Parlando di fake news… Nikolas Cruz aveva appena finito di sterminare 17 persone nel suo ex liceo di Parkland, Florida, che già tutto il solito ambaradan si metteva in modo. Pronta la manifestazione degli studenti davanti alla Casa Bianca perché si sa, la colpa è di Donald Trump. Pronto lo scoop della Cnn, perché Trump giocava a golf durante i funerali. Pronto l’attore progressista che si fa sentire: nel caso specifico George Clooney, che ha donato mezzo milione di dollari per finanziare altre marce contro le armi. La stampa internazionale partecipa al rito e devotamente rilancia.

Uno potrebbe anche fregarsene. Trump è quello che è, e se i politici e gli elettori americani preferiscono continuare a piangere morti assurde (30mila l’anno per armi da fuoco, tra le quali 12mila omicidi) forse sono fatti loro. Però vengono i nervi e quindi…

Lo pseudo-giornalismo imperante fa notare che in questo inizio di 2018 sono triplicate le sparatorie presso le scuole: 18 casi, di cui otto con morti (22 in totale) e feriti. E aggiunge: colpa di Trump, che all’inizio della presidenza, per compiacere l’industria, ha cancellato alcune restrizioni all’acquisto di armi da fuoco.

Nessuno però aggiunge quanto segue. Primo: la statistica che tutti citano è stilata da Every town for gun safety che però definisce “sparatoria scolastica” qualunque caso in cui un’arma spara nel territorio di una scuola o in un campus. Quindi in quella statistica entrano anche gli “incidenti” in cui un’arma ha sparato per errore (a Los Angeles un ragazzo aveva la pistola nello zaino: 5 feriti), i suicidi (due), i crimini commessi nell’area di una scuola (a Montepelier, Vermont, un rapinatore è stato ucciso così dalla polizia), gli episodi di cronaca nera che con la scuola hanno poco a che fare (per esempio, le risse dopo le partite di basket o di football). Ma si sa, tutto fa brodo.

E poi Trump. La sua grande colpa è aver allentato i controlli su chi soffre di disturbi mentali e vuole comprare armi. Sbagliato, è ovvio. Ma il problema è che Nikolas Cruz, lo stragista di Parkland, NON soffriva di disturbi mentali. Non ufficialmente, almeno. Perché il Florida Department of Children and Families l’aveva segnalato come affetto da autismo, deficit dell’attenzione e iperattività ma ai successivi controlli gli assistenti sociali, lo sceriffo di Parkland e l’Fbi della Florida, a vario titolo coinvolti, l’avevano giudicato non pericoloso e non avevano ritenuto necessario prendere provvedimenti. Che c’entra Donald Trump, o la legge, con questa serie di clamorose incompetenze?

E poi: il complottismo fa ridere ma il “due pesi due misure” fa pena. Qualcuno ricorda manifestazioni anti-armi davanti alla Casa Bianca negli anni di Barack Obama? No, vero? Strano, perché durante il doppio mandato obamiano (20 gennaio 2009 – 20 gennaio 2017) si sono verificate nove delle venti peggiori stragi nella storia degli Stati Uniti. Per la precisione: in un night club a Orlando (50 morti) nel 2016, presso la scuola elementare di Sandy Hook nel Connecticut (28 morti) nel 2012, a San Bernardino in California (16 morti) nel 2015, a Binghamton nello Stato di New York (14 morti) nel 2009, a Fort Hood nel Texas (13 morti) nel 2009, a Washington (13 morti) nel 2013, davanti a un cinema ad Aurora nel Colorado (12 morti) nel 2012, nella contea di Geneva in Alabama (12 morti) nel 2009 e infine nell’Umpqua College in Oregon (10 morti) nel 2015.

Nessuno manifestava contro Obama, allora. E giustamente, perché il problema degli Usa, riguardo alle armi, non sta nei presidenti (che vengono subito bloccati se provano a far qualcosa) ma nel sistema politico e culturale. Il complesso militar-industriale è una potenza, negli Usa, anzi: è il vero policy maker del Paese. Mentre Cruz faceva strage a Parkland, il congresso approvava una nuova massiccia vendita di armi al Qatar e agli altri Paesi del Golfo Persico. Come si fa a neutralizzare in patria un settore industriale che è decisivo nella politica estera e nell’economia del Paese?

In secondo luogo, della liceità dell’uso della forza (e quindi delle armi) è permeata tutta la storia degli Usa (che si sono formati con il genocidio dei pellerossa e con la guerra di Secessione), e il concetto anima anche la loro politica contemporanea. In tutta l’ultima campagna elettorale per la Casa Bianca, per fare solo un esempio, i candidati si sono divisi tra l’esaltazione per il resolve (la decisione, la grinta, la fermezza) di Hillary Clinton e i propositi di rilancio delle spese militari di Donald Trump. Quindi possiamo anche metterci tranquilli, le armi continueranno a circolare negli Usa, i ragazzi e morire e gli studenti, almeno finché c’è Trump alla Casa bianca, a protestare.