Grandi manovre geopolitiche agitano le acque delle Filippine. Il presidente Rodrigo Duterte ha deciso di terminare il Visiting Forces Agreement (Vfa), l’accordo militare siglato tra il suo Paese e gli Stati Uniti nel 1999. Mentre vari esponenti di primo piano del governo filippino hanno cercato di dissuadere Duterte, Donald Trump ha accolto la decisione con un’alzata di spalle. Eppure il nuovo scenario rischia di rivelarsi un boomerang tanto per le Filippine quanto per gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda Manila, due sono i rischi da tenere in conto dopo la fine del patto: da una parte il contrasto alle mire espansionistiche della Cina sul Mar Cinese Meridionale; dall’altro la lotta al terrorismo islamico nelle Filippine meridionali. Negli scorsi anni, infatti, il governo locale ha goduto del sostegno militare e logistico degli Usa, sia in chiave anti Pechino che in quella anti islamica.

Scendendo nel dettaglio, la scelta di Duterte potrebbe vanificare il trattato di difesa reciproca – siglato nel ’51, cinque anni dopo che gli Usa avevano riconosciuto l’indipendenza delle Filippine – ma anche la collaborazione militare, che fin qui prevedeva fino a 300 esercitazioni congiunte all’anno. L’azzeramento degli addestramenti tra Filippine e Usa, unito al rischio – neanche tanto remoto – di dover abbandonare una zona di influenza nel sud est asiatico, espone Washington a una minaccia enorme: offrire una prateria a russi e cinesi.

Le conseguenze di una decisione storica

Lo strappo di Duterte è arrivato al termine di settimane di tensioni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione degli Stati Uniti di negare il visto d’ingresso a un alleato politico del presidente filippino, Ronald Dela Rosa, ex capo della Polizia filippina nonché uno degli organizzatori della controversa campagna contro il narcotraffico nel Paese asiatico.

Il Vfa, formato da nove articoli, era un patto bilaterale che aveva garantito agli americani la possibilità di contenere la Cina da un punto privilegiato situato nel Pacifico, nel cuore dell’Asia. Qui Washington aveva un contingente di 250 soldati: un numero basso ma dall’elevato valore strategico.

Il portavoce di Duterte, Salvador Panelo, ha annunciato che il presidente filippino ha ordinato al ministro degli Esteri di notificare formalmente agli Usa l’uscita del Paese dal Vfa: “È tempo di affidarci a noi stessi. Rafforzeremo i nostri apparati di difesa e non dipenderemo da altri”. L’accordo stracciato rappresentava anche la base legale utilizzata dagli Stati Uniti per inviare migliaia di militari in territorio filippino per operazioni di addestramento e assistenza umanitaria.

Washington minimizza, Mosca ne approfitta

Il governo filippino sembra tuttavia essersi spaccato. Non tutti i politici locali, infatti, sono favorevoli alla mossa di Duterte. Alcuni esperti hanno notato il silenzio del segretario della Difesa, Delfin Lorenzana, mentre il segretario degli Esteri, Teodoro Locsin Jr., ha cercato di dissuadere il presidente, sottolineando di fronte al Senato i benefici apportati dall’accordo militare con gli Usa. In ogni caso il ritiro di Manila dal Vfa diventerà effettivo entro 180 giorni.

La risposta di Washington è stata sorprendentemente pacata. Mentre il segretario della Difesa Usa, Mark Esper, si è detto “rammaricato”, Trump ha detto di non essere dispiaciuto. Anzi: la decisione delle Filippine consentirà alla Casa Bianca di risparmiare denaro prezioso sinora destinato alla sicurezza di Paesi terzi. Il rapporto tra The Donald e Duterte è ottimo, ma le parole del presidente Usa sono emblematiche: “Devo dire che non mi è mai importato così tanto, ad essere sincero. Abbiamo aiutato molto le Filippine. Risparmieremmo un sacco di soldi”.

Diversa la reazione della Cina, che dalle colonne del quotidiano Global Times ha esultato per quanto accaduto perché la fine del patto “ostacolerà l’intromissione degli Usa negli affari relativi al Mar Cinese Meridionale”.Nel frattempo, secondo quanto riferisce il South China Morning Post, le Filippine potrebbero raggiungere un accordo con la Russia per ricevere l’addestramento militare delle proprie forze armate. In altre parole, il vuoto degli Stati Uniti potrebbe essere riempito da Cina e Russia.