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Hanno agito in fretta, con azioni coordinate e organizzate alla perfezione. Chissà da quanto tempo aspettavano questo momento, i militari che in Myanmar hanno arrestato nella notte Aung San Suu Kyi e altri esponenti di spicco della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), partito vincitore delle ultime elezioni tenutesi lo scorso novembre. I poteri sono passati nelle mani del generale Min Aung Hlaing, a capo delle forze armate, e al generale Myint Swe, ex vicepresidente ora nominato presidente ad interim. Le novità politiche sono state annunciate in diretta sul’emittente Myawaddy TV.

Nel prendere il potere, i militari si sono appellati a due articoli della costituzione nazionale: il numero 417 e il 418. Soltanto capendo questo delicato passaggio è possibile capire che cosa è successo veramente e perché è stato possibile assistere al rovesciamento di Aung San Suu Kyi. I due articoli citati, ai quali hanno fatto riferimento i militari, stabiliscono, di fatto, la comparsa di una situazione potenzialmente esplosiva all’interno del Myanmar.

A fronte di uno scenario del genere, infatti, è evidente il rischio che la solidarietà nazionale possa disintegrarsi o che la sovranità del Paese possa evaporare come neve al sole. Il presidente dovrebbe quindi essere chiamato a proclamare lo stato di emergenza. A quel punto, scatterebbe in automatico il trasferimento dei poteri – dal legislativo all’esecutivo, passando per il giudiziario – dal presidente al comandante dei servizi di difesa. A lui spetterebbe il compito di riportare la situazione in tranquillità. In che modo? Varando le misure ritenute necessarie per respingere la situazione di pericolo.

Gli articoli 417 e 418

Nel descrivere gli articoli 417 e 418 abbiamo usato il condizionale. Ma l’ipotesi raccontata è proprio quella che si è appena verificata in Myanmar. Certo, sono stati i militari a stabilire la presenza di una situazione di rischio senza consultarsi con Aung San Suu Kyi, che è stata invece arrestata. Ma è pur vero che gran parte dell’iter seguito dalle forze armate si trova nella costituzione nazionale di compromesso del 2008. Detto altrimenti, pur “forzando la mano”, i golpisti si sono appellati a due articoli scritti e definiti dalla legislazione birmana.

Insomma, nonostante molti abbiano confuso il Myanmar con una democrazia novella, nel Paese asiatico, da 13 anni a questa parte, la bilancia ha sempre continuato a pendere dalla parte dell’esercito. In base alla loro discrezionalità, la cosiddetta “situazione di rischio” sarebbe potuta essere impugnata in qualsiasi momento. Non a caso, sono stati proprio i militari ad aver redatto la costituzione nel 2008. Sempre loro, inoltre, mantengono il potere in base alla Carta e a discapito del governo democratico e civile. Human Rights Watch ha descritto questa clausola come una sorta di “meccanismo di colpo di stato in attesa”. Come se non bastasse, la costituzione – che non può essere modificata senza il supporto militare – riserva il 25% dei seggi in parlamento e i ministeri chiave del gabinetto alle forze armate.

Le cause del colpo di stato

Per quale motivo è avvenuto il colpo di stato? In una nota pubblicata dall’esercito, le forze armate accusano la commissione elettorale del paese di non aver ovviato alle “enormi falle” nelle liste elettorali presentate prima delle elezioni generali dello scorso 8 novembre. Le forze armate denunciano la mancata convocazione di una sessione parlamentare speciale per discutere i presunti brogli, così come di un incontro del Consiglio di sicurezza nazionale. Al sesto punto del documento, le forze armate promettono di organizzare nuove elezioni generali in accordo con i dettami della Costituzione del 2008, una volta conclude le “disposizioni emergenziali” in vigore da questa mattina.

Le forze armate promettono anche di trasferire i poteri politici al partito vincitore delle elezioni “in accordo con gli standard democratici”. Nel documento non viene indicato alcun calendario per le ipotetiche nuove elezioni; questa mattina, però, le forze armate birmane hanno proclamato un periodo di emergenza nazionale della durata di un anno. Visto che, in virtù della costituzione, l’esercito aveva comunque un notevole controllo sul Paese, non è da escludere che il golpe possa essere avvenuto a causa di un’improvvisa alterazione del potere militare. “C’è una politica militare interna intorno a questo, che è molto opaca”, ha spiegato all’Associated Press Kim Jolliffe, ricercatore sulle relazioni civili e militari del Myanmar. Quanto accaduto, insomma, potrebbe riflettere proprio queste dinamiche e potrebbe essere declinato come un “colpo di stato interno”.

Uno Stato sui generis

C’è un altro aspetto da sottolineare. Il Myanmar, ufficialmente Repubblica dell’Unione del Myanmar, più che uno Stato nella sua accezione del termine è una sorta di collage formato da popoli tra loro diversissimi e intenzionati a essere indipendenti. Il nucleo centrale della nazione, che geograficamente occupa i due terzi del Paese e demograficamente comprende due terzi della popolazione, si estende lungo la pianura dell’Irrawaddy. Qui vive la maggior parte dei birmani buddhisti, i bamar, rappresentati politicamente dalla Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi. A ovest e a nord, troviamo invece altre popolazioni, tra cui i naga e i kachin, per lo più cristiani; a est ci sono gli shan, secondo gruppo etnico del Paese dopo i bamar e anche loro buddisti. L’elenco è formato, poi, da altre decine di popolazioni, come i wa e i palaung. In un quadro del genere, le potenziali situazioni di instabilità sono perennemente dietro l’angolo.