellente formazione umanista, frutto di un accurato studio dei classici greci e latini, ravvivarono una solida e affettuosa frequentazione, soprattutto epistolare, fino alla loro morte, avvenuta, per singolare fatalità, nello stesso giorno, a poche ore l’uno dall’altro, il 4 luglio (altra data fatidica) 1826.

Una rivalità che, invece, non si ricompose mai, fu quella contro Alexander Hamilton, altro protagonista della Rivoluzione, fedelissimo di George Washington e, soprattutto, esponente di quel partito “monarchico” profondamente avversato dal “repubblicano” Adams. Difensore dei privilegi dei ricchi il primo, protettore dei diritti di tutti i cittadini, soprattutto quelli più umili, il secondo, i due rappresentano, per così dire, le anime che, sin dagli albori rivoluzionari, si confrontano e si contrappongono lungo tutta la storia degli Stati Uniti. Anime che si sono incarnate in persone e movimenti diversi, ma che possiamo rappresentare, semplificando al massimo, tra gli “have” e gli “have not”, tra coloro che gestiscono il potere e coloro che lo subiscono, tra i privilegiati e i “deplorevoli”, additati qualche anno fa al pubblico disprezzo da Hillary Clinton perché simpatizzanti di Donald Trump.

Il salto da Adams a Trump è, lo ammettiamo, molto acrobatico e sforzato, ma non del tutto infondato. C’è una innegabile similitudine tra i presidenti come Adams, Jackson, Lincoln e i rappresentanti dei partiti di fine Ottocento che si batterono contro gli oligarchi delle ferrovie, delle industrie e degli speculatori del Nord-Est e la reazione, scomposta, arruffata e istintiva dei ceti meno privilegiati dell’America del Sud-Ovest che hanno visto in Trump più che il loro rappresentante il nemico delle élite globaliste e mondialiste. Lo faceva notare anche una dei nostri più autorevoli americanisti, Tiziano Bonazzi, sul Corriere della Sera dell’8 luglio 2018, sottolineando come, due anni prima, ossia all’elezione di The Donald, “larghe fasce popolari bianche, colpite dalla crisi economica, nazionaliste e nemiche delle politiche progressiste sui diritti e a favore delle minoranze, si sono ribellate ai partiti, (…) in nome dell’America pura dei padri”. Quell’America incarnata all’inizio della sua storia da John Adams, e via via da tanti altri protagonisti della vita politica del Nuovo continente che fu il terreno di scontro privilegiato tra i difensori del popolo e i guardiani dei privilegiati, tra chi cerca di sopravvivere lavorando onestamente, e chi si arricchisce sfruttando il lavoro altrui.