La Macedonia del Nord è una nazione cruciale nella regione dei Balcani. Il Paese vuole integrarsi pienamente sia nell’Unione europea che nella Nato (il processo di adesione alla Nato praticamente finalizzato e soggetto alla ratifica degli altri Stati Membri) ed entrare pienamente a far parte delle strutture euro-atlantiche: un compito non facile, anche a causa di alcune dinamiche specifiche. La Grecia, infatti, ha posto il veto, per decenni, all’ingresso di Skopje in entrambe le organizzazioni a causa del cosiddetto problema del nome. Atene ha sempre sostenuto che il nome Macedonia implicasse intenzioni irredentiste sull’omonima regione del nord della Grecia ed ha preteso che Skopje cambiasse ufficialmente il nome del Paese in cambio della caduta del veto. Lunghi e difficili negoziati hanno infine portato all’implementazione di questo scambio e la Macedonia è divenuta Macedonia del Nord. I problemi non erano, però, terminati. Alcuni paesi dell’Unione Europea, in particolare la Francia, hanno fatto pressioni su Bruxelles per rimandare l’inizio dei negoziati di adesione e ciò potrebbe creare alcuni problemi politici al Paese.

Stevo Pendarovski, eletto presidente della Macedonia del Nord nell’aprile 2019 e membro dell’Unione Socialdemocratica, ha deciso di rispondere alle domande di InsideOver sul ​​futuro politico del Paese e della sua integrazione Euroatlantica. Pendarovski ha inoltre commentato lo stato delle relazioni con Atene e Belgrado, il rischio che la Macedonia del Nord (dove una parte sostanziale della popolazione è musulmana) possa essere attaccata da gruppi di estremisti islamici e la perdurante questione del Kosovo.

Dopo la decisione presa dall’Unione europea di rinviare l’apertura dei colloqui di adesione della Macedonia del Nord, quali sono le prospettive del rapporto tra Skopje e Bruxelles? Quali saranno i prossimi passi? La Macedonia rimarrà concentrata sull’obiettivo di aderire?

Ho dichiarato pubblicamente, subito dopo l’ultimo Consiglio europeo, che non dovremmo abbandonare la prospettiva dell’integrazione europea e dovremmo continuare a coltivare i partenariati con gli Stati membri dell’Ue. Come confermato dai leader dei partiti parlamentari della Macedonia settentrionale, l’integrazione europea gode del consenso nazionale e rimane un obiettivo strategico del nostro Paese. Rimarremo concentrati sull’integrazione europea, continueremo a portare a termine il nostro programma di riforme interne, poiché abbiamo bisogno delle riforme per i nostri cittadini e continueremo a perorare, a livello internazionale, il caso della nostra integrazione europea: meritiamo di essere membri del Unione europea.

Pensa che ci sia la possibilità che le elezioni anticipate, previste per aprile 2020, possano portare all’instabilità politica nel Paese? Pensa che le nazioni straniere possano, in qualche modo, provare a influenzarne i risultati?

Spero sinceramente che avremo elezioni libere, eque e democratiche e che i giorni delle cattive pratiche elettorali e della corruzione elettorale siano alle nostre spalle. Presto saremo membri della Nato e ci impegneremo a diventare membri dell’Ue, quindi dobbiamo dimostrare che possiamo sostenere i principi e i valori democratici europei e condurre elezioni pacifiche.

Quali sono le prospettive della Macedonia del Nord per quanto riguarda l’integrazione nella Nato, dato che il protocollo di adesione dovrebbe venire ratificato dagli altri Stati membri nei prossimi mesi e in che modo l’esercito migliorerà le sue prestazioni grazie all’adesione?

Siamo nella fase finale del processo di ratifica, che dovrà essere completato da tutti gli Stati membri della Nato. Questa fase sta procedendo senza intoppi in tutti i Paesi membri  e ci vorranno solo pochi mesi prima che tutti completino le procedure all’interno delle proprie istituzioni nazionali. Prevediamo di diventare il trentesimo membro della Nato nella primavera del 2020 e di alzare la nostra bandiera presso la sede della Nato a Bruxelles, completando con successo un processo di quasi tre decenni di duro lavoro e riforme che dimostrano il nostro impegno per i valori euro-atlantici.

Qual’è lo stato delle relazioni tra Skopje e Belgrado e Skopje ed Atene, due vicini con i quali convivere non è sempre facile?

Il rapporto con entrambi è abbastanza importante. Abbiamo migliorato in modo significativo le relazioni con la Grecia in seguito alla firma dell’accordo di Prespa in quanto ha contribuito a migliorare la comprensione, aumentare la fiducia reciproca e costruire una relazione di partnership. Con la Serbia intratteniamo costantemente ottime relazioni che si sviluppano attraverso lo scambio bilaterale di beni e servizi, il collegamento di imprese e persone. Viaggerò in Serbia verso la fine di questo mese, ospitato dal presidente serbo Vucic. Abbiamo sempre cercato relazioni di buon vicinato, poiché i vicini sono davvero importanti per l’ambiente regionale generale in cui ci troviamo e nel nostro caso è una regione che ha ambizioni condivise di far parte delle istituzioni europee ed euro-atlantiche.

Pensa che la Macedonia del Nord sia a rischio di essere attaccata da gruppi terroristici internazionali, estremisti islamici nello specifico e come agisce il Paese per tenere sotto controllo il radicalismo e prevenire l’estremismo. Com’è il rapporto con la minoranza albanese?

Viviamo in un’epoca in cui le minacce alla sicurezza sono asimmetriche, quella dei gruppi terroristici è una minaccia condivisa da qualsiasi società del mondo. Ciò che tutti possiamo fare è unire le forze nella guerra al terrorismo e riunire le risorse attraverso un sistema di sicurezza collettiva che lavora per proteggere i nostri popoli. Per quanto riguarda le relazioni interetniche nel nostro Paese, direi che abbiamo fatto molta strada dall’essere una società fragile e divisa da linee di divisione etniche e religiose a una società con un sistema istituzionale per la protezione e la promozione dei diritti delle minoranze, inclusa quella albanese, ed un dialogo stabile e costruttivo su ogni aspetto rilevante delle relazioni tra le comunità. Tuttavia, nonostante la coesione a livello nazionale, ci sono ancora comunità dove dobbiamo lavorare per aumentare la fiducia delle persone nelle istituzioni, nell’istruzione integrata e nei contatti con gli altri, al fine di sviluppare pienamente una democrazia multietnica funzionale in cui i diritti umani vengano apprezzati allo stesso modo da tutti.

Nuove tensioni tra Kosovo e Serbia possono avere ripercussioni più ampie sulla stabilità dell’area balcanica e in particolare in Macedonia?

In quanto vicini di entrambi i Paesi, con cui condividiamo un percorso comune, avendo fatto parte della stessa Federazione (la Iugoslavia) e con cui siamo tenuti a condividere un futuro comune, ciò che accade nel dialogo tra  Belgrado e Pristina è abbastanza importante per noi ed è per questo che seguiamo da vicino gli eventi. Vorremmo sostenere e rispettare qualsiasi soluzione che sarà adottata dal Kosovo e dalla Serbia che abbia una garanzia internazionale per l’integrità territoriale degli altri Paesi della regione e la stabilizzi. Non vorremmo vedere alcuna soluzione che possa compromettere la stabilità, questa è una regione etnicamente fragile che ancora sta guarendo dalle ferite dei conflitti degli anni ’90. Questo è il motivo per cui è importante che qualsiasi soluzione che venga proposta possa contribuire ad una regione più prospera normalizzando la relazione tra Belgrado e Pristina, il che sarebbe vantaggioso per tutti noi che apparteniamo alla stessa regione.

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