Le lacrime di coccodrillo di von der Leyen

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L’Unione europea cambia idea, recita una sorta di mea culpa e ora dice di essere è pronta ad aiutare l’Italia. A leggere la lettera di autocritica pubblicata da Ursula von der Leyen sul quotidiano La Repubblica a nome dell’intera Ue, sembrerebbe che dai piani alti di Bruxelles abbiano finalmente capito l’entità dell’emergenza economica in corso. Eppure la sensazione è che qualcuno stia piangendo lacrime di coccodrillo, fingendo di provare compassione quando in realtà è più disinteressato che mai.

Il presidente della Commissione europea, dopo settimane passate a fare spallucce di fronte a ogni concreta proposta d’aiuto partorita dal fronte degli anti rigoristi, di cui fa parte anche l’Italia, adesso si scusa apertamente con tutto il popolo italiano. E lo fa con parole calibrate alla perfezione, così da indurre i lettori a credere in un cambio di rotta dell’attuale mamma Europa: “Scusateci, ora la Ue è con voi”. “Ora”, è bene ricordarlo, significa che fino a ieri, ovvero quando il nuovo coronavirus costringeva un disperato governo italiano a varare le prime misure anti Covid-19, l’Europa non era assolutamente “al fianco dell’Italia”.

La lettera di von der Leyen

“Oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia – scrive von der Leyen – Purtroppo non è stato sempre così. Bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria”. L’introduzione sembra promettere bene. Il problema è che nel discorso immediatamente successivo il presidente della Commissione cerca subito di tirarsi fuori, puntando il dito contro un “loro” immaginario. Come dire: l’Europa ha sbagliato, ma io non ero d’accordo.

Il problema è che in quel “loro” c’era – e continua a esserci – anche la stessa von der Leyen. “Non si rendevano conto – prova a giustificarsi la tedesca – che possiamo sconfiggere questa pandemia solo insieme, come Unione. È stato un comportamento dannoso e che poteva essere evitato”. Seguono i complimenti per i provvedimenti varati dall’Italia e un parallelo tra il distanziamento sociale tra gli individui, pratica buona e giusta per frenare la diffusione del virus, e quello tra le nazioni europee che “al contrario mette tutti in pericolo”.

Lacrime di coccodrillo

In ogni caso, la notizia è che dopo settimane di silenzio assordante, alternato a mezze prese di giro, l’Europa “vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione”. Proclami al vento? Assolutamente no, sottolinea von der Leyen. Che mette le mani avanti e spiega come “l’Unione stanzierà fino a cento miliardi di euro in favore dei paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto”.

Riguardo l’Italia, il nostro è “il Paese colpito più duramente”, che è diventato anche “la più grande fonte di ispirazione per noi tutti”. Von der Leyen rievoca quindi la lunga marcia italiana nella lotta contro il Covid-19, soffermandosi su alcuni particolari: “Migliaia di italiani, personale medico e volontari, hanno risposto alla chiamata del governo e sono accorsi ad aiutare le regioni più colpite. Le industrie della moda ora confezionano mascherine protettive, i produttori di amaro imbottigliano disinfettante per mani”. E ancora: “Gli italiani stanno dimostrando la loro solidarietà reciproca nella quotidianità con migliaia di piccoli gesti allo stesso tempo discreti ed eroici”.

Una domanda sorge spontanea: l’Ue dov’era quando l’Italia aveva bisogno di mascherine protettive e di disinfettante per le mani? Perché Bruxelles si è svegliata soltanto adesso, quando i decessi sul territorio italiano a causa del nuovo coronavirus hanno sfondato la soglia delle 13mila unità?

Dulcis in fundo, non poteva mancare un elogio, seppur velato, alla Germania, unica nazione capace di influenzare davvero le decisioni dell’Ue. “Questo – conclude von der Leyen, riferendosi al citato stanziamento dei cento miliardi di euro – sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri, dimostrando così la vera solidarietà europea”.