Sono passati esattamente 19 anni da quando i soldati americani hanno messo piede in Afghanistan nell’ambito della guerra al terrorismo promossa dall’allora presidente George W. Bush. Dopo quasi un ventennio, le truppe statunitensi sono pronte a ritirarsi dal Paese asiatico lasciando però il futuro dell’Afghanistan nelle mani dei talebani, quegli stessi combattenti considerati dagli Usa dei terroristi e contro cui gli americani hanno tanto a lungo combattuto.

Nella guerra in Afghanistan gli Usa hanno perso 2.400 soldati e speso circa 975 miliardi di dollari, mentre sono quasi 40 mila i civili rimasti uccisi negli scontri e 38 mila le forze di difesa afghane cadute negli ultimi 19 anni. I numeri tra l’altro sono destinati ad aumentare, almeno sul fronte afghano: nonostante i colloqui di pace e un primo accordo con gli Stati Uniti per il ritiro delle truppe, le violenze nel Paese non si sono ancora fermate. Solo a inizio settimana un’autobomba è esplosa nell’est dell’Afghanistan al passaggio di un convoglio governativo, uccidendo otto persone e ferendone altre trenta.

L’avvio dei colloqui intra-afghani avrebbe dovuto portare alla sospensione delle ostilità, ma il processo negoziale è nuovamente in stallo e questa situazione, oltre a danneggiare la popolazione civile, potrebbe costringere la Casa Bianca a rivedere il piano di ritiro delle truppe americane dal Paese.

I colloqui di pace e le elezioni Usa

Il Consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, nel presentare le prossime mosse americane in Afghanistan ha annunciato nuovi dettagli sulle tappe del ritiro dei soldati ancora presenti nel Paese. Maggio del 2021 è la data entro la quale gli ultimi militari statunitensi dovrebbero lasciare l’Afghanistan, ma un’ulteriore riduzione delle truppe è prevista già a novembre di quest’anno e all’inizio del prossimo. Nello specifico, l’obiettivo è quello di portare sotto le 5 mila unità il personale ancora presente in Afghanistan entro la fine dell’anno, possibilmente prima delle elezioni presidenziali che si terranno a novembre. Entro i primi mesi del 2021, ha specificato O’Brien, l’intenzione è quella di avere in Afghanistan solo 2.500 soldati, che saranno riportati a casa nei successivi cinque mesi. Arriviamo così a maggio 2021, ufficialmente la data del ritiro definitivo delle truppe statunitensi dal Paese asiatico.

Secondo l’accordo raggiunto tra Usa e talebani, la fine della presenza americana in Afghanistan dovrebbe coincidere con la presa in carico da parte di questi ultimi delle operazioni contro il terrorismo nel Paese. I talebani si sono infatti impegnati a non ospitare sul territorio afghano gruppi terroristici o estremisti, per evitare che il Paese diventi luogo di ritrovo e addestramento di forze che potrebbero poi minacciare la sicurezza dell’Occidente.

Il mancato raggiungimento di un cessate il fuoco tra i talebani e la controparte governativa rischia però di rovinare i piani americani e di ritardare il ritiro di ulteriori truppe entro novembre o la fine dell’anno. I colloqui sono ancora fermi a causa delle divergenze tra le parti e lo stesso presidente Ashraf Ghani si è recato in Qatar per conferire con i suoi delegati nel tentativo di sbloccare l’ennesima impasse. Uno dei punti su cui il Governo di Kabul insiste è la sospensione delle ostilità, ma i talebani sono restii ad accettare questo compromesso iniziale. Intanto l’instabilità prolungata sul piano politico e della sicurezza sta favorendo l’Isis, la cui presenza sempre maggiore rappresenta un problema tanto per il ritiro americano, quanto per la lotta al terrorismo nel Paese.

A pesare sul piano dell’Amministrazione Trump sono anche le elezioni presidenziali di novembre. Una vittoria di Joe Biden porterebbe infatti ad una revisione del ritiro delle truppe dal Paese asiatico: il candidato dem vuole dispiegare 1.500-2.000 soldati tra Afghanistan e Iraq per portare avanti operazioni di anti-terrorismo, evitando un definitivo allontanamento degli Usa dall’area. Non è ancora chiaro quanti militari verrebbero destinati al primo Paese e quante al secondo, ma si tratta comunque di una visione ben diversa rispetto a quella del presidente uscente, che vorrebbe un ritiro totale degli Stati Uniti da entrambi i teatri. Il futuro dei colloqui di pace intra-afghani e il risultato delle elezioni di novembre saranno decisivi per i soldati americani ancora presenti in Medio Oriente e Asia.

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