Politica /

Il nuovo governo italiano si presenta di fronte al mondo con una doppia faccia che scaturisce dalla doppia anima dell’esecutivo. Da una parte il Movimento Cinque Stelle, che ha mostrato in questi anni (e in questi mesi di governo) di avere una visione non particolarmente netta  della politica estera. Dall’altra parte il Partito democratico, che invece ha ben chiare le strategie da seguire nel mondo e i cui alleati sono ben noti.

Da queste premesse, è difficile capire come possa muoversi l’Italia del governo giallo-rosso ma si possono intuire alcune prime avvisaglie di quelle che potrebbero essere le dinamiche esterne. Innanzitutto partendo dagli sponsor di questo governo. E premettendo che gli interessi nazionali travalicano (di gran lunga) i partiti che siedono a Palazzo Chigi.

L’Europa di Macron e Merkel

Il Conte-bis, o meglio, la maggioranza composta da Pd e Cinque Stelle, piace in primis all’Unione europea. Per Ursula von der Leyen si tratta, nel contesto italiano, della declinazione del voto che l’ha portata alla nomina di presidente della futura Commissione. La coalizione “Ursula”, con l’esclusione dei popolari, si è applicata anche a Roma. E per l’Europa significa avere la garanzia che l’Italia, il Paese considerato più a rischio per la stabilità dell’Ue, sia adesso perfettamente in linea con quanto espresso da Bruxelles. Un sostegno europeo mostrato non solo dai vari appoggi da parte dei vertici dell’Unione sia vecchi che nuovi, ma anche da parte dei mercati, che da quando si è cominciato a parlare di un possibile esecutivo composto da dem e pentastellati hanno brindato facendo calare lo spread e mostrando grandi aperture di credito nei confronti di un Conte-bis.

Unione europea ma non solo, in Europa sono in molti a volere un governo a guida Conte e sostenuto dai democratici. Angela Merkel ha fatto capire in maniera netta (anche con il retroscena di una telefonata a un alto esponente del Pd) di volere un governo di matrice progressista, legato all’Ue a trazione franco-tedesca e soprattutto garante della stabilità dei mercati. Gli interessi tedeschi in Italia sono troppo forti per permettere che Berlino accetti scossoni. E il fatto che la Merkel abbia dato il pieno appoggio a una soluzione Conte-bis con il Pd indica chiaramente che l’Ue non si metterà di traverso, almeno per ora, al nuovo Palazzo Chigi.

Stesso discorso vale per la Francia. Emmanuel Macron ha premuto affinché in Italia venisse escluso Matteo Salvini, fin troppo avverso all’Eliseo e legato a doppio filo alla sua opposizione interna fatta da Front National e Marine Le Pen. Ben diverso il discorso con i Cinque Stelle che, dopo un breve e poco intenso innamoramento con i gilet gialli, hanno già fatto capire di non avere interesse a cavalcare ulteriori movimenti di protesta. Prova ne è che qualcuno parla addirittura di un ingresso dei pentastellati nell’eurogruppo del presidente francese. Quel “masi dire mai” di Ignazio Corrao è già qualcosa di molto significativo. E il fatto che Macron si sia augurato apertamente che la Lega di Salvini non facesse parte del nuovo eventuale governo italiano è stato un messaggio chiarissimo. Nitido come il fatto che il Partito democratico abbia sempre rappresentato il ponte politico e ideologico tra Parigi e Roma in questi mesi di governo gialloverde. Idem il presidente della Repubblica, interlocutore privilegiato dal capo dell’Eliseo.

Il nodo Trump

Per quanto riguarda l’altra sponda dell’Atlantico, l’attuale governo non gode, come quello precedente, della massima fiducia dell’amministrazione Trump. Ma ne gode Conte, che il presidente degli Stati Uniti considera garante della politica estera delineata in questi mesi da Lega e 5S. Il presidente del Consiglio ha confermato le aperture alla Russia che piacciono al capo della Casa Bianca e non ha mai negato di avere una visione estremamente accondiscendente verso la Nato e la strategia usa nel bacino euro-mediterraneo. L’endorsement di Donald Trump verso Conte, nell’ormai famoso tweet verso “Giuseppi”, è stato un messaggio chiarissimo. Il premier gode della massima fiducia del leader Usa anche (e soprattutto) dopo il G7 di Biarritz. E questo vale anche se il Pd non ha certo legami positivi con l’attuale governo americano. Il centrosinistra italiano ha costruito con i dem americani un rapporto privilegiato, tra cene e contatti con le ambasciate e non ne ha mai fatto mistero.

Ma in questa fase di cambiamento anche della posizione di Trump verso l’Ue (e verso Macron), il Pd potrebbe scegliere una via molto più soft. E del resto ci sono parecchi problemi che l’Italia deve risolvere con gli Usa. C’è la questione Cina, c’è il problema degli F-35, c’è l’impegno nella Nato, c’è la questione “trivelle”, c’è il gas (dal Tap all’impegno East-Med). Ma attenzione a definire Trump un alleato del governo giallo-rosso: vuole un’Italia stabile e Conte premier, ma questo non indica un grande asse col Pd. La sponsorizzazione resta finché ci sarà un accordo e finché Roma farà ciò che Washington chiede. come il decreto sul Golden Power.

Putin guardingo

C’è poi il nodo Russia. Vladimir Putin non ha mai negato di avere un certo rapporto privilegiato con l’Italia dovuto in particolare ai grandi contratti energetici. E di fatto Putin è garantito anche in questa nuova compagine governativa. Romano Prodi, sponsor ufficiale del nuovo esecutivo ha da sempre ottimi rapporti con Mosca. E il fatto che vi sia Conte premier e Di Maio ministro degli Esteri non può che far piacere al Cremlino, che sa di avere due uomini al governo che conosce e partiti che sanno di non poter fare a meno della Federazione. Ma la domanda è sempre la stessa: saranno fedeli alla linea di Bruxelles sulle sanzioni o apriranno come ha fatto Macron nelle ultime settimane?

La Cina: uno sponsor nell’ombra?

Dall’altra parte c’è la Cina. Pechino è vista da molti come un grande manovratore (dietro le quinte) di questo governo. Vero o falso che sia, è certo che alla Cina quest’alleanza piaccia, almeno nei propositi. La Lega aveva avversato la Via della Seta per i richiami dell’amministrazione americana, che aveva fatto capire tramite Cia, Nato e Pentagono di non volere i cinesi dentro le infrastrutture strategiche italiane. Invece, il Movimento Cinque Stelle – e in primis Di Maio e Conte – avevano fatto il contrario firmando il Memorandum per il grande piano cinese. Un piano voluto fortemente da Xi Jinping ma che ha visto l’Italia farne l’ingresso soprattutto grazie al Partito democratico. I governi a guida Pd hanno portato l’Italia nel sistema della Via della Seta. E anche in questo caso, c’è un Prodi che aleggia.

Apprezzato da Pechino, che da sempre punta al Professore come garante dell’asse italo-cinese, c’è chi parla di lui come prossimo presidente della Repubblica. C’è una scadenza: il 2022. E questa legislatura potrebbe durare fino a quella data per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. È molto presto per parlarne, ma in caso di Prodi scelto come presidente sarebbe la riunificazione dei puntini: europeismo, apertura alla Russia, legame con la Cina. E Paolo Gentiloni commissario europeo è un altro fondamentale tassello: è stato lui, ricevuto con tutti gli onori in Cina, ad aprire le porte di Roma alla via della Seta. Anche se le prime mosse del governo, in questo senso, sono molto più aperte all’Atlantico. L’approvazione del Golden Power è stato un messaggio chiarissimo in risposta a Trump e contro i colossi cinesi.

Appesi a un filo

Se questi sono gli sponsor, gli avversari, di fatto, potrebbero essere ben diversi. Ma tutto dipenderà dalle mosse che faranno i pentastellati e i democratici. C’è un governo che deve insediarsi e che per ora non ha ricevuto che endorsement. Ma nell’ombra si profila già lo scontro globale. Trump ha dato l’ok al Conte-bis. Ma darà ancora il suo placet quando il Pd e i Cinque Stelle confermeranno l’Italia nella Via della Seta con la Cina che ha detto di essere pronta a migliorare i rapporti bilaterali? La Russia ha dato l’ok al Conte-bis sulla base dei rapporti di lunga data con entrambi i partiti. Ma piacerà quando la parte più europeista e mainstream democratica confermerà la sua essenza anti-Putin sulla questione ucraina, diritti e sanzioni? L’Europa ha dato l’ok a questo governo giallo.rosso, ma cosa accadrà quando i Cinque Stelle si dovranno per forza di cosa confrontare con una base euroscettica che chiederà di più? Per ora il programma è vago. Ma saranno i fatti a decidere chi saranno gli avversari di questo governo, così come la gestione del presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. E c’è da scommettere che anche su sul suo successore si deciderà il futuro di questo esecutivo e delle potenze che lo sponsorizzano. Appesi al filo di quando qualcuno deciderà di staccare la spina.