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Politica

“Le paure russe erano reali”: come Londra sapeva (e ignorò) il prezzo dell’allargamento Nato

Documenti Uk confermano che la Nato sapeva che l'espansione a est sarebbe stata percepita da Mosca come una provocazione.

A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, un’affermazione continua a essere ripetuta come un mantra da gran parte dei media occidentali e dei leader politici: l’aggressione di Mosca sarebbe stata «non provocata» e dettata dalle volontà imperialistiche russe. L’espansione a Est della Nato? Un’argomentazione cara solo alla propaganda del Cremlino. Un giudizio che, pur non mettendo in dubbio l’illegalità dell’invasione secondo il diritto internazionale, viene oggi tuttavia messo in discussione da documenti ufficiali britannici desecretati, i quali raccontano una storia molto diversa.

L’inchiesta pubblicata da Declassified UK, basata su carte dell’Archivio Nazionale di Londra risalenti al 1995-1999, rivela che funzionari e primi ministri del Regno Unito erano perfettamente consapevoli che l’allargamento della Nato verso Est – in particolare includendo gli Stati baltici e, potenzialmente, l’Ucraina – sarebbe stato percepito da Mosca come una provocazione diretta, con il rischio concreto di una rottura violenta degli equilibri europei.

Russia, l’avvertimento del 1997

Un briefing del marzo 1997, redatto per il primo ministro conservatore John Major in vista di un incontro con il segretario generale della Nato Javier Solana, è esplicito. Nel documento si legge che un allargamento «troppo ampio e troppo rapido» avrebbe messo a dura prova le strutture dell’Alleanza, ma soprattutto avrebbe «antagonizzato la Russia».

Il testo aggiunge che ulteriori decisioni su quali Stati ammettere, e quando, «provocherebbero i russi». All’epoca, nonostante la forte opposizione di Mosca, la Nato stava valutando l’ingresso di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia (che sarebbero entrate nel 1999), con Slovenia e Romania come candidate successive.

Ma il vero nodo politico, evidenziato dagli stessi funzionari britannici, riguardava gli Stati baltici e l’Ucraina. Lo stesso briefing per Major annotava che il presidente russo Boris Eltsin «avrebbe probabilmente cercato rassicurazioni dai partner chiave sul fatto che la Nato non avrebbe ammesso i Baltici e l’Ucraina». La risposta britannica era già scritta: «Da noi non otterrà nulla».

«Punto nevralgico» e timori reali

Nel febbraio 1997, il viceministro degli Esteri russo Nikolai Afanasievsky definì «provocazione palese» le discussioni sull’ingresso di ex repubbliche sovietiche nella Nato, durante un colloquio con l’ambasciatore britannico a Mosca Jeremy Greenstock. Quest’ultimo cercò di rassicurarlo, affermando che «la Nato non aveva intenzione di ammettere membri dell’ex Unione Sovietica in questa fase». Sarebbe smentito sette anni dopo quando, nel 2004, gli Stati baltici entrarono tutti nell’Alleanza.

I funzionari britannici presso la Nato informarono il Foreign Office che l’allargamento ai territori dell’ex Urss era per i russi un «punto nevralgico». E il presidente Eltsin, in una lettera a Major dell’aprile 1997, scriveva: «Il nostro atteggiamento negativo verso i piani di allargamento della Nato rimane immutato. La loro attuazione sarebbe il più grande errore dell’Occidente in tutto il dopoguerra».

Major stesso, in un colloquio con il primo ministro olandese Wim Kok nel gennaio 1997, ammise senza mezzi termini: «Le paure russe erano reali». Lo stesso premier britannico, in un incontro con l’omologo irlandese John Bruton nel maggio 1995, aveva osservato che «la loro paura fondamentale era l’accerchiamento», aggiungendo che per Mosca la Nato aveva «un simbolismo e una risonanza politica molto più minacciosi» rispetto all’Unione europea. E sui Baltici: «Sarebbe molto difficile avere un confine della Nato direttamente contro la Russia».

Una situazione fragile che potrebbe esplodere»

Le avvertenze russe non erano solo retorica. Nel dicembre 1996, il primo ministro russo Viktor Chernomyrdin disse in privato a Major: «La Russia non può fermare l’allargamento della Nato, ma questo creerà una situazione fragile che potrebbe esplodere».

Parole profetiche, ignorate. All’epoca, il governo britannico raccomandava comunque un allargamento «lento» e lo sviluppo di «una relazione unica con la Russia». Ma con l’arrivo di Tony Blair al potere nel maggio 1997, e ancor più dopo l’ascesa di Vladimir Putin nell’agosto 1999, Londra scommise su un progressivo «assuefazione» di Mosca all’espansione Nato. Una scommessa persa.

Nel febbraio 2000, John Goulden, alto funzionario britannico alla Nato, scriveva che l’allargamento era «ancora molto nevralgico» per la Russia. Un funzionario russo gli aveva confidato che ciò «equivaleva a chiudere la finestra di Pietro il Grande sull’Occidente». A rendere il clima ancora più incandescente era stata nel frattempo la guerra del Kosovo del 1999 – bombardamenti Nato contro la Serbia, alleata di Mosca, senza mandato Onu – e le politiche di Usa e Regno Unito in Iraq, compresi i bombardamenti del 1998 anch’essi privi di autorizzazione dell’Onu.

La profezia di Kennan

Lo scorso anno, dopo anni di narrazioni che hanno spesso semplificato le cause del conflitto russo-ucraino, demonizzando chi sollevava dubbi sulla versione dominante in Occidente, il New York Times ha pubblicato un articolo che segnava un netto cambio di prospettiva, riconoscendo che l’espansione a Est della Nato ha contribuito a innescare l’invasione russa dell’Ucraina, iniziata nel febbraio 2022.  L’articolo del New York Times sottolineava come, dalla prospettiva di Mosca, il rafforzamento delle difese russe vicino al confine finlandese sia una risposta diretta alla crescente presenza della Nato.

Anche (alcuni) strateghi Usa, infatti, erano perfettamente consci di cosa avrebbe rappresentato l’espansione a Est della Nato per la Federazione russa. Su tutti è bene ricordare George Kennan, il padre intellettuale della politica di contenimento americana durante la guerra fredda, il quale, in un’intervista al New York Times del maggio 1998 avvertì cosa avrebbe potuto mettere in moto l’espansione a est della Nato. «Penso che sia l’inizio di una nuova Guerra fredda», spiegò Kennan. «Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore. Non c’era alcun motivo per questo. Nessuno stava minacciando nessun altro».

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