Le nuove sanzioni alla Russia: l’Europa taglia i ponti su economia ed energia

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Tagliare i ponti in campo economico e risolvere definitivamente la questione dei legami energetici bilaterali eliminando gli scambi nel campo del gas naturale e del petrolio: il diciottesimo pacchetto di sanzioni europee alla Russia annunciate da Ursula von der Leyen e Kaja Kallas la settimana scorsa, la rinnovata spinta anti-Mosca del governo britannico di Keir Starmer e la sintonia tra Bruxelles e Londra nell’aumentare la pressione sul governo di Vladimir Putin hanno creato una convergenza sul piano operativo.

Il “G5” europeo, costituito da Francia, Germania, Italia, Regno Unito e istituzioni comunitarie e allargato al Canada di Mark Carney ha strutturato una linea indipendente dagli Usa di Donald Trump al recente summit dell’Occidente in Alberta. In un concetto: l’obiettivo è disaccoppiarsi definitivamente dalla Russia. Non tornare più allo status quo ante la guerra in Ucraina.

Essenzialmente, i Paesi europei intendono, da un lato, azzerare il commercio di petrolio e gas naturale, fatto salva la quota ineliminabile (commercio via Gnl e alcune rotte indirette via TurkStream e Balcani) e concentrandosi sul greggio, che rappresenta un terzo del cash flow che alimenta la guerra di Vladimir Putin (tetto al prezzo: 45 dollari al barile) e, dall’altro, alzare l’asticella del divieto di scambi finanziari. In altre parole, in particolar modo nel 18esimo pacchetto europeo, si vuole portare l’abbandono al settore Swift da parte di Mosca a un livello ulteriore, tagliando definitivamente i ponti per le transazioni finanziarie russo-europee.

Un’eccezione per Ungheria, Slovacchia e Austria

Sono in arrivo, peraltro, ulteriori misure ancora più stringenti. Come nota Politico.eu, l’Unione Europea ha allo studio una nuova proposta secondo cui “dal 1° gennaio 2026, l’importazione di gas naturale tramite gasdotti o gas naturale liquefatto via mare sarà vietata, salvo in circostanze specifiche, tra cui i contratti a breve termine stipulati prima del 17 giugno 2026″, sarà fissata la soglia dell’1 gennaio 2028 come fine dei contratti a lungo termine di fornitura, fatte salve “delle eccezioni per i Paesi senza sbocco sul mare che hanno stipulato accordi a lungo termine con Mosca”, essenzialmente Ungheria, Slovacchia e Austria il cui assenso è fondamentale per ogni pacchetto di sanzioni.

Un approccio diametralmente opposto, quello europeo, rispetto a quanto promosso da Donald Trump e dagli Usa che credono ancora nella possibilità di un accordo per la pace in Ucraina e si astengono per ora da nuove sanzioni. La scommessa è di quelle forti e spericolate: escludere la Russia dall’Europa, definitivamente. Ma si può, a colpi di sanzioni, invertire ciò che la storia, nonostante il caos della geopolitica odierna, ha costruito? Difficile a dirsi. E la sensazione è che più che aiutare l’Ucraina queste mosse finiscano per sancire un principio politico figlio di rapporti odierni, non del vissuto storico. E tutt’altro che utile all’equilibrio complessivo del sistema.

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