Il generale Khalifa Haftar batte un colpo dopo  la visita del premier italiano Conte negli Usa e dopo, soprattutto, l’indicazione di una “cabina di regia” sulla Libia prospettata nel vertice a Washington. A parlare per conto dell’uomo forte della Cirenaica è il suo portavoce. In un’intervista rilasciata ad Agenzia Nova, Ahmed al Mismari (questo il nome del collaboratore di Haftar) parla dell’Italia, del suo ruolo e delle recenti decisioni del governo di Roma: “L’Italia è importante – dichiara Al Mismari – Ma ha oramai scelto Tripoli e non considera Hafar. Molte scelte appaiono incomprensibili”.

Sotto accusa la vicinanza con Al Serraj

La Libia è un Paese che dal 2011 non trova pace. Dopo l’uccisione di Muhammar Gheddafi non c’è stato più alcun governo in grado di avere sovranità in ogni parte del territorio. Attualmente sono due gli esecutivi che rivendicano il governo sulla Libia: a Tripoli il consiglio presidenziale guidato da  Al Serraj, riconosciuto dall’Onu ed in carica dal 2016, in Cirenaica invece  il parlamento di Tobruck collegato alle milizie fedeli ad Haftar.

Secondo Al Mismari, l’Italia in quanto ex potenza coloniale e dirimpettaio nel Mediterraneo, non può che avere un ruolo di primaria importanza per il futuro della Libia. Il fatto che Roma abbia scelto di stare con Al Serraj secondo Al Mismari è però una grave pecca. “L’Italia – dichiara il portavoce di Haftar –  ha scelto di sostenere Misurata e Tripoli e questo è inaccettabile. Siete troppo sbilanciati verso Misurata, molti qui pensano che voi stiate aumentando appositamente le divisioni politiche già esistenti in Libia”. Al Mismari punta il dito in particolare contro il supporto dato da Roma alle milizie di Misurata che appoggiano Al Serraj.

A Misurata l’Italia ha diversi uomini impiegati nella missione Ippocrate, lanciata nel 2016 per aiutare le milizie vicine ad Al Serraj impegnate contro l’Isis. Proprio a Misurata ha inoltre sede un ospedale da campo che durante la battaglia contro il califfato di due anni fa ha curato diversi miliziani anti jihadisti. Secondo Al Mismari, la presenza miliare italiana in Tripolitania è la prova maestra della precisa scelta di campo fatta da Roma nel contesto libico. E questa, sempre secondo il portavoce di Haftar, non è una buona notizia sia per gli interessi libici che italiani. La scelta del nostro Paese dunque, stando alle parole di Al Mismari, appare inopportuna specie valutando le forze presenti sul campo.

Il problema dell’immigrazione

Uno dei punti salienti toccati da Al Mismari riguarda il dossier immigrazione ed è qui che, secondo il portavoce di Haftar, trapelano gli errori italiani nel trattare solo con Tripoli e Misurata. “Come può un Paese come l’Italia, con la sua grande storia, ingaggiare un criminale semi-analfabeta per combattere l’immigrazione clandestina per circa 5-8 milioni di euro?”, chiede Al Mismari al suo intervistatore con riferimento ad Ahmed al Dabbashi, capo di una delle milizie di Sabrata in grado di controllare in passato gran parte del traffico di migranti. Al Mismari richiama con queste sue parole un’inchiesta della Reuters dello scorso anno, secondo cui l’Italia avrebbe pagato le milizie di Al Dabbashi per bloccare i migranti sulle coste e non farli approdare nel nostro Paese.

“Noi controlliamo le coste dall’Egitto fino a Sirte, dove non parte neanche una barca – rincara poi Al Mismari – l’Italia può percorrere più scelte, tra cui quella indubbiamente di trattare con l’Lna di Haftar”. Nel suo discorso, il portavoce del generale libico non fa alcun riferimento alle recenti diatribe tra Roma e ong, ma a grandi linee è possibile tracciare una considerazione negativa sulle politiche italiane contro l’immigrazione.

Haftar preoccupato per l’intesa Italia-Usa

Al Mismari, nel corso della sua intervista, fa trapelare anche una certa insofferenza di Haftar sulla recente visita del premier Conte negli Stati Uniti. Forse è proprio questa la principale preoccupazione di questi giorni del generale libico. Roma e Washington appoggiano entrambe Al Serraj. Il giudizio di Al Mismari è comunque netto e non lascia spazio ad interpretazioni: “La sovranità della Libia – dichiara – è stata violata. Il coordinamento dovrebbe essere condotto con i libici. Anche gli Stati Uniti si coordinano con il Consiglio presidenziale e l’Lna prima di condurre ogni raid”.

Haftar non rinuncia all’Italia

Ma queste considerazioni pronunciate da uno dei più stretti collaboratori di Haftar, a pochi giorni per l’appunto dal vertice Conte-Trump, appaiono certamente critiche nei confronti del nostro Paese, ma aprono anche nuovi scenari. L’esercito che controlla la Cirenaica sa bene che le proprie ambizioni di governo in tutto il resto del Paese passano anche da accordi capaci di coinvolgere l’Italia. Senza Roma, dunque, a prescindere dal peso dell’ex forza colonizzatrice e dal suo braccio di ferro con Parigi, in Libia non ci si può muovere.

Più che vere e proprie critiche, quelle di Al Mismari appaiono in realtà inviti lanciati all’Italia a rivedere la sua posizione. Una sottile ma ben visibile apertura a Roma, un segno di come Haftar non voglia affatto rinunciare all’Italia nonostante gli appoggi di Emmanuel Macron e i rapporti oramai ben consolidati con Egitto e Russia. Un ulteriore segnale quindi lanciato al di là del Mediterraneo, nell’attesa di capire come può evolvere l’intero frastagliato e disastrato quadro libico.

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