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Dopo un lungo dibattito, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro (M5S) ha annunciato l’intenzione del governo Conte l’intenzione di ampliare il raggio d’azione del “golden power”, il sistema di poteri speciale che dà all’esecutivo una capacità d’azione sugli investimenti stranieri in settori ritenuti strategici, garantendo in ultima istanza la facoltà di censurarli.

Introdotto nel 2012 dal governo Monti e successivamente ritoccato dagli esecutivi che si sono avvicendati a Palazzo Chigi, il golden power è stato un importante esempio di strumento politico e normativo su cui la classe dirigente italiana è riuscita a lavorare in maniera coordinata e con unità d’intenti. La percezione di una maggiore aggressività della competizione globale, la necessità di tutelare i “campioni nazionali” e i player più dinamici del mercato dal rischio di scalate straniere e un’idea facilmente intuibile di quali siano gli interessi economici cruciali da tutelare hanno guidato un percorso di riforma prossimo ad avere un nuovo sviluppo a causa della crisi sanitaria ed economica da coronavirus.

La nuova proposta, messa in campo dal Ministero dello Sviluppo Economico di Stefano Patuanelli, estende il golden power su tre direttrici.

In primo luogo, infatti, esso diventa applicabile anche ai Paesi dell’Unione Europea. Si percepisce in questo contesto il coordinamento tra governo, Consob e Copasir. Il comitato sui servizi segreti guidato dal leghista Raffaele Volpi e coordinato da Adolfo Urso di Fratelli d’Italia ha agito con unità d’intenti e in continuità con la prima fase della legislatura, quando a guidarlo era l’attuale ministro della Difesa Lorenzo Guerini, mettendo di recente nel mirino la Francia e i suoi appetiti sulla Borsa italiana, inclusa la stessa società che controlla Piazza Affari. Gli appetiti di Parigi spaventano notevolmente Roma, conscia che per la maggior rilevanza del suo capitalismo politico la Francia può con facilità puntare a un’espansione strategica Oltralpe.

In secondo luogo, il governo è pronto ad ampliare il raggio dei settori di competenza dei poteri d’urgenza a ambiti come l’alimentare, il finanziario, l’assicurativo e il sanitario. Dalla “guerra” per la costruzione e l’acquisto di presidi sanitari alle fibrillazioni sui mercati alimentari è cresciuta la consapevolezza che la tutela dell’interesse nazionale italiano, in questa fase, passino anche dalla difesa della salute e dell’approvvigionamento di cibo nel Paese.

In terzo luogo, secondo quanto annunciato, il nuovo potere speciale potrà applicarsi anche qualora, tramite gli strumenti di intelligence economica, il governo venga a conoscenza di operazioni in settori non soggetti all’obbligo di notifica in caso di investimento straniero ma ritenuti di primaria importanza per la sicurezza pubblica. Un esperto di diritto amministrativo come Giulio Napolitano aveva recentemente perorato, su un articolo per Il Foglio, la messa in atto di tale disciplina, mutata dall’ordinamento statunitense, che può avvalersi di una struttura burocratica come il Cfius (Committee on Foreign Investments on the United States) per setacciare possibili rischi alla sicurezza nazionale.

La strategia della protezione a cerchi concentrici del sistema Paese, con un grado di dettaglio crescente a partire dalla Consob (che vietando la vendita allo scoperto in Borsa protegge dalle speculazioni), per poi passare al Copasir (che indaga su possibili mosse ostili verso il Paese) e al governo (dotato dei poteri per rendere operativa la difesa degli asset strategici) e la moral suasion del Quirinale sta definendosi come la strategia preferita dalla politica italiana in questa fase. A cui Roma dovrà far seguire un aumento delle capacità operative per gestire concretamente i nuovi strumenti: dal Dis in giù, l’apparato di sicurezza del Paese è pronto per essere messo in moto.

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