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Un botta e risposta che fa tornare indietro le lancette dell’orologio di dieci anni, quando Turchia ed Israele arrivano ai ferri corti per via dell’incidente della Freedom Flotilla, le imbarcazioni battenti bandiera turca con a bordi attivisti diretti a Gaza per consegnare aiuti umanitari attaccate dalla marina israeliana. Spunta (quasi) fuori dal nulla la polemica tra i due principali protagonisti di allora: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Il botta e risposta

Ad aprire le danze è Recep Tayyp Erdogan, il quale in un comizio durante la campagna elettorale in corso per le prossime amministrative, lancia una pesante invettiva contro il premier israeliano: “Oggi, al vertice dello Stato ebraico vi è un ladro matricolato, prossimo all’incarcerazione – urla Erdogan – Nonostante sia incriminato per corruzione, Netanyahu continua a dare lezioni di civiltà al mondo intero. Colgo comunque l’occasione per augurargli un buon soggiorno nelle prigioni del suo Paese”. L’allusione del presidente turco è alle accuse di corruzione contro il capo del governo di Tel Aviv, anch’egli alle prese con una campagna elettorale piuttosto dura in vista delle legislative del prossimo 9 aprile.

Un’esternazione, quella di Erdogan, che in Israele l’entourage di Netanyahu non vuole lasciare cadere nel vuoto. Anche perchè il presidente turco non si limita alle frasi sopra descritte. Anzi, accusa il premier dello Stato ebraico di essere un “lestofante” e di perseguitare la popolazione palestinese soprattutto a Gaza. Nel giro di poche ore arriva la replica da Tel Aviv: “Il presidente turco ha perso un’ottima occasione per tacere – dichiara Netanyahu – Egli non fa altro che offendere Israele ergendosi a paladino dei diritti umani, pur essendo proprio lui uno dei più spietati nemici delle libertà individuali, in primo luogo della libertà di informazione e di pensiero”. Infine il capo del governo israeliano esprime solidarietà ai giornalisti turchi attualmente in galera.

Il perché degli screzi

Sia Erdogan che Netanyahu non hanno la fama di essere due in grado di lasciare nulla al caso. Se vengono effettuate certe affermazioni, c’è un motivo specifico da cercare possibilmente nei meandri del gioco politico/militare del medio oriente. Di certo il presidente turco non si lancia in invettive contro il capo del governo israeliano per puro piacere e con mera gratuità. E forse la risposta sul perchè Erdogan si lasci andare a gravi accuse contro il Netanyahu vanno ricercate nel progetto “East-Med“. Si tratta, come già affermato in passato, del gasdotto che a pieno regime dovrebbe trasportare importanti quantità di gas israeliano in Europa, passando per Cipro e Grecia. Viene tagliata fuori da questo progetto la Turchia e l’area caucasica, la quale tramite soprattutto l’Azerbaijan punta all’approdo delle proprie risorse nel vecchio continente tramite il gasdotto Tap.

Che ad Ankara un progetto come quello dell’East – Med non vada a genio, non è un fatto completamente sconosciuto. Al contrario, la Turchia si mostra più volte insofferente nei confronti dei lavori di costruzione del gasdotto in questione. Ma adesso che il progetto prende forma, Erdogan vuole battere i pugni sperando quanto meno di far notare la sua presenza in questa parte del Mediterraneo. Lo dimostrano le esercitazioni della propria marina previste per il prossimo 20 marzo, in concomitanza con il vertice di Gerusalemme tra Israele, Grecia e Cipro in cui, davanti anche al segretario di Stato Usa, il primo punto all’ordine del giorno è proprio il progetto East – Med.

Così come rivelato dal quotidiano ateniese Kathimerini, le esercitazioni turche sono previste in uno spazio molto vicino alle acque greche ed alla Zee cipriota. Una piccola provocazione mascherata dall’esigenza di difendere i propri confini da parte di Ankara, a cui fa seguito anche l’invettiva di Erdogan contro Netanyahu. Un modo, come detto, con il quale il governo turco cerca di far sentire la propria presenza mentre il progetto East – Med prende forma.





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