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Il National Security Strategy è un documento pubblicato a cadenza periodica dall’amministrazione americana per indicare le linee guida per la politica di sicurezza nazionale che intende adottare nel prossimo futuro. Nel documento pubblicato in questi giorni dall’amministrazione di Donald Trump, c’è molto dell’ “America first” voluto dal nuovo presidente, e la sua visione sull’Europa non fa eccezione, dimostrando come il presunto isolazionismo americana dell’era trumpiana sia in realtà qualcosa di molto più profondo e perfettamente in linea con la strategia americana di lungo termine. Il Vecchio Continente non è assolutamente lasciato a se stesso, come si poteva credere all’inizio del mandato di The Donald. Al contrario l’Europa è di fondamentale importanza per la strategia Usa, che reputa l’Unione europea, il Regno Unito e la Nato nel suo complesso come pilastri politici su cui fondare la propria politica di superpotenza.

Nel documento citato, per l’Europa si parla, come per altre regioni del mondo, di minacce di progetti. Le minacce nel presente e nel futuro sono in particolare due: Russia e Cina. A questi si aggiunge il terrorismo islamico ma senza particolare enfasi. Per quanto concerne la Russia, nonostante l’avvicinamento fra Putin e Trump, quello che si evince dal National Security Strategy è che Mosca sia al centro dei timori americani per quanto concerne l’Europa, tanto è vero che si legge quanto segue: “Sebbene la minaccia del comunismo sovietico sia sparita, nuove minacce mettono alla prova la nostra volontà. La Russia sta usando misure sovversive per indebolire la credibilità dell’impegno americano nei confronti dell’Europa, minare l’unità transatlantica e indebolire le istituzioni e i governi europei. Con le sue invasioni della Georgia e dell’Ucraina, la Russia ha dimostrato la sua volontà di violare la sovranità degli Stati della regione. La Russia continua a intimidire i suoi vicini con comportamenti minacciosi, come il nucleare e lo schieramento di abilità offensive”. Insomma, il quadro di presentazione che gli Stati Uniti danno della presenza russa in Europa non è certamente quella improntata alla cooperazione, anzi, semmai all’ostilità neanche troppo velata. Tanto è vero che subito dopo, fra gli obiettivi politici, si afferma che “gli Stati Uniti e l’Europa lavoreranno insieme per contrastare la sovversione e l’aggressione della Russia”. Russia che è oggetto anche di un obiettivo più prettamente economico, che è quello di aiutare l’Europa a diversificare l’approvvigionamento energetico: ovvero evitare che l’Europa continentale dipenda dal gas russo. E infatti Trump da tempo ha deciso di investire le proprie risorse nell’aprire l’Europa (soprattutto orientale) al Gnl americano. Obiettivo difficile ma non inverosimile. E, nello stesso, tempo, gli Usa sostengono la creazione dei gasdotti dal Mar mediterraneo orientale verso l’Europa.

Ma non c’è solo la Russia come problema principale degli Usa per quanto riguarda l’Europa del futuro. Anche la Cina, pur se citata in maniera inferiore rispetto alla Russia, viene indicata quale rivale da contenere nella sua influenza europea. C’è una percezione evidentemente diversa rispetto alla Russia, in quanto ci si sofferma più sulle capacità cinesi di infiltrarsi nel panorama economico europeo più che in quello politico e militare. Nel documento, per ciò che riguarda Europa e Cina, si dice che “la Cina sta guadagnando una posizione strategica in Europa espandendo le sue pratiche commerciali sleali e investendo in settori chiave, tecnologie sensibili e infrastrutture”. E, proprio per contrastare quest’avanzata cinese, gli Stati Uniti della nuova amministrazione Trump intendono costruire una rete d’interessi. “Collaboreremo con i nostri partner per contrastare il commercio sleale e le pratiche economiche della Cina – si legge nel documento – e limitare la sua acquisizione di tecnologie sensibili”.

Gli obiettivi militari degli Stati Uniti per quanto riguarda l’Europa sono presto detti. Il primo obiettivo è di natura economica e Donald Trump non ne ha mai fatto mistero: l’appartenenza alla Nato deve diventare un costo maggiore per tutti gli Stati membri. “Ci aspettiamo che i nostri alleati europei aumentino la spesa per la difesa al 2% del prodotto interno lordo entro il 2024, con il 20% di questa spesa destinata ad aumentare le capacità militari”. Questo l’auspicio dell’amministrazione americana per l’Alleanza atlantica. Ma oltre all’obiettivo economico, ce n’è uno di carattere eminentemente militare: l’aumento della deterrenza missilistica. “Sul fronte orientale della Nato – si legge – continueremo a rafforzare la deterrenza e la difesa e catalizzeremo gli alleati in prima linea e gli sforzi dei partner per difendersi meglio”. In sostanza l’obiettivo resta la Russia. Ma non è l’unica minaccia definita dall’amministrazione americana, che inserisce anche l’Iran nei rischi per la sicurezza europea. “Collaboreremo con la Nato per migliorare le sue capacità integrate di difesa aerea e missilistica per contrastare le minacce di missili balistici e da crociera già esistenti e previsti, in particolare dall’Iran”.

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