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Le monarchie del golfo risultano sempre più attive nel contesto libico. Non è un caso che il faccia a faccia, il primo dopo il vertice di Palermo, tra Al Sarraj ed Haftar si tiene ad Abu Dhabi lo scorso febbraio e che proprio da lì si cerca di portare avanti un difficile riavvicinamento tra le parti. A conferma del nuovo attivismo delle petromonarchie in Libia, vi è anche la visita di queste ore del generale Haftar a Riad.

Haftar ricevuto da Re Salman

Già nei giorni scorsi il sito AddressLibya annuncia la possibilità di una visita dell’uomo forte della Cirenaica in Arabia Saudita. Anche se i Saud ufficialmente mantengono un profilo basso sul dossier libico, in realtà i contatti tra Haftar e Riad appaiono molto forti ed importanti. In primo luogo perché il generale è appartenente alla confraternita madkhalita, un ramo del sunnismo originato proprio in Arabia Saudita e diffusosi in Libia quando l’ex rais Gheddafi vede in questa setta un antidoto alla Fratellanza Musulmana. In secondo luogo, i sauditi non hanno certo intenzione di rimanere neutrali in uno scenario delicato e strategico, quale quello libico.

Il volo che da Bengasi porta per poche ore Haftar a Riad arriva forse inatteso, ma non è affatto una sorpresa. A Riad, come riporta AgenziaNova, l’aspirante comandante dell’esercito libico tiene un incontro con Re Salman. Non certo un bilaterale di poco conto: raramente il sovrano, che negli anni dona al figlio Mohammad Bin Salman di fatto la gestione del paese e la cura dei rapporti internazionali, riceve autorità straniere o presenzia ad incontri internazionali. Una delle poche volte in questi anni accade quando Re Salman va al Cremlino direttamente da Putin ed a Gedda, quando l’anziano regnante assiste a settembre alla firma dell’accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea.

In un comunicato dall’agenzia Spa, l’agenzia ufficiale del governo saudita, si parla di un incontro cordiale dove ad Haftar viene ribadito, da parte di Re Salman, il sostegno ad un futuro di “pace e sicurezza in Libia”.

Lo scontro tra petromonarchie sullo sfondo

Ma c’è anche un altro motivo per il quale i sauditi si rendono particolarmente attivi in Libia e, in particolare, nell’appoggio offerto a Khalifa Haftar. Dopo il vertice di Abu Dhabi, si registra un certo aumento dell’attivismo sul dossier libico da parte del Qatar. Lo stesso Al Sarraj, premier più volte accusato di essere “in odore” di fratellanza musulmana o comunque appoggiato da gruppi legati all’Islam politico, si reca a Doha dagli Al Thani dopo la stretta di mano con Haftar. Stesso discorso vale per il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled Al Meshri. La diplomazia del piccolo emirato appare preoccupata di un ridimensionamento del proprio ruolo in Libia, a sua volta affidato alla galassia dei Fratelli Musulmani presenti nel paese nordafricano.

Il Qatar, assieme alla Turchia, è primo finanziatore dei Fratelli Musulmani in tutto il mondo arabo. E la propria influenza in Libia passa proprio dal rafforzamento della fratellanza, messa però in discussione soprattutto dopo il vertice di Palermo. Da qui le mosse di Doha che prova ad evitare il ridimensionamento dei propri attori e le successive contromosse saudite. Un confronto a distanza, quello tra gli Al Thani ed i Saud, che dunque potrebbe ripetersi anche in Libia. Le due casate che rappresentano i due rispettivi paesi sono in contrasto dal giugno 2017, da quando cioè l’Arabia Saudita mette in piedi un pesante embargo contro il Qatar, adesso si contendono anche il futuro della Libia. E se Doha aumenta il proprio sostegno alla fratellanza musulmana, allora da Riad si risponde rinsaldando i legami con Haftar.

Quest’ultimo, alla luce degli intrecci e degli incroci insiti sul terreno di scontro tra le due petromonarchie, diventa a questo punto sempre più quasi un “alleato naturale” dello monarchia saudita.





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