La sovranità nazionale libica non è in vendita e questo pare essere l’unico punto che mette d’accordo Tripoli e Tobruk. L’Italia, che intende aprire una missione militare solo in un clima di piena legittimità internazionale, aspetta con ansia la nascita del nuovo Governo condiviso ed approvato da tutte le principali fazioni in lotta. La sicurezza regionale del Mediterraneo, nel frattempo, sembra sempre più a rischio con uno Stato Islamico affamato di nuovi seguaci e territori.
La Libia rappresenterebbe, in uno scenario geopolitico complesso, un grosso salto di qualità per il Califfato, uno sbocco privilegiato verso l’Europa che garantirebbe supporto logistico alle cellule dormienti nel vecchio continente.
In assenza di assetti militari ragionevolmente armati ed addestrati è logico supporre che i paesi del Mediterraneo vogliano garantire la propria incolumità con l’apertura di una nuova missione che freni l’avanzata delle bandiere nere.L’esercito libico è insufficiente per farsi carico di un così oneroso compito, le sue condizioni vertono in uno stato di caos che riflette quello del paese.
I due governi – Tripoli e Tobruk – hanno costruito la loro forza militare basandosi su un bacino di milizie che si dividono in centinaia e centinaia di sottogruppi ben armati.Milizie che tendono a non avere un vero capo e che si vendono al miglio offerente in cambio di un sempre maggiore profitto.
È impensabile ottenere un esercito mescolando varie etnie, tribù e schieramenti politici, le lotte intestine rischiano di annientarlo ancora prima di vederlo in azione.
Come se non fosse abbastanza, gli appoggi logistici e militari di paesi terzi, con finalità politiche e dottrinali diametralmente opposte tra loro, alimentano il caos libico.
Nessun gruppo armato ha la reale possibilità, senza un accordo condiviso, di raggiungere quella superiorità per imporsi sugli altri.
Le Brigate del Califfato sono armate ed efficienti, garantiscono standard elevati e non sono divisi da diatribe intestine. I più fortunati ricevono addestramento da veterani della guerriglia afghana ed irachena, impensabile farvi fronte con l’attuale struttura delle forze armate.
L’esercito regolare libico, che risponde al Governo di Tobruk, è una struttura ben armata ma non molto organizzata. La volontà di combattere è sicuramente logorata da numerosi decenni di arruolamenti fantasma e avanzamenti di carriera dettati dal nepotismo dilagante.
Strutturalmente si divide su 35 brigate, alcune stanziali, probabilmente relegate ad un ruolo logistico e di armeria ed alcune definite multiuso. Queste ultime, dovrebbero rappresentare la spina dorsale del nuovo esercito, capace di fronteggiare, soprattutto dottrinalmente la minaccia del radicalismo islamico. Allo stato dell’arte, l’esercito regolare libico è alle prese con un rinnovamento operativo che deve essere accelerato e soprattutto reso fruibile al più presto.
Bisogna fare i conti con la grave mancanza di addestratori e ancora prima di strutture come poligoni e palestre. L’unica cosa che non manca all’esercito libico sono le armi di qualsiasi calibro o provenienza. Dai fucili d’assalto americani alle mitragliatrici russe la potenza di fuoco non è un problema. Quello che è un vero problema è incanalare questo potenziale arsenale nella giusta direzione e l’unico modo per farlo è addestrare le truppe all’utilizzo delle armi in dotazione.
Coloro che aveva le competenze per addestrare i soldati hanno lasciato il paese già nel 2012, ingaggiati da compagnie di sicurezza privata che ora operano in loco.Senza un vero addestramento la potenza di fuoco non ha senso di esistere, quello che potrebbe essere utile è una vera ed incisiva missione di Training e di Sector Security Reform sulla falsa riga di quella somala o irachena.
Il governo di Tobruk può contare anche su una serie di reparti delle forze di sicurezza. L’Unità Anticrimine e la Forza Speciale di Deterrenza contrastano lo spaccio di droga e i traffici illeciti di altra natura, sono dotati di armi leggere e da essi dipendono circa 1500 agenti.
Come si può immaginare in un clima di quasi totale anarchia questi pochi agenti non possono far fronte a tutto il mercato nero che fiorisce in Libia. Molte zone sono inaccessibili perché controllate da miliziani armati e pronti a tutto pur di difendere la loro fonte di sopravvivenza.
Per questo non è molto funzionale parlare di Forze di Polizia libiche, dato che il clima di insicurezza richiede l’uso specifico di personale altamente qualificato, come quello che solo l’esercito può garantire. Di indubbio valore, soprattutto simbolico, è la Guardia per le Strutture Petrolifere, costituita da circa 20mila elementi. Questi dispongono di armi leggere e, in alcuni casi, di pezzi di artiglieria pesante.
Lo scopo è di difendere la mezzaluna petrolifera dal continuo avanzamento dello Stato Islamico ed impedire alle milizie della zona di impossessarsi di giacimenti petroliferi di grande valore economico. In una panoramica più generale possiamo asserire che il governo di Tobruk, regolarmente riconosciuto dalla politica internazionale ha le potenzialità per essere la base di un esercito unito, tuttavia rimane ancorato ad uno stereotipo di organizzazione militare clanico e poco efficiente.
In opposizione all’esercito libico non esiste un vero e proprio ‘esercito di Tripoli’ ma piuttosto una serie di milizie non troppo ben organizzate, fedeli ad un governo che non è quello eletto. Fajr Libia (Alba Libica), la forza armata dei Fratelli Musulmani libici, è dotata di 20.000 elementi e risponde direttamente al governo islamista di Tripoli, guidato dal primo ministro Khalifa Mohamed Ghwail ed espressione del Congresso Generale Nazionale.
Alba Libica combatte contro l’esercito regolare libico e contrasta le offensive dei gruppi affiliati allo Stato Islamico nell’est della Libia. Lo scorso anno è stata annunciata la formazione di una nuova coalizione di milizie armate, formalmente denominata “Fronte della Determinazione” ma riconosciuta comunemente come “Alba Libica 2”. Quest’ultima include alcune milizie di Misurata e parte di quelle tripoline fino a poco tempo fa alleate dell’originaria Alba Libica.
L’aspetto che fa più discutere di queste milizie è la totale mancanza di organizzazione e lealtà. Prima di essere guidate sotto l’egida di Alba Libica questi erano gruppi paramilitari di poco conto, puntavano ad acquisire una sempre maggior ricchezza ostacolando il potere centrale del rais Gheddafi. Oggi, si trovano a dover fronteggiare il governo di Tripoli e in caso le loro richieste non verranno prese seriamente in considerazione si teme un massiccio passaggio tra le file dei gruppi jihadisti di stampo qaedista.
Qualora si dovesse aprire un nuovo teatro operativo privo del consenso dei governi libici, ci potrebbe trovare davanti ad una nuova convergenza di intenti tra Tobruk e Tripoli in chiave anti occidentale. Mossi contro un nemico comune, queste truppe attualmente poco efficienti potrebbero rivelarsi un’antagonista da non sottovalutare.