L’attrazione della Corea del Nord per le nuove ricchezze digitali ha subito un’impennata negli ultimi anni. Una crescita esponenziale che va di pari passo con le operazioni di hacking nei confronti dei grandi gruppi bancari e delle piattaforme di scambio delle criptovalute.
Lo scopo dell’approvvigionamento, sia esso di natura legale o fraudolento, è il reperimento dei fondi volti a finanziare lo sviluppo dell’arsenale militare di Pyongyang, come reso noto dai servizi di intelligence mondiali. Il fenomeno è inoltre cresciuto fortemente negli ultimi anni, portandosi dietro l’attenzione degli osservatori internazionali.
La convocazione di una conferenza aperta agli investitori esteri ha però posto in allarme le Nazioni Unite, che hanno diramato l’avvertimento di non partecipare all’evento fortemente voluto da Kim Jong-Un. La possibilità infatti che lo scopo della conferenza sia un tentativo di bypassare gli embarghi internazionali è molto elevato e qualsiasi operazione fatta in Corea del Nord si configurerebbe come violazione delle leggi internazionali.
Secondo gli osservatori dell’Onu la Corea del Nord si sarebbe munita dell’equivalente di circa 2 miliardi di dollari da distribuire tra gli investitori, per finanziare i propri programmi balistici a scopo militare. L’impossibilità per Pyongyang di accumulare i fondi in modo alternativo a causa della fitta rete di embarghi che si sono susseguiti degli anni ha spinto Kim a cercare metodi nascosti agli occhi degli osservatori. Almeno sino ai giorni scorsi, quando la notizia della conferenza ha messo in allarme i massimi uffici di New York.
La riunione che, salvo cambiamenti, si svolgerà nel mese di febbraio non è però la prima che viene organizzata dalla Corea del Nord. Lo scorso anno ad un evento simile avevano preso parte oltre 80 organizzazioni interessate, come riferito da fonti vicine al governo di Pyongyang. In quell’occasione, l’accusa di violazione dei trattati internazionali relativi all’embargo verso il Paese ha raggiunto un cittadino americano che aveva partecipato alla conferenza. Chiaro monito da parte di Washington di come ogni sostegno all’economia della Corea è da considerarsi una mossa ostile al governo degli Stati Uniti ed alla stabilità mondiale.
Nonostante non ci sia nulla di illegale a livello di diritto internazionale nella semplice partecipazione alla conferenza, le chiare allusioni a tentativi di elusione degli embarghi è stato sufficiente a mettere in allerta le Nazioni Unite. Soprattutto, considerando come il finanziamento che otterrebbe Pyongyang sarebbe diretto allo sviluppo dei suoi programmi militari, poiché tale finalità è de facto vietata dalle regole internazionali che regolamentano i rapporti commerciali e lavorativi con il Paese.
Sebbene il monito sia stato già diramato, la risoluzione sarà presentata nei prossimi giorni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per l’approvazione finale. Tuttavia, la possibilità che ci sia un veto nei confronti della decisione è assai remota, considerando anche il numero di attacchi informatici nei confronti delle criptovalute messi in atto dal Paese.