Le forze armate cinesi sono state sottoposte, nel corso dell’ultimo biennio, a un completo processo di ristrutturazione che ha sancito la loro modernizzazione e il loro adattamento alla nuova postura geopolitica e strategica della Repubblica Popolare.

Tradizionalmente, il People’s Libération Army (PLA), l’esercito di terra, occupava un ruolo egemone ed era strutturato come forza di massa, con effettivi superiori al milione di unità e tattiche studiate in funzione del tradizionale ruolo di potenza continentale detenuto dalla Cina sino a pochi anni or sono. Ai tempi della Guerra Fredda, l’ostilità di Pechino con numerosi suoi diretti vicini (Unione Sovietica, India, Vietnam, Taiwan) rendeva necessaria una postura di questo genere.

Con il rilancio geopolitico della Cina e l’implementazione di una strategia di proiezione che corre, in particolare, parallela all’espansione della “Nuova Via della Seta”, le forze armate di Pechino hanno dovuto essere riformate in maniera radicale nel corso dell’era di Xi Jinping. La People’s Libération Army Navy (PLAN) ha attratto quote consistenti del budget militare cinese, arrivato nel 2016 a 216 miliardi di dollari, dato che la marina ha rappresentato il principale strumento di proiezione di potenza nel turbolento scenario dell’Indo-Pacifico.

Al tempo stesso, il governo di Xi Jinping ha messo in atto una radicale riforma dell’apparato militare che ha rafforzato il controllo del potere politico sulle forze armate e, al tempo stesso, snellito la loro organizzazione per trasformarle in una struttura flessibile e pienamente capace di proiezione operativa in diversi scenari globali. Tale riforma appare largamente ispirata dall’esperienza che ha contraddistinto gli sviluppi delle forze armate statunitensi, principale rivale, in potenza, della Repubblica Popolare, ma al tempo stesso modello di sviluppo imprescindibile.

Le mosse di Xi Jinping e la riforma delle forze armate

Don Tse ha segnalato su The Diplomat come la crescente “americanizzazione” dell’apparato militare cinese sia stata incentivata dalle importanti riforme di Xi Jinping, dopo il 19° Congresso del Partito Comunista dominus della politica a Pechino e leader incontrastato di tale apparato.

Xi, scrive l’analista, ha ordinato una riduzione di 300.000 uomini negli effettivi di truppa, la riorganizzazione della Commissione Militare Centrale (CMC) da lui presieduta come stato maggiore supremo congiunto, separato la catena di comando operativa da quella amministrativa e, di recente, ordinato il rilancio di un programma di educazione militare nazionale.

Le riforme di Xi Jinping risultano decisamente simili a quelle contenute nel Goldwater-Nichols Act, siglato da Ronald Reagan nel 1986, che ristrutturava completamente la catena di comando militare delle forze armate a stelle e strisce, rafforzando notevolmente il potere del Joint Chiefs of Staff e garantendo loro una proiezione verso il nuovo millennio. La Cina cerca di colmare il gap con il potenziale rivale numero uno non dedicandosi a un inseguimento che risulterebbe inefficace e infruttuoso ma cercando di cogliere dall’esempio americano lezioni utili per riqualificare la sua politica di difesa.

Specializzazione e deterrenza: così le forze armate cinesi puntano a colmare il gap

Risulterebbe infatti impossibile per la Cina, già gravata da grandi impegni finanziari per l’implementazione del suo grande progetto geopolitico, imbarcarsi in una corsa alle armi che punti a raggiungere gli Stati Uniti in ogni settore delle forze armate.

Al contrario, la Cina ha impostato una politica notevolmente pragmatica, che punta a massimizzare quanto disponibile e, soprattutto, rendere lo strumento militare una componente funzionale al conseguimento della propria strategia globale.

La stessa decisione di focalizzare sulla flotta e, in parte, sull’aviazione i programmi di sviluppo é conseguenza diretta di una lezione che Washington ha già appreso da tempo; al tempo stesso, la Cina punta ad incrementare la produzione interna di armamenti e lavora alacremente allo sviluppo di un complesso militare-industriale nazionale.

La riforma militare di Xi Jinping, inoltre, é complementare alla specializzazione della Cina nelle tattiche di guerra asimmetrica che, come spiegato nel 1999 da Wang Xiangsui e Qiao Ling nel loro saggio Guerra senza limiti, si fonda su elementi come lo spionaggio e la padronanza dell’elemento di sottofondo del contesto militare. In questo caso, la grande evoluzione dei satelliti spia, delle strategie cibernetiche e della fondamentale produzione di semiconduttori, centrali nel futuro piano industriale di Pechino, potrebbero garantire efficacia alla ristrutturazione ordinata da Xi Jinping. 

La Cina accelera lo sviluppo delle sue forze armate e si prepara all’era dell’instabilità permanente in cui la loro capacità operativa potrebbe sicuramente risultare utile: una politica planetaria come quella che Pechino sta sviluppando sarebbe infatti impossibile senza un moderno apparato militare di sostegno.

 

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