In Bolivia non si comincia a lavorare in miniera se prima non si è pregato “El Diablo”, un vero e proprio diavolo considerato il protettore dei minatori. Anche perché è difficile pensare di appellarsi ad un santo diverso da questo in un luogo così aspro come una miniera boliviana. Dove a lavorare sottoterra ci sono tantissimi ragazzini, sfruttati al limite delle loro possibilità per arricchire quelle multinazionali che dell’estrazione mineraria in America latina sono padrone. Del resto basta guardare alla storia. L’intero continente a partire dai conquistadores spagnoli e dai colonizzatori portoghese è stato saccheggiato in lungo e largo, depredato delle sue ricchezze che ancora oggi altri continuano a sfruttare. Che sia rame, ferro od oro poco importa. Quello che conta è il profitto, quasi sempre a discapito dell’impatto ambientale e della qualità della vita degli abitanti locali. Da qui tutto un proliferare di attività spesso ai margini della legalità. L’attività mineraria illegale è diventata così un corollario di tutto il continente latinoamericano. In particolare la corsa all’oro sembra essere tornata di moda e in Paesi come Perù e Colombia, secondo l’ultimo rapporto de The Global initiative against transnational organized crime, avrebbe superato per indotto il pur fiorente mercato della cocaina.Basti pensare che circa l’80 per cento dell’oro utilizzato per la gioielleria europea arriva proprio dalle miniere spesso illegali del Perù che fruttano qualcosa come due miliardi e 500 milioni di euro alla criminalità organizzata mentre il business di quelle delle Colombia si aggira sui due miliardi.Cifre da capogiro che hanno come contropartita un inquinamento senza precedenti. Il mercurio usato per estrarre l’oro dai fiumi si è disastrosamente infiltrato nell’ambiente avvelenando pesci e contaminando persone. La regione amazzonica peruviana di Madre de Dios è diventata in questo senso un simbolo in negativo, tanto che il governo ha dichiarato qualche mese fa l’emergenza nazionale per l’ennesima volta.“Il mercurio è una sostanza bioaccumulabile che può generare effetti a lungo termine”, spiega in conferenza stampa il ministro peruviano dell’Ambiente Manuel Pulgar-Vidal, “e tutti sappiamo che il maggior effetto del mercurio nel corpo umano sono i disturbi neurologici e l’insufficienza renale”.Un prezzo altissimo che pagano centinaia di minatori con le loro famiglie, con livelli di mercurio nel corpo considerati altamente tossici, come spiega uno di loro con sua moglie: “Qui si soffre per estrarre l’oro. Non è facile. Le persone lavorano nell’attività mineraria perché l’agricoltura non permette neanche di sopravvivere”.“Questa non è una zona agricola. Se pianti banane crescono anche ma poi muoiono. Non è come altre zone agricole”. E la situazione non è migliore in Brasile dove l’estrazione mineraria, soprattutto la corsa all’oro, ad onde cicliche scompare e ricompare nella storia di un Paese grande oltre due volte l’Europa. Recentemente a protestare sono stati gli abitanti di Novas Veredas nello stato di Minas Gerais. L’arsenico usato al posto del mercurio nell’estrazione dell’oro qui sta uccidendo poco a poco i suoi abitanti, nell’indifferenza delle autorità e dei grandi media mainstream.La madre di Lucimar Justo de Lima, una delle vittime, non ha più lacrime per piangere – “ha lasciato due figli piccoli, gemelli” – mentre uno degli abitanti della città, Neuton José da Silva, denuncia l’omertà dei suoi concittadini: “Non si può aprire bocca per parlare. Non si possono fare commenti. Sembra che purtroppo facciano una specie di lavaggio cerebrale persino sui dipendenti”.