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Il dibattito sulla presenza delle fregate “Fasan” e “Alpino” a sostegno della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza si è intensificato nel tempo, sollevando questioni di grande rilevanza strategica e diplomatica. La Marina militare italiana, pur non essendo direttamente coinvolta nella manifestazione civile umanitaria, è intervenuta in seguito a un attacco deliberato con droni, evidenziando aspetti operativi di notevole interesse che meritano un’analisi approfondita.

L’Italia, insieme alla Spagna, ha espresso ferma condanna per l’attacco subito dal convoglio e ha autorizzato l’intervento navale per garantire la sicurezza della missione civile e la salvaguardia della vita umana in mare delle persone coinvolte in caso di incidenti. Questa decisione si inserisce nel più ampio quadro della missione Mediterraneo Sicuro, dimostrando la capacità di risposta immediata delle forze armate italiane.

La posizione del Governo italiano

Nell’informativa alla Camera, il ministro Crosetto ha annunciato l’invio della fregata “Alpino” ad affiancare il “Fasan” (e poi sostituire il Fasan) per proteggere il convoglio umanitario. Tuttavia, ha chiarito l’impossibilità di garantire sicurezza nelle acque israeliane, proponendo il coinvolgimento della Conferenza episcopale per facilitare l’arrivo dei viveri alla popolazione civile. L’informativa ha collegato le urgenze umanitarie con l’impegno italiano nella protezione dei cittadini, pur nei limiti delle responsabilità territoriali.

Secondo l’autorevole amico e collega ammiraglio Fabio Caffio, l’invio della nave Fasan rappresenta una misura preventiva legittima secondo il diritto internazionale. Non si tratta di un’azione offensiva, ma dell’esercizio del diritto di ogni Paese di tutelare i propri cittadini all’estero. La decisione italiana appare corretta: le autorità israeliane sono state preventivamente informate e la Commissione UE ha sostenuto il rispetto della libertà di navigazione e assemblea, condannando gli eventuali attacchi con droni contro la flotilla umanitaria.

Aspetti operativi e strategici

Un elemento cruciale da sottolineare è che la missione non rappresenta un’iniziativa improvvisata che ha richiesto autorizzazioni o finanziamenti ad hoc. Le navi della marina erano già operative nell’ambito dell’operazione Mediterraneo Sicuro, e l’immediatezza della risposta alla decisione del ministro Crosetto costituisce un elemento da non trascurare. L’autorizzazione politica si è dimostrata tempestiva, opportuna e certamente efficace, evidenziando una rara sinergia tra politica e forze armate.

Dal punto di vista operativo, la missione navale a sostegno dell’attività civile umanitaria è volta a proteggere le imbarcazioni della flottilla, che rimangono libere di muoversi secondo le proprie intenzioni. L’intera catena di comando (dal Capo di Stato Maggiore al Comandante in capo della Squadra navale e l’ammiraglio che a rotazione svolge il suo ruolo di comando tattico in mare) è composta da professionisti che conoscono e operano al meglio e sono in grado di interpretare le direttive superiori impartite dal Ministro tramite il Capo di Stato Maggiore della Difesa. 

Possiamo ipotizzare che il posizionamento delle unità navali sia tra la direzione di provenienza della minaccia (oriente) e la flotilla. In caso di nuovo lancio di droni contro la missione civile umanitaria, non si esclude che le navi possano essere chiamate ad intervenire in attuazione del principio di autodifesa (anche estesa) secondo i noti criteri di necessità, gradualità, proporzionalità.

Il ruolo di deterrenza

La presenza di due unità navali italiane a difesa del convoglio umanitario costituisce una deterrenza credibile e significativa contro ogni possibile minaccia. Le fregate multiruolo, dotate di sofisticati sistemi di difesa e capacità di risposta rapida, trasmettono un chiaro segnale di fermezza e determinazione politica. La loro visibilità e presenza operativa in acque internazionali rappresentano un deterrente efficace, scoraggiando attacchi o azioni ostili.

L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, intervistato da Open.online, ha sottolineato che la fregata “Fasan” ha un ruolo di deterrenza per dissuadere Israele da ulteriori aggressioni. In caso di attacco reale che metta a serio rischio le navi italiane, l’unità potrebbe intervenire. 

Cooperazione internazionale

La decisione spagnola di affiancare un’unità navale a quelle italiane sottolinea il forte legame diplomatico e intereuropeo che unisce i due Paesi. Entrambi collaboreranno per garantire la sicurezza del convoglio umanitario, proteggendo attivisti e cittadini europei a bordo. Il governo spagnolo, guidato da Pedro Sánchez, ha ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale e ha sostenuto l’invio di una nave militare da Cartagena per supportare la missione.

Questa cooperazione rafforza il ruolo dell’Europa nel promuovere stabilità e sicurezza, rappresentando un chiaro segnale di solidarietà e tutela dei diritti delle persone coinvolte. L’interoperabilità tra le due marine, abituate da anni a lavorare insieme, facilita notevolmente questa collaborazione.

La complessità del blocco israeliano

Un aspetto particolarmente delicato riguarda la posizione di Israele sulle acque antistanti Gaza. Israele ha chiarito di non avere intenzione di permettere alle navi della flottiglia di entrare nelle sue acque territoriali, definendo il blocco navale “legittimo” e necessario per la sicurezza nazionale. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha sottolineato che Israele ha offerto una via legale per scaricare gli aiuti nel porto di Cipro, per poi trasferirli a Gaza, ma la flottiglia ha rifiutato.

La sovranità israeliana sulle acque antistanti Gaza non è però riconosciuta internazionalmente; molte organizzazioni internazionali e governi considerano il blocco israeliano illegale e la Striscia di Gaza un territorio occupato. Questo pone le unità navali italiane nell’impossibilità di agire qualora le navi della flottiglia entrassero nelle acque rivendicate da Israele.

La Farnesina ha sconsigliato la flottiglia dal proseguire, avvertendo che chi dovesse continuare si assumerà piena responsabilità e rischi personali. Questa posizione non è casuale, ma si basa su esperienze precedenti. Nel 2010, una missione simile pianificata da navi turche (Freedom Flotilla) si concluse tragicamente: le forze israeliane intercettarono e abbordarono cinque navi, inclusa la MV Mavi Marmara, dove scoppiarono violenti scontri con diversi morti e feriti turchi. L’incidente deteriorò gravemente i rapporti tra Turchia e Israele.

Conclusioni

La missione delle fregate Virginio Fasan e Alpino appare politicamente e giuridicamente legittima, dimostrando la capacità della Marina italiana di agire con prontezza e determinazione in contesti geopolitici delicati. L’intervento, scaturito da un attacco con droni, ha evidenziato l’efficacia di un’azione preventiva e di deterrenza, con Italia e Spagna che hanno assicurato supporto per la sicurezza del convoglio umanitario.

La Marina Militare italiana ha nuovamente mostrato grande flessibilità e operatività, confermandosi fondamentale nella gestione delle crisi internazionali. La sua capacità di operare ovunque, senza necessità di trattative preventive con stati costieri, la rende uno strumento prezioso per tutelare gli interessi del Paese e garantire la sicurezza dei cittadini italiani all’estero.

Rimane tuttavia la complessità legata al blocco navale israeliano e alle diverse interpretazioni del diritto internazionale, che potrebbero limitare l’azione delle fregate qualora la flottiglia decidesse di proseguire verso le acque rivendicate da Israele. In ogni caso, la missione rappresenta un esempio significativo di come diplomazia, forze armate e cooperazione internazionale possano operare sinergicamente per proteggere i connazionali e sostenere cause umanitarie in scenari complessi.

(Roberto Domini è ammiraglio e presidente del Cesmar-Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima))

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